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TELEVISIONE..NO GRAZIE MEGLIO LA RETE ..leggere..commentare..scrivere
festa della donna
post pubblicato in Diario, il 8 marzo 2008
  segue  da Donne tornate a fare la calzetta!




pro e contro 

Detto questo proseguo con un testo a favore

dello scollamento della donna dal proprio ruolo

Ma poi approfondirò la mia personale convinzione che x la società questo è certamente più un guasto che una fortuna.

 

Il titolo è certamente provocatorio e non vuole affermare ciò che dice ma solo incuriosire l’utente verso queste pagine.

 


 

Una volta comprese le cause delle discriminazioni e delle ingiustizie verso le donne e, della loro posizione svantaggiata, chiarito che ci sono leggi che cercano di equiparare le posizioni, eliminando le discriminazioni, è accertato che ancora ad un’eguaglianza formale stabilita dalla legge non corrisponde un’eguaglianza nella realtà concreta.

La promozione, che riguarda tutti gli ambiti della vita femminile, a partire da una rinnovata e universale presa di coscienza della dignità della donna, è oggi  largamente condivisa anche dalla società maschile ma questa libertà a cui aspira la donna è però valida come in molti altri esempi, sino a che non lede quella altrui. Voglio dire che la donna  nel suo sacrosanto diritto di non essere discriminata in alcuni campi o lavori, deve tenere conto che non ha sostituti equivalenti al ruolo che da sempre ha sostenuto nella civiltà sino ad oggi ed in particolare mi riferisco a quello della cura della famiglia in particolare dei figli. Allora dico che il diritto di rivendicazione vale sino a che tutto ciò che è di competenze delle donne non lascia uno scoperto "incolmabile" che anche volendo la società maschile non può sostituire. Se succedesse questo ( e siamo ad un passo)allora verrebbero a lasciare un vuoto incolmabile creando un danno immenso x la società.

Il problema forte è che  la donna oggi si trova ad affrontare diversità di ruoli: la cura della famiglia, la procreazione, la difficile educazione dei figli abbinata all’aumento dei ruoli in cui ha voluto emanciparsi.

Purtroppo oggi il mondo politico che dovrebbe occuparsi di garantire alle famiglie collassate finanziariamente, la salvaguardia dei “servizi” fondamentali che la donna rende alla società , è attualmente latitante più che mai. Sarebbe necessaria una generale, forte politica familiare di sostegno, in specifico, per la donna che lavora e che ha figli.

Stiamo scivolando sempre più in fondo alla classifica dei paesi benestanti, è di oggi la notizia che pure la Spagna ci ha sorpassato.

Molta responsabilità è della società che abbiamo costruito, il “mercato” occulta la vera qualità dei bisogni primari, enfatizza esigenze non indispensabili, la sua parte dovrebbe farla individualmente ogni famiglia educandosi a capire ed acquistare.

Voglio porre un piccolo esempio: mi figlio, spesso, quando vede una cosa che lui dice regalata, la compra senza domandarsi troppo a cosa e quanto gli serva, o quanto gli potrà durare, rivelandosi poi, quasi sempre, uno spreco di denaro. Ancora,, al distributore di benzina, dove impazza la raccolta punti x il ritiro finale di regali, si intuisce la pochezza dell’uomo italiano, spesso mi accorgo della ridicola volontà tra gli avventori, di raggirare,  anche in questo campo le regole del gioco.

Credo,che, questa tipica  cultura “italiana”, sia alla base di tutti i nostri problemi, se spostiamo il concetto illustrato x la raccolta punti a tutto quello che in Italia è legato a delle regole precise,dall'ottenere “servizi” sino alla politica, si avrà la drammaticità del problema e il risultato che è poi quello che subiamo tutti noi.

Oggi sembra che la maggior parte delle adolescenti siano proiettate a fare le vallette  o le veline senza che la famiglia si preoccupi minimamente di inculcare invece, quanto sia necessario il ruolo della donna come tale, anzi, sento spesso mamme che incitano le figlie a boicottare questo triste compito.Vedo moltissime mamme che vivono nelle figlie le frustrazioni della vita di oggi  vita che purtoppo prende come esempio lo specchio della televisione più banale che ci sia. Certo l ’uomo deve assumersi responsabilità maggiori, ma deve mantenere  il proprio ruolo all’interno della famiglia, ma anche qui il del maschio di oggi è tallonato dallo strapotere femminile e diventa sempre meno carico del ruolo che lo contraddistingue decadendo nella pochezza che avvolge l’apparenza dei nostri giorni. Falegnami, muratori, fornai, meccanici e mille altri lavori che erano la simbologia dell’uomo che lavora non trovano più iniziati nei giovani d’oggi, avviluppati nel sistema si cerca sempre più un lavoro dal colletto bianco o in cui le mani non si debbano sporcare. I soldi non bastano mai è certamente vero ma una donna saggia potrebbe molto nell'economia familiare sapendo fare tutto ciò che invece dovrebbe sapere.

