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Terza guerra mondiale causa il possibile conflitto tra Cina e gli USA?
post pubblicato in politicando, il 19 ottobre 2007
 
Terza guerra mondiale causa il possibile conflitto tra Cina e gli USA?



.....si è per moltissime ragioni, Cina e Russia non vogliono un egemonia americana sul petrolio, del resto la Russia è ritornata ad essere una potenza militare ricattando il pianeta sulle risorse di gas, la Cina ha investito tantissimo sul dollaro e poichè l'economia cinese non è in mano ai privati, per fare crollare l'impero statunitense basta soltanto cambiare valuta vendendo le quote di mercato controllate.
Se gli americani come probabile attaccassero l'iran, innescherebbero un meccanismo perverso per il quale le due situazioni sopra citate verrebbero di colpo a galla, facendo piombare il pianeta in una crisi economico energetica di proporzioni mai viste.
A quel punto la guerra è inevitabile, ora c'è soltanto da stabilire quali siano le alternative in mano a Bush...in ogni caso l'impero statunitense è finito, vedremo se con loro moriranno tanti pochi o tutti.

Vorrei che vi fossero alternative, ma il mercato americano è controllato in maniera spaventosa dai Cinesi e questo molti lo ignorano...


Terza Guerra Mondiale? Bush parla ora a tutti dicendo: "Se volete evitare la terza guerra mondiale...fate quello che vi dico vi convenga fare...." Bush diventa un essere sempre più pericoloso, e le manovre che sta facendo, mi puzzano (ma va...? direte voi) Perchè ha voluto incontrare il dalai lama sapendo che varebbe fatto altamente girare le palle ai cinesi e soprattutto quando dice di volere il loro appoggio? dove vuole arrivare?
E poi, la Turchia!!! Prima si rifiuta di riconoscere il genocidio armeno per leccare un pò il culo ai turchi, e poi li intima di non mandare le truppe in Iraq alla ricerca dei kurdi (e pure la turchia ha degli interessi petroliferi in iraq? è vera questa storia?)... che intenzione ha con la Turchia?

Uno scontro intensissimo per l'accaparrarsi le poche risorse rimaste ( petrolio in primis, ovviamente - quando quelle che ora pigliano in medioriente saranno finite ) - c'è una pozzangera e 25 animali attorno, solo i leoni si abbeverano - si prospetta. I protagonisti dovrebbero essere i quattro giganti del mondo: States, Europa, Cina e Russia ( ma poi diventeranno 5, con l'India ). le provocazioni verso la Cina ci stanno tutte, e lo stesso vale per la Russia. Europa e States vanno d'amore e d'accordo (...) e a questo duo annetterei anche la Turchia ( che gli americani vogliono pressantemente nell'unione europea, perchè è una base portaaerei naturale ).



"Sul nucleare il paese di Ahmadinejad va fermato o si rischia la terza guerra mondiale". Lo ha detto George Bush. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato anche la questione curda manifestando grande preoccupazione per l'operazione militare nel nord dell'Iraq, contro i ribelli del Pkk,
approvata dalla Turchia.
 



Benazir Bhutto rientra in Pakistan: bagno di folla.
18 Ottobre 2007


Tragico bilancio: 100 morti. Due esplosioni a Karachi contro il corteo dell'ex premier tornata dopo otto anni di esilio. Benazir era stata minacciata da gruppi islamici radicali, rimane illesa ma il suo rientro in patria diventa un bagno di sangueDopo otto anni di esilio è rientrata oggi a Karachi l’ex premier Benazir Bhutto. Il volo della Emirates decollato da Dubai, è giunto in Pakistan alle 13.45 ora locale (le 10.45 in Italia).

Numerosissimi i supporter dell’ex premier chel’hanno festeggiata nelle strade della città e imponenti le misure di sicurezza: oltre 2 mila agenti e 2 mila e 500 paramilatari, disposti lungo tutto il percorso. Nei giorni scorsi, infatti, diversi leader talebani e gli stessi qaedisti avevano minacciato di uccidere Benazir Bhutto, qualora fosse rientrata in Pakistan.

