televisione.ilcannocchiale.it TELEVISIONE | televisione.ilcannocchiale.it | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

TELEVISIONE..NO GRAZIE MEGLIO LA RETE ..leggere..commentare..scrivere
Benzina a tre centesimi (d'euro) al litro
post pubblicato in Diario, il 28 aprile 2008
 
LE ACCISE IN ITALIA  
COSA SUCCEDE IN KOSOVO   
Il crollo degli U.S.A.
petrolio a 150 dollari 

Cosa vuole la Cina 
perchè aumenta il grano 
Le citta' più sporche del mondo  
Un mare di plastica 
Una recessione necessaria 
Il nostro pianeta è un forno a microondepianeta



Venezuela 


































Benzina a tre  centesimi (d'euro) al litro  E... BIRRE IN SPIAGGIA
       Non solo la producono, ma le hanno attribuito significati politici. Nel 1989 tentarono di raddoppiarne il prezzo: una rivolta da 3000 morti. Da allora è diventato tabù. Aumenta l’inflazione ma mai il costo della benzina. Non è oro anche se luccica: gran parte del tempo poi lo passate nel traffico. 

   Birra sulla spiaggia


    Fenomeno  di massa a Caracas    

Caracas si svuota. Appena può, chi può, scappa. Verso il mare. Una metropoli intera si riversa sulle coste, occupa posadas, alberghi, e anche metri quadri per piazzare le tende. Il Pil non si fa nella metropoli, ma sui Caraibi. Si scatena la tipica “gozadera”, meno peccaminosa e più familiare di quanto s’immagini. In spiaggia le borsa-frigo arrivano piene di birre, alcolici. Si beve, si beve, si beve. Rito familiare, anche di ricongiunzione: il mare ebbrio, perché di ebbri, è tipico di queste coste bianche. Sulla battigia si è formata la cultura caraibica, che poi è danza e ritmo. In Venezuela, sulle spiagge, si scatenano i Tambores. Balli da percussioni, e corpi tarantolati. Si dimenano in due (ma le star sono le donne), e tutti gli altri in cerchio a guardare. Poi , a caso,arriva un uomo che spinge fuori l’uomo, una donna che spinge fuori la donna, la coppia cambia continuamente. Potrebbe durare all’infinito. Dura.Tre passi: 1) si va sulla spiagga 2) si portano tutti gli alcolici del mondo nella borsa-frigo 3) non contenti, si compra la birra. Tutti, dico tutti, alla fine sono ebbri. Un po’ di tambores, salsa e merengue, e poi si torna a casa, felici.  Meno le spiagge: bottiglie dappertutto.


da   http://www.notiziedacaracas.it/
crisi alimentare e scavenging.
post pubblicato in Diario, il 23 aprile 2008

un sacco da 23 chilogrammi di riso ad Haiti costa 53 dollari

16 senatori su 27 hanno già espresso il loro parere contro il governo nazionale di Haiti, impantanato nella crisi più grave degli ultimi anni.
Le misure adottate per risolvere la situazione disperata dal primo ministro, Jacques Edouard Alexis hanno grandi oppositori gli stessi contrari al presidente Rene Preval,  rinchiuso al sicuro nel suo palazzone di Port-au-Prince, dove sta passando certamente un brutto momento.

Il presidente  anche se riuscisse a far dimettere Alexis, ascoltando le richieste dei politici haitiani, rischia certamente molto. La situazione è incontrollata. La disoccupazione fa strage del popolo come purtoppo già da molto tempo non  è una novità, se ad essa non si fosse affiancato un demone ancora più grosso e spietato, la fame. Un sacco da 23 chilogrammi di riso ad Haiti costa 53 dollari, un dramma x la nazione perché la maggior parte della popolazione vive con poco meno di 2 dollari al giorno.

L’impennata dei prezzi dei generi alimentari: più 40 per cento solo considerando il secondo semestre del 2007. Alimenti più cari, e spese maggiorate per il loro acquisto. Una preoccupazione per molti nel globo. Un dramma per la gente dell’isola.

A poco è servito il meeting d’urgenza indetto dal presidente con le società di importazione alimentare. Abbassare del 15 per cento, vale a dire di 8 dollari –da 51 a 43- il prezzo di un sacco di riso non ha sortito gli effetti sperati. Qualcuno ci ha anche rimesso la vita. Questa volta è toccato ad un peacekeeper delle Nazioni Unite, centrato in pieno da una pallottola sparata da ignoti nelle vie della capitale nella giornata di sabato. Preval ha intanto annunciato che le somme stanziate come aiuti da parte della comunità internazionale verranno investite nell’acquisto di generi di prima necessità.