Il futuro quale sarà?

 

Un reale avvenimento narrato al telegiornale e successo in tanti paesi del mondo.

 

Una comune mamma e impiegata, esce come ogni giorno  in macchina con i suoi tre figli di cui  il più piccolo nel seggiolino.E’ una giornata come tante compie lo stesso tragitto centinaia di volte, prima la scuola per i due più grandi, poi l’asilo nido per il più piccolino.

Poi lasci la macchina, e va al lavoro,un tempo questo in cui  la sua famiglia è  fuori dalla sua vita.

Poi come al solito, uscita dal lavoro compie il percorso è inverso, prima l’asilo nido, poi la scuola dei due più grandi. Alla porta dell’asilo nido, arriva alla classe del bimbo.

La maestra le va incontro, curiosa.

Cosa ci fa lei qui ?

“Sono venuta a prendere mio figlio!” Dice, cortese, cercando di nascondere la sua enorme stanchezza dietro un sorriso di circostanza.

“Ma non c’è!” Esclama la maestra, guardandola con aria strana “lei stamattina non lo ha portato!”

in un istante, si sveglia dallo stato di torpore, era sicura di essere uscita con tutti e tre i figli , quella mattina!

Ha lasciato i due bambini a scuola di questo era sicura, improvvisamente impallidisce

Corre, disperata alla macchina.

 

Gunta al finestrino fissa impietrita il seggiolino, dove il suo bambino giace immobile.

Il sole continua a picchiare inesorabile, apre la portiera, prende il corpicino di suo figlio tra le braccia ma sa che è morto, è rimasto nella macchina per ben sei ore, senza acqua, sotto il sole.

 

 

Ed io mi chiedo e vi chiedo:

“Davvero vogliamo questo?

Davvero non possiamo fermarci?”

 

Credo che ci possa essere molta soddisfazione nel ruolo della donna, non costretta al lavoro,nell'accudire con amore tutta la famiglia e l'conomia familiare..sarebbe un vantaggio enorme x la società moderna..


Per fare il punto del ruolo della donna oggi è necessario, creare un ponte tra storia, memoria attraverso i popoli e le diverse culture per debellare fisime, astrazioni e manipolazioni concettuali di alcune  verità storiche.

Bisogna svuotare il campo da pregiudizi, sofisticazioni antiche e moderne, rimuovere improprietà diffuse sul ruolo della donna che non potesse affrontare determinate difficoltà o determinati lavori. Leggendo la storia dell’umanità, si intuirà quanto non meno degli uomini  abbiano dato e  contributo, le donne, alla evoluzione della civiltà moderna.

Ricordo  a tutti che nella familia romana la donna (civis Romana) rivestiva un ruolo centrale, anche dal punto di vista “politico”, pur non facendo parte della communio comitiorum. I giuristi romani (prudentes) adoperavano diversi termini assai concreti, per indicare la donna, il suo status e la sua dignitas : femina, mulier, uxor,materfamilias, mater civilis, mulier pregnans, vidua, libera, serva.

I giuristi riconoscevano che la donna aveva una posizione di svantaggio ma è cosa assai diversa relegarla a condizione di inferiorità.

La donna sui iuris amministrava il patrimonio:noti sono gli esempi di donne imprenditrici e tra le tante, una donna che ancora oggi è degna, dopo più di duemila anni di ammirazione,è la matrona romana Cornelia, madre dei Gracchi (II secolo a. C.).

Cornelia, come migliaia di altre donne, ha impreziosito la res publica nei secoli, nei più disparati campi in cui  il genio femminile si è espresso. Sfortunatamente, con gli strumenti della storiografia scientifica, è rimasto ben poco della molteplici opera delle donne, il tempo ne ha sepolto le tracce non tramandandocele, ma tutta l’umanità ha un debito immenso verso la cultura di “tradizione femminile”.

Matrona romana, figlia di Scipione Africano, moglie di Tiberio Sempronio Gracco e madre dei tribuni Tiberio e Caio Gracco, fu una donna coltissima e d’animo forte. Si racconta che Cornelia, rimasta vedova giovanissima, avesse rifiutato di sposare il re d’Egitto, Tolomeo Fiscone, per consacrarsi all'educazione dei figli. Si dice che rispose, ad una matrona che ostentava le sue pietre preziose, "ecco i miei gioielli" mostrando i suoi figli. In età più tarda le fu eretta una statua nel Foro romano con l'epigrafe "Cornelia madre dei Gracchi".

Si avverte oggi la necessità di tornare a quella che possiamo chiamare una vera cultura dei diritti, tornare cioè all’idea che ogni convivenza umana (ogni società) si articola intorno ad alcuni valori di fondo (o meglio “principi”), che possono rappresentare i punti di riferimento di un progetto che ci consenta di affrontare le battaglie del presente in una proiezione verso il futuro .(F. Sitzia).