Sull’intero panorama politico pakistano aleggia poi l’incognita della riconferma, da parte della Corte Suprema, dell’elezione del generale Musharraf. La Costituzione pakistana non permette infatti a un militare di prendere le redini dello Stato.
Inutile sottolineare come il generale abbia più volte promesso, in passato, di abbandonare l’esercito, senza mai mantenere l’impegno.



Bush usa la minaccia della terza guerra mondiale.


Lo scenario politico internazionale è in forte movimento, le diplomazie anche.
I segnali che giungono da più parti minacciano l'avvicinarsi di pericolose burrasche.
Vale oramai il proverbio che a forza di seminare vento si rischia poi di raccogliere tempesta.
Forte, e pericolosamente minaccioso, l'avvertimento ed il monito lanciato dal Presidente Americano all'Iran ed ai suoi nuovi e vecchi alleati.

Proprio nel momento in cui il presidente Russo Putin sembra lanciare il suo avvertimento agli Stati Uniti e pare farsi garante dell' Iran, secca arriva la risposta di Bush, e tale da non lasciare spazio a dubbi.
"Tutti i paesi del mondo che vogliono evitare una terza guerra mondiale cerchino di fermare l'Iran" .
Poco tempo fa
anche il Ministero degli esteri Francesi aveva minacciato il ricorso alle armi in Iran.
Non è però solo l'Iran la fonte di preoccupazione nell'area medio-orientale, anche se ne è per tanti motivi la principale.
Cresce nell'area
la tensione tra la Siria e Israele mentre la stessa Siria sta cercando, a sua volta e pericolosamente, di dotarsi di armi nucleari.
In Turchia l'elezione di un nuovo Presidente della Repubblica islamico e l'approvazione ora, da parte della Commissione Esteri del Senato americano,
di una mozione che riconosce il carattere di genocidio al massacro degli Armeni da parte dei Turchi negli anni dal 1916 al 1918 , ha aperto un pericoloso contenzioso tra i due Paesi.
Nonostante le dichiarazioni Americane, il parlamento Turco ha votato quasi all'unanimità la
mozione che autorizza il suo esercito ad invadere i confini Iracheni per combattere i guerriglieri kurdi .
Mentre la Cina può permettersi il lusso, dopo essersi assicurata le fonti energetiche della Birmania, di alzare i toni e la voce, il mondo Occidentale e gli Stati Uniti vedono pericolosamente in fermento la zona strategica del medio Oriente.
Il rischio si sta facendo sempre più forte, ed i contendenti puntano sempre più in alto.
Da una parte gli Stati Uniti e l'Occidente minacciano e sperano che nessuno superi i limiti consentiti, dall'altra l'Iran e il mondo arabo, prima la Siria e ora la Turchia, che contano e scommettono sul fatto che l'Occidente non vorrà giocarsi il suo sviluppo ed il suo petrolio aprendo il fronte di un conflitto di vaste dimensioni, in un'area così economicamente importante.
Per ora la corda è solo tesa, mentre
il costo del petrolio si infiamma e continua a salire.
In lontananza la Russia che ha già minacciato,
in disaccordo con gli Stati Uniti sulle questioni dello scudo spaziale, di procedere nel riarmo del suo esercito e la Cina che sta allargando la sua nefanda influenza nel mondo.
Insomma il quadro mondiale appare, a ben guardare, tutt'altro che rassicurante e tranquillo.


da 
http://ivanmez.blogspot.com/2007/10/bush-usa-la-minaccia-della-terza-guerra.html




Bush avverte: pericolo di una Terza Guerra Mondiale
18 Ottobre 2007

 George W. Bush

«In Iran c’è un leader che vuole distruggere Israele, per questo ho detto che se si è interessati ad evitare una Terza Guerra Mondiale bisogna voler prevenire la possibilità che l’Iran abbia la conoscenza necessaria per realizzare la bomba», queste la risposta del presidente degli Stati Uniti George W. Bush alla rinnovata promessa di amicizia tra il presidente russo Vladimir Putin e il regime iraniano. Scenari apocalittici insomma. Poco credibili, in fondo. Appare improbabile che l’Iran possa davvero decidere di bombardare Israele, come lo è anche l’ipotesi di una Terza Guerra Mondiale che non converrebbe a nessuno e non avrebbe alcun obiettivo definito di partenza.