Ha perfino iniziato un braccio di ferro serrato con il settore privato nazionale, costringendo le aziende ad accettare un’ulteriore ipotetica riduzione del prezzo di altri 3 dollari. Un accorato appello è stato lanciato al Venezuela, affinchè invii al più presto in loco tonnellate di fertilizzante da indirizzare nelle campagne desolate, a quel settore agricolo ormai in ginocchio. In città la situazione non è affatto migliore. Centinaia di manifestanti continuano a scontrarsi con i peacekeepers. Lo stesso comandante della missione delle Nazioni Unite ad Haiti, Carlos Alberto Dos Santos Cruz, ammette candidamente che l’unica speranza per l’isola sia rappresentata da un pacchetto di riforme.

Una vita pacifica per la gente del posto. Cambiamenti politici, sociali, economici sono l’unico argine all’imperante ondata di instabilità che sta mettendo a ferro e fuoco i villaggi e le colline. Paradossalmente, nell’inglese forbito delle parole che utilizza per descrivere le condizioni della popolazione, diventa oggi difficile distinguere la parola “hungry”, affamati, da “angry”, rabbiosi. Le barricate che puntellavano il suolo delle vie principali della capitale sono state smantellate già da giovedì. Le cataste di pneumatici dati alle fiamme giacciono ora in disordine a bordo strada.

L’assedio di martedì al palazzo presidenziale è stato sciolto. Sulle prime, anche l’intervento dei caschi blu brasiliani, precipitatisi sul posto con le jeep per allontanare i rivoltosi con proiettili di gomma e gas lacrimogeno, era sembrato poco più di un palliativo. Il presidio delle forze internazionali aveva realizzato un cordone di sicurezza fatto apposta per il palazzo di Preval. Un tassello blindato nel mosaico del caos. Appena poche centinaia di metri più avanti, un drappello sparuto di manifestanti aveva tentato di estrarre a forza una donna dal veicolo sul quale viaggiava.

Questa è l’immagine migliore di un’isola in pericolo. E dei suoi 8 milioni e mezzo di figli, l’80 per cento dei quali è costretto a vivere al di sotto del limite di povertà. Una Haiti che piange ancora per i suoi guai. E per la fame infinita. Per quel prezzo del riso, raddoppiato nel giro di appena due mesi, mentre si impennava anche il costo del carburante. I più disperati si cibano ormai di rudimentali biscotti ottenuti impastando olio vegetale, sale e immondizia. “Io paragonerei questa situazione a quella che si verifica quando una persona è costretta ad andare in giro con una tanica di benzina, avendone intorno un’altra che maneggia fiammiferi” confessa Patrick Elie, collaboratore del presidente Preval.    

“Se i due finiscono per incontrarsi sono guai seri” chiosa con naturalezza. Di fronte alle auto incendiate, alle finestre sfondate e ai palazzi divorati dal fuoco diventa sempre più difficile far finta di non udire i lamenti. Molti nostalgici sognano addirittura un ritorno del deposto presidente Jean-Bertrand Aristide. “Il progresso qui è estremamente fragile, e per di più facilmente reversibile” ha detto serissimo l’inviato delle Nazioni Unite Hedi Annabi. Altri haitiani incolpano i 9.000 effettivi delle Nazioni Unite, giunte sull’isola nel 2004, dopo la sommossa che accompagnò la caduta dello stesso Aristide.

Il governo, o ciò che ne resta, insiste sul sospetto di una regia esterna per i disordini. Nel mirino ci sono i trafficanti di stupefacenti. E Guy Philippe, boss della droga e leader ribelle già datosi alla macchia, che ha oggi alle calcagna anche i servizi segreti degli Stati Uniti. In questa ridda di voci haitiane, infine, non può mancare la lettera dei 16 senatori all’indirizzo dell’ormai inviso primo ministro Alexis. Sbirciando fra le righe del testo, si legge un “è ovvio che la maggioranza della popolazione non crede più nella capacità del governo di intraprendere misure coraggiose per fronteggiare la miseria che la gente è costretta ad affrontare ogni giorno.”

E’ proprio questo che occorre oggi all’isola di Haiti: un coraggio immenso per battersi contro lo spettro della miseria. E qualcuno disposto a risvegliare dentro di sé questa preziosa dote. Perché finora sembra proprio sia stato fatto troppo poco. E troppo tardi.

da  http://www.articolo21.info/rubrica.php?id=41&table=rub_OSSERVATORIOESTERI


 




Tratto dal supplemento di Repubblica di mercoledì 2 Giugno"...."The New York Times"

Dove non c’è niente da mangiare, ci si accontenta di cuoio, polvere insetti.

DONALD G. McNEIL Jr.