 

 

Ad una parità formale tra fatto e diritto non corrisponde in realtà una  parità sostanziale.

Quanti sanno oggi che il significato del termine “politica” è da intendersi come “cura della res publica”?

Chi meglio di una donna, che per millenni ha curato la “pusilla res publica”  (cioè la famiglia, riprendendo la terminologia ciceroniana), è in grado di fare  politica, “partecipare”,  diventare parte attiva della vita pubblica ma, certamente  se per politica, oggi, si intende altro, le donne  non sono  certo interessate o compiacenti come gli uomini. E’ importante distinguere tra il “fatto” (rerum notitia) e il diritto cioè individuare le conseguenze giuridiche, in base alla conoscenza del fatto stesso, trovando soluzioni per la pacifica convivenza e contrastando tutto ciò che è dis-valore.

 

 



Oggi i cultori di alcune discipline (sociologi, psicologi etc.), si limitano a fotografare o “avallare la realtà dei fatti”, rincorrendola, senza sforzarsi di recuperare strumenti a difesa dell’uomo, per riproporli a legislatori e giudici. La pericolosità di rincorrere il fatto (gli accadimenti) senza l’elaborazione del diritto (inteso come ars boni et aequi)  comporta paradossalmente uno scollamento dalla società stessa, creando una “babele del linguaggio dei diritti” a cui stiamo assistendo ogni giorno nei più comuni casi di avvocatura.

Si avverte dunque la necessità di tornare ad una vera cultura dei diritti, tornare cioè all’idea che ogni convivenza umana (ogni società) sia mobile intorno ad alcuni  principi  di fondo che  rappresentano i punti di riferimento di un progetto che consenta di affrontare le battaglie del presente in proiezione al futuro.
In particolare mi riferisco alla riabilitazione della famiglia che,a mio parere personale, vive oggi un  grave momento di smarrimento proprio a causa della  mancanza della donna nel suo ruolo principale, donna  intesa come cornice collante del contenuto famiglia impegnata troppo in altri ruoli .

 

Dal punto di vista legislativo in Italia la donna, al termine di un travagliato processo

storico, ha fatto il suo ingresso nel mondo delle professioni (da quella medica a quella forense, nel mondo universitario, imprenditoriale),degli impieghi, della magistratura, delle stesse forze armate, essendo caduti, progressivamente, tutti i divieti giuridici ( ma ancora c’è da lavorare anche quei pregiudizi che portavano a credere che la donna non potesse svolgere determinati lavori) che avevano ostacolato la sua piena equiparazione all’uomo e l’attuazione, sotto tale aspetto, dell’art. 3 della Costituzione italiana là dove afferma ilprincipio di eguaglianza senza distinzioni di sesso.

 

2 Purtroppo  è successo anche  che un onorevole, ministro della Salute della Repubblica italiana, intervistata su tematiche delicatissime, quali quelle dell’inseminazione artificiale e dell’eterologa, ebbe a dire che mai avrebbe usato questa tecnica per sé; tuttavia era giusto che ci fosse  in nome della libertà.. dimenticando il principio elementare della politica: fai agli altri quello che vuoi fare a te!.

3 F. D. BUSNELLI, “Vita umana (e sue ‘nuove’ frontiere)”, in Bioetica e diritto privato, pp. 271 ss.: «il rispetto dell’essenza umana … è una scelta dell’uomo … e in quanto riferita al diritto del giurista. E’ una scelta che non intende semplicemente avallare l’ordine dei fatti, ma che mira a proporsi un ordine di fini».

4 Altrettanto pericolosa è la creazione ed elaborazione di nuove categorie di “diritti della personalità”. Tra i tantiesempi mi limito a citare un “diritto a non nascere”, un “diritto alla clonazione”, un “diritto ad essere lasciati soli” o un “diritto alla solitudine”, un “diritto all’oblio”. Taluno addirittura sostiene esservi per la donna un “diritto al parto epidurale” o un “diritto al ripensamento”, ad esempio in materia di procreazione assistita. Ancora più paradossalmente si parla oggi di un “diritto alla programmazione familiare” con la conseguenza che la nascita di un “bambino sano ma non voluto” integrerebbe gli estremi di un danno da bambino indesiderato.

 

 

La metà del Novecento segna un efficace cambiamento nei livelli di istruzione

(piena parità) e di occupazione femminili. A titolo esemplificativo ricordo che alla metà del XX secolo i professori universitari-donne erano una sparuta minoranza. Oggi, le donne che intraprendono con successo la carriera accademica sono in continua e notevole crescita numerica ed è prevedibile che tra non molto tempo saranno in numero pari agli uomini e, sia pure in percentuale esigua, assurgono anche alle massime cariche accademiche.

Nei posti dove contano solo le capacità e, quindi, il merito, sia nel privato che nel pubblico, la parità oggi si può dire raggiunta (formalmente e sostanzialmente, sia pure con qualche distinguo).

Diversa è la situazione quando si tratta di cariche in cui le persone devono essere nominate. La scelta avviene sulla base delle valutazioni discrezionali del soggetto nominante: certamente il criterio fondamentale deve essere la qualificazione professionale e cioè il requisito di specifiche competenze professionali come richiesto dalla legge, oggi, per la massima qualificazione delle donne credo si  possa  ritenere applicato  il criterio delle “pari opportunità” ( nella RAI questo è accaduto a livello di Presidenza,e, a Milano il sindaco è la Moratti).

Nel caso della Corte costituzionale italiana, che quest’anno ha celebrato il cinquantenario.

 

Nel collegio della Corte si sono avvicendati  ben 90 giudici costituzionali

uomini, e solo nel novembre 1996, dopo quarant’anni, è arrivata una donna; all’uscita di questa (dopo 9 anni) è stata nominata, nel 2006, la seconda donna (la prof. Saulle, nota nelle sedi internazionali, docente di “Diritti umani” alla Università “La Sapienza”).6

 

 

Legislazione italiana statale.

 

Nella politica attiva la presenza delle donne nelle istituzioni è ancora scarsa;

specialmente nelle istituzioni politiche “rappresentative” (Parlamento, consigli comunali e regionali).

5 Ad eccezione della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza” , tutte le altre Università italiane contano un grande numero di professori donne. Nella  Università (Maria S.S. Assunta di Roma) che è la seconda Università romana (fondata nel 1939 da una donna – la Madre Tincani –) nella Facoltà di Giurisprudenza il numero dei professori – donne è di gran lunga superiore a quello degli uomini.

6 Questo sta a dimostrare che anche la Corte, organo costituzionale per eccellenza, che dovrebbe rispecchiare il Paese, non lo rispecchia! A titolo di curiosità voglio ricordare che nel 1984 non vi erano donne nemmeno come “assistenti di studio” dei giudici della Corte costituzionale. Il giudice costituzionale Borzellino,siciliano, mi chiamò a questo incarico e da quell’anno numerosissime sono state le donne scelte per questo lavoro.

La rimozione di tutti i divieti giuridici non è bastata per un accesso paritario delle donne

in politica. Ancora oggi, nonostante le modifiche legislative, le donne costituiscono una

percentuale molto, troppo bassa,7/8% soprattutto tenendo conto del fatto che la parte del popolo delle donne costituisce la maggioranza in Italia (29 milioni di donne contro 27 milioni di uomini).

A. Legislazione costituzionale


a) Per far fronte a tale situazione nel 2003 è stata approvata, a larga maggioranza, una modifica dell’art. 51 della Costituzione.

Il primo comma di tale articolo recita così: “Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza,secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. E il secondo comma (introdotto a seguito della modifica del 2003) oggi stabilisce: «A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini».

Si tratta di una modifica-integrazione della Costituzione, approntata per dare copertura

costituzionale a tutti quei provvedimenti legislativi ed amministrativi, con i quali si volessero garantire forme di paritaria partecipazione tra donne e uomini, in particolare alla designazione di cariche elettive, vale a dire un’eguaglianza dei punti di partenza. In tal modo, le future norme non sarebbero assimilabili alle "azioni positive" (cioè norme dirette a favorire le donne attribuendo ad esse vantaggi speciali e diversi), ma piuttosto sarebbero norme con funzione antidiscriminatoria, miranti cioè a regolare in modo eguale la posizione di donne e uomini.

Quindi: norme dirette a promuovere l’eguaglianza di chances e non misure rivolte a raggiungere direttamente il risultato (come, per esempio, garantire dei seggi parlamentari alle donne).


Donne tornate a fare la calzetta!
post pubblicato in Diario, il 19 dicembre 2007
 

Donne tornate a fare la calzetta!
segue da http://TELEVISIONE.ilcannocchiale.it/post/1710501.html  




pro e contro 

 proseguo con un testo contro. 


Una volta comprese le cause delle discriminazioni e delle ingiustizie verso le donne e, della loro posizione svantaggiata, chiarito che ci sono leggi che cercano di equiparare le posizioni, eliminando le discriminazioni, è accertato che ancora ad un’eguaglianza formale stabilita dalla legge non corrisponde un’eguaglianza nella realtà concreta.

La promozione, che riguarda tutti gli ambiti della vita femminile, a partire da una rinnovata e universale presa di coscienza della dignità della donna, è oggi  largamente condivisa anche dalla società maschile ma questa libertà a cui aspira la donna è però valida come in molti altri esempi, sino a che non lede quella altrui