Come nota oggi Anna Zafesova su La Stampa, i toni usati dai due presidenti sono solo apparentemente da Guerra Fredda ma la realtà è ben diversa. Mancano le ideologie che opponevano e sostenevano in passato i due blocchi e manca sopratutto la convinzione. Tutto si gioca attorno alle risorse naturali dei singoli Paesi, quelle russe da Putin definite pregne di ‘erotismo politico’. Parlare di una guerra totale è anacronistico anche perché nessuno dei potenziali ‘attori’ sarebbe in grado di sostenerla. L’America è impantanata in Iraq e ha già conosciuto una pesante recessione dovuta ai costi bellici, la Russia deve ancora modernizzare il proprio esercito e risolvere diversi conflitti interni. Null’altro che retorica dunque? Speriamo.

Un dato di fatto inquietante è però la crescente contrapposizione tra Est e Ovest, cresciuta incredibilmente negli ultimi mesi. Alle tensioni tra Usa e Russia, infatti, si è aggiunta la crisi tra Washington e Pechino, scaturita dai riconoscimenti americani al Dalai Lama. Ogni scusa sembra essere buona per sottolineare le differenze. Altra retorica? Speriamo. Eppure, appena una manciata di mesi fa, si sono svolte esercitazioni militari congiunte Russia/Cina. Lo scenario appare insomma talmente apocalittico da suonare banalmente improbabile.

Tra le numerose dichiarazioni e le reciproche minacce, una sola è la grande assente: l’Europa.

Turchia: via libera alle operazioni nel Kurdistan iracheno
17 Ottobre 2007

Con una larghissima maggioranza, 507 voti a favore e 19 contrari, il Parlamento turco ha approvato la mozione del governo che autorizza i militari a intervenire nel Kurdistan iracheno.


Le reazioni si alzano da ogni parte e sono contrastanti. La prima proviene da Washington, ed invita il governo turco a non dar seguito al voto: “un Medioriente ulteriormente destabilizzato non converrebbe neanche alla Turchia”. La seconda più che una reazione appare un’offerta in extremis e sulla cui fattibilità si alzano numerosi dubbi. Il premier iracheno Al Maliki, infatti, si è detto disposto a mettere in atto ogni azione volta alla repressione dei fenomeni terroristici kurdi. Per parte sua il governo autonomo kurdo dell’Iraq, nega di aver appoggiato azioni terroristiche contro postazioni turche. Il premier siriano Bashad, per ultimo, afferma che la Turchia è libera di prendere le precauzioni che ritiene più giuste per far fronte alla minaccia kurda.
Un coro di voci discordanti che colmano l’atmosfera di frebbile attesa successiva alla votazione. Una ‘votazione armata’, scrive ironicamente Peacereporter, in realtà è un voto tutto diplomatico, che forza l’apertura di nuovi scenari internazionali.