Tutti i cespugli di mukhet vicino, ai campi profughi del Ciad orientale sono stati ripuliti. E l’ultimo avvertimento degli uomini del Programma alimentare mondiale a beneficio degli oltre 100.000 sudanesi dai combattimenti nel loro paese, e che ora patiscono la fame.
Le bacche di mukhet sono velenose e devono essere tenute, a, bagno per giorni per rimuovere le tossine. Dopo averle fatte essiccare devono essere triturate, ma la farina che se ne ottiene ha uno scarso valore nutritivo.
Nelle bidonville di Haiti capita di vederebiscotti impastati a forma di spirale stesi a essiccare al sole. Sembrano quasi invitanti finché non ti dicono gli ingredienti burro, sale, acqua e terra.
In un mondo in cui i ricchi spendono milioni di dollari per evitare di assumere carboidrati e in cui le Nazioni Unite dichiarano l’obesità una minaccia sanitaria mondiale, la crudele realtà è che sono molto più numerose le persone che ogni giorno si devono ingegnare per ricavare il fabbisogno calorico sufficiente.
In Malawi, i bambini vendono spiedini di topo per strada. In Mozanbico, quando le cavallette mangiano i raccolti, la gente mangia le cavallette, ribattezzate “gamberi volanti”per il loro sapore di pesce.
In Ghana, la gente scava nei formicai e nei termitai per tirare fuori i minuscoli semi che gli insetti hanno stipato nei loro magazzini. Alcuni di questi semi provocano fatali reazioni allergiche.
In Liberia, durante la guerra civile de 1989, tutti gli animali dello zoo nazionale, tranne un leone guercio, furono divorati. Cani e gatti sparirono dalle strade della capitale.
Ma almeno queste sono proteine fresche. Durante l’assedio di Kuito in Angola nei primi anni 90’ Carlos Sicato, dipendente del Programma alimentare mondiale, raccontava di un uomo che aveva promesso alla sua famiglia, mostrando loro una vecchia sedia: "Se non ci ammazza oggi, sopravviveremo per altri quattro giorni". Tenne a bagno, il cuoio per 15 ore, per farlo ammorbidire e rimuovere i prodotti chimici usati per la conciatura. Poi, mettendolo a bollire, si fece una"zuppa d'agnello'.
Anne Sophie Fournier, direttrice della filiale americana di Action contre la faim, dice di aver letto che durante le carestie,degli anni '30 in Unione Sovietica la gente mangiava anche i mobili. La scena del film La corsa all'oro,. in cui Charlie Chaplin, intrappolato in una capanna di legno nello Yukon, si mangia la scarpa (in realtà era fatta di liquirizia), non era del tutto campata per aria.
La fame fa emergere quelli, che gli esperti nella lotta alle carestie chiamano "meccanismi di adattamento". Le donne eritree si legano, pietre piatte sulla pancia per alleviare i morsi della fame. In molti paesi le madri mettono a bollire le pietre e dicono ai bambini che la cena è quasi pronta, sperando, che nell'attesa si addormentino. Non mangiare funziona, dicono, gli esperti di carestie, almeno per un po'. I contadini che vivono di stenti sanno che, se riescono a razionare quello che è rimasto e a tirare avanti un altro po', forse la pioggia arriverà. O arriveranno camion dell’Onu carichi di biscotti iperproteici e zuppe di soia e granturco.
"Gli scioperi della fame dimostrano, che, in un ambiente controllato, la gente può vivere fino a 40 giorni senza mangiare", dice Patrick Webb direttore, della nutrizione per il Pam. "Ma una situazione di carestia non si può definire un ambiente controllato".
Dal. 1500, affermano gli storici dell’Economia, nessuna carestia è stata provocata unicamente dalla mancanza di,cibo. La siccità può distruggere i raccolti, ma c’è sempre un elemento politico che, impedisce l’arrivo dei soccorsi: l’indifferenza inglese durante la carestia delle patate in. Irlanda, la volontà del regime maoista di schiacciare i contadini durante il Grande Balzo in Avanti la guerra fra clan in Somalia che costrinse a chiudere i porti.
Nessun regime democratico, ha mai dovuto affrontare una carestia di massa.
Mangiare la terra è un meccanismo di adattamento che si rivela utile in periodi di difficoltà. In medicina viene chiamato pica e tra i popoli ricchi è considerato una patologia, ma tra i poveri può essere utile per aggiungere minerali alla dieta..
Nei mercati dello Zambia si vendono balle di argilla commestibile. In Angola, un terriccio scuro chiamato "sale nero" viene aggiunto al cibo freddo, ma non può essere cotto perché altrimenti perde il sapore.

Haiti è il paese più povero dell'emisfero occidentale dove la denutrizione è molto diffusa e il 76 per cento della popolazione vive con 2,25 dollari al giorno. Oltreciò, essendo di frequente soggetto alla furia d'inondazioni e calamità varie, è bastata la stagione degli uragani del 2007, a causare un aumento dei prezzi alimentari del 40 per cento. E le provviste sono scarse. Per questo la Fao (Food and Agriculture Organisation) ha dichiarato l'isola caraibica in stato di emergenza.