Casus belli

Non è piaciuto a Tyyp Erdogan e ai suoi ministri l’esternazione americana che definiva ‘genocidio’ il massacro armeno. Ma come altro descriverlo? La Turchia è inoltre ancora in ’sala d’attesa’ per quanto riguarda l’ingresso nell’Unione Europea. Diritti Umani e radicalismo gli scogli da superare. Infine bisogna ricordare che il problema kurdo insanguina il Paese con frequenti attentati dal 1984. La Turchia, insomma, vuole che tutti i nodi vengano al pettine e minaccia carri armati e crisi. Sarebbe però paradossale ritenere che il governo di Erdogan possa invadere deliberatamente un Iraq già fortemente provato, chiudendo definitivamente la porta in faccia a USA e UE e accettando di avere una guerriglia ancor più accesa proprio alle porte di casa. Quella contro i kurdi, infatti, rischierebbe di essere un’offensiva molto simile a quella condotta da Israele contro il Libano: un intero esercito contro invisibili cellule. La famosa e tagliente ‘guerra asimmetrica’, una sorta di Vietnam moderno che ha permeato con le sue dinamiche belliche ogni conflitto e si avvia a modificarne radicalmente le dinamiche.

Si resta in attesa dunque, con la concreta speranza che sia stia assistendo a uno strategico bluff, sebbene proprio l’America, che ora invoca moderazione, abbia dato lezioni di conflitti preventivi. Speriamo solo che non si prenda esempio.

8/10/2007 
Appunti 
Putin, rispolvera .... il vecchio arsenale

Parole inequivoche quelle pronunciate da Putin: "è pronto un programma di armamenti di eccezionale precisione e potenza". Sembra ripresentarsi per la Russia il problema di riprendersi quel ruolo di grande potenza militare,che aveva avuto per decenni e che sembrava ridimensionato dalla caduta del muro in poi. Ora,bisogna vedere quanto ci sia di realtà  e quanto di propaganda,visto che il Capo del Cremlino sta organizzando una strategia per ottenere consenso. Il clima non sembra buono. La Casa Bianca ha stigmatizzato le parole di Putin,parlando di terza guerra mondiale non impossibile. E adesso sono tre i fronti che l'Amministrazione Bush si trova a dover affrontare,se pur con diverse premure e attenzioni: Iran, Turchia e Russia. ( F.S. )
 

da http://www.bloggers.it/CircoloKennedyItalia/index.cfm?blogaction=permalink&id=B3BB0707-F664-6565-264785D598CF077F



LA GEOPOLITICA FRA I QUATTRO GIGANTI DELLA TERRA
Postato il Wednesday, 28 February @ 11:11:48 CET di jormi

Articoli di Giulietto Chiesa

di Giulietto Chiesa -da Galatea

Se dessimo un'occhiata un po' più attenta a questo mondo sempre più ballerino sull'orlo del baratro, vedremmo che la situazione si può descrivere con la regola del “3 contro uno”. E, forse, potremmo ricavarne qualche suggerimento per l'immediato futuro, prima che la nuova guerra di turno cominci, verso il grande scontro dell'Occidente con la Cina.



Cos'è questa regola? I giganti del pianeta, al momento attuale, sono quattro (dico al momento attuale, perché le cose camminano in fretta, e presto i giganti diventeranno almeno cinque). L'accelerazione è simile all'andamento di un corso d'acqua, che accelera il suo movimento nelle vicinanze di un precipizio. Appunto.

I quattro giganti sono, lo sappiamo tutti, l'America, la Russia, la Cina, l'Europa.

Ma non molto diversi tra loro. Tre di loro sono armati, e li metto nell'ordine della loro potenza tecnologico-militare: America, Russia, Cina. Il quarto è l'Europa, che non ha armi strategiche (il fatto che ce le abbiano la Francia e la Gran Bretagna non influisce in modo sostanziale sul ragionamento, perché l'Europa, in quanto tale, non è armata strategicamente).

Tre contro uno. Non c'è alcun equilibrio possibile nelle attuali condizioni.

Guardiamo i quattro giganti dal punto di vista energetico. Di nuovo tre contro uno. Perché solo uno dei quattro giganti ha grandi riserve di energia sul proprio territorio e non ha nessun bisogno, al momento, di procurarsene altre, con il denaro o con la forza. Al contrario, le vende. E questo paese è la Russia. Gli altri tre, America, Cina, Europa, in maggiore o minore misura, non hanno rilevanti fonti energetiche proprie. Il che significa che devono procurarsele: o comprandole, o prendendosele con la forza. Sappiamo dove, per il momento.

Di nuovo non c'è alcun equilibrio in questa equazione.

Guardiamo infine i quattro giganti dal punto di vista finanziario. Tre sono paesi creditori (Cina, Russia, Europa), il quarto è un paese – gli Stati Uniti d'America - mostruosamente indebitato, specie con i primi due, che hanno fatto incetta di certificati di credito del tesoro americano e sono oggi in condizioni di ricattare l'America con una cospicua massa di centinaia di miliardi del suo eccesso di consumo. L'Europa, per ora, regge la borsa e aiuta l'America, ma non sarà per sempre.

Altro, inquietante, motivo di disequilibrio strategico. Ancora tre contro uno.

Il tutto, affinché non ce lo dimentichiamo, in presenza di due fattori completamente nuovi sulla scena mondiale: il primo è l'avvicinarsi del triplo picco delle energie diciamo così tradizionali: quello del petrolio, quello del gas, quello dell'uranio. Detto in termini semplici: con gli attuali ritmi di crescita, da qui al 2030 la domanda di idrocarburi sarà quasi raddoppiata e, tenuto conto che la Cina (con il suo miliardo e 300 milioni di persone) sta passando da un consumo annuale pro capite di una tonnellata di petrolio, a tre tonnellate annue, e che gli Stati Uniti intendono fermamente restare sui propri livelli di consumo (8 tonnellate annue pro capite), come l'Europa del resto (3 tonnellate pro capite), se ne deduce che, essendo le risorse in idrocarburi definite, e all'incirca calcolabili le capacità complessive di estrazione, si arriverà attorno a quella data a un serissimo problema di reperimento delle risorse energetiche tradizionali. Di carbone ce n'è un po' di più, ma la sua trasportabilità è problematica e, in ogni caso, quando diminuiranno petrolio e gas e tutti si getteranno con il carbone, il problema sarà ripetuto anche in quella direzione.

Ecco perché tutti (specie quelli che, dopo Cernobyl, l'avevano abbandonata) si vanno affrettando verso l'energia atomica. Russia, Cina, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, India, Pakistan, Brasile, Iran, Giappone, ecc. La Russia, per esempio, che pure ha grandi riserve di petrolio, gas e carbone, ha già avviato un programma di costruzione di 21 nuove centrali nucleari.

Ma l'atomo non ci salverà. Può solo fornirci un po' più di respiro. Con questi ritmi di sviluppo dell'energia atomica le risorse del combustibile si avvicineranno al picco, per poi decrescere, attorno alla metà del secolo, o poco oltre. Ma i costi materiali della “dismissione” delle centrali obsolete sono vertiginosi. E non si deve dimenticare che la nostra civiltà non ha ancora risolto il problema di dove mettere gli scarti radioattivi della produzione di energia atomica, che non sono riciclabili, e dureranno quanto tutte le prossime 5000 generazioni umane. Cioè non ci sono risposte sicure all'interrogativo se i nostri figli o nipoti potranno sopravvivere a un tale, multiplo rischio di inquinamento radioattivo della terra, dell'acqua e dell'aria.

E qui emerge l'altro immenso problema: questo sviluppo è ormai ecologicamente “insostenibile”. A questa conclusione sono giunti ormai tutti i più importanti centri di ricerca del mondo. Restano, a negare l'evidenza, i public relation men (inclusi i professori universitari a pagamento) delle grandi multinazionali, delle corporations che dirigono il mercato del consumo mondiale. Ma il termine “insostenibile” ha ormai fatto breccia perfino nei documenti ufficiali della Commissione Europea.

Dire che tutto ciò è insostenibile significa – scusate la tautologia , ma è il premio Nobel per l'economia, Joseph Stiglitz a insistervi – che “non è possibile sostenerlo”. In altri termini significa che, se continuiamo a consumare tutto, energia e ogni tipo di risorse, ai ritmi attuali, noi altereremo irrimediabilmente i contorni dell'ambiente in cui viviamo. Cioè metteremo a repentaglio la esistenza di milioni, anzi miliardi, di persone. Come ha detto il generale Gareev, presidente dall'Accademia Militare Russa (illustrando recentemente i lineamenti della nuova dottrina militare russa), tra non molto “si porrà il problema della sopravvivenza per interi popoli e nazioni”. E, per quelli che hanno risorse energetiche nelle viscere dei propri territori, l'alternativa sarà “tra resistere (all'aggressione dall'esterno) o perire”.

Solo alla luce di queste considerazioni si può dare un'interpretazione complessiva e unificante a fatti in apparenza diversi. Ecco perché la Russia annuncia un drastico cambiamento nella dottrina della propria sicurezza nazionale. E, in questa ottica, il durissimo discorso che Valdimir Putin ha pronunciato a Monaco contro tutto l'Occidente (evidente errore, perché non tiene conto della regola del “tre contro uno”) trova una sua spiegazione. E' nella stessa ottica che l'agenzia Nuova Cina fa sapere al mondo intero che un suo missile spaziale ha colpito e distrutto sperimentalmente un satellite meteorologico in disuso: un balzo in avanti della tecnologia militare di Pechino. Ci si lancia avvertimenti sempre più espliciti, messe in guardia, minacce.

Ecco perché Bush manda la terza squadra navale all'imboccatura del Golfo Persico (due ci sono già), trasferisce i bombardieri B-52 negli aeroporti europei e turchi, distribuisce missili Patriot nei paesi del Golfo, progetta di installare missili di media gittata, antimissile, in Polonia, per fare fronte alla minaccia russa. L'attacco contro l'Iran, che avrà conseguenze devastanti su tutti gli equilibri mondiali (altro errore, questa volta americano, che non tiene conto della regola del “tre contro uno”), è in preparazione a ritmi accelerati.

I dementi che lo stanno preparando hanno in testa una sola idea: mettere le mani sui tesori nascosti nelle viscere del Medio Oriente, per prepararsi a fronteggiare i tempi in cui dovranno informare i loro cittadini che, per le note ragioni della deficienza energetica, bisognerà spegnere la luce e non usare l'ascensore dalle ore 17 a mezzanotte.

Per fortuna negli Stati Uniti non tutti sono dementi. Lo prova il fatto che Zbignew Brzezinski è andato alla Commissione Difesa del Senato degli Stati Uniti (il 2 febbraio 2007) per dichiarare , urbi et orbi , che qualcuno, ai vertici del suo paese, potrebbe spingersi fino al punto di organizzare un atto terroristico interno sul territorio americano, per darne immediatamente la colpa a Ahmadinejad e scatenare un'azione militare “difensiva” contro l'Iran. Brzezinski, che non è l'ultimo sprovveduto, ha detto di considerare questo uno “scenario plausibile”. E così veniamo a sapere da uno dei più sagaci organizzatori di provocazioni, che all'interno dell'élite politica americana vi sono, in posti chiave, dei terroristi (ovviamente niente affatto islamici), capaci di uccidere a migliaia i propri concittadini per avere un pretesto per attaccare un paese terzo (in questo caso pieno di petrolio).

Non so cosa ne pensi chi legge queste righe (che difficilmente è stato possibile leggere sui media europei, dato che nessuno le ha pubblicate), ma a chi scrive ricordano molto lo scenario dell'11 settembre. I piani di attacco, anche allora, erano già pronti sul tavolo di George Bush Junior, ma occorreva un pretesto per attaccare Kabul e poi Baghdad. Il pretesto arrivò proprio l'11 settembre. Chissà quale pretesto utilizzerà Bush per la prossima guerra contro l'Iran.

da Galatea



da http://www.giuliettochiesa.it/modules.php?name=News&file=article&sid=243
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