Tutto ciò, naturalmente, ha costretto molti dei poveri della capitale Port-au-Prince ad industriarsi in qualche modo, nella speranza di poter sopravvivere... Così, ora che la fame si è fatta più nera, anche la terra si è trasformata in cibo.

Difatti i prezzi degli alimenti in continuo aumento e la scarsità delle provviste hanno costretto molti abitanti di Haiti a mangiare delle specie di biscotti fatti con un composto di terra mescolata con acqua, sale e margarina vegetale. Questi biscotti, la cui argilla proviene dalla regione dell'altopiano centrale dell'isola, vengono prima stesi al sole a seccare e poi venduti al market della slum di Haithi La Salines, dove attualmente due tazze di riso vengono vendute a 60 centesimi di dollaro, più 10 centesimi del dicembre scorso e 50 per cento in più rispetto a un anno fa... Fagioli, latte condensato e frutta hanno subito un analogo destino.

Tuttavia, la tradizione vuole che quella particolare argilla venga mangiata dalle donne incinta come un antiacido e fonte di calcio. Il professor Gerald Callahan, immunologo del Colorado State University, dice che il fango può contenere parassiti o tossine pericolose, ma può anche rafforzare l'immunità del feto ad alcune malattie.

Intanto, mentre questo espediente alimentare sta salvando molte vite umane... il prezzo dell'argilla utilizzata per fare i biscotti è aumentato considerevolmente...



Scavenging

Qualcuno anni fa ipotizzò una seconda fase della crisi globale, quella definita "scavenging". Ovvero, il recupero e riutilizzo dei prodotti della società dei consumi in una futura epoca di scarsità.

Altri sostengono che noi, almeno nei Paesi occidentali, abbiamo completamente perso la capacità di riutilizzare, avendo dimenticato le necessarie conoscenze low-tech.

Ebbene, le notizie paiono smentire chi non ha fiducia nelle capacità di adattamento umane, che durate millenni non si perdono per qualche decennio di vita comoda. Mentre tutti continuiamo a gettar via automobili come scarpe vecchie, in USA ci sono abilissimi ladri capaci di scivolare sotto le auto di un parcheggio, smontare la marmitta catalitica e filarsela in pochi minuti con un bel po' di marmitte sottobraccio.

Una marmitta è per noi un pezzaccio di ferro puzzolente. Cosa può mai attirare un ladro? Il platino, ad esempio: il 60% del platino mondiale finisce nelle catalitiche. E anche se la quantità è talmente minima da non aver mai fatto gola a nessuno, in un momento in cui la produzione di platino è piatta e la richiesta cresce del 14% all'anno ecco pronto chi riempie il gap tra domanda e offerta.

Naturalmente non è questo il modo più etico di riciclare, ma sta succedendo lo stesso con il rame. La rete ferroviaria europea è oggi vittima di continui furti di rame, e c'è chi racconta divertito di avere visto a Napoli dei negozietti con cartelli "vendesi rame"... non certo di provenienza mineraria.

Anche se non siamo ancora alla fase "scavenging", cominciamo ad assistere ad una prima convivenza tra la civiltà del consumo e dello spreco e piccole nicchie di recupero e riuso. Anche il mio elettricista (che come tutti i suoi colleghi è noto per disseminare cantieri di fili tagliuzzati) mi raccontava che ora recupera pazientemente tutti i pezzettini di prezioso filo di rame per poi rivenderlo e recuperare qualche soldo.

Qualcuno, insomma, comincia a non sprecare più. Peccato che, come sempre, questo accada solo quando si tocca il portafoglio


E i biscotti di terra di Haiti, chiamati argile o terre, non sono l'ultima risorsa contro la fame. Sono un piatto tipico dei poverissimi, a metà fra uno spuntino e un atto disperato.. Da anni sono regolarmente prodotti e commerciati. L’argilla viene impastata con la margarina o il burro, insaporita con sale, pepe e dadi per brodo, divisa in migliaia di biscotti e messa in “forno” cioè appoggiata. su lenzuola di cotone stese sul pavimento di, cortili assolati e tenuti puliti a questo scopo. Costano circa un centesimo di dollaro l’uno.

PER RICORDARE A COSA SERVE L'AGRICOLTURA....

Parlare di alimentazione significa parlare, anzitutto, di agricoltura e di tecniche agricole. La coltivazione dei campi ha consentito all'uomo, fin dalla preistoria, di ottenere, su piccole porzioni di terreno, una quantità di cibo impensabile ..SEGUE



da  http://crisis.blogosfere.it/2008/01/a-caccia-di-materie-prime.html
Sfoglia marzo        maggio
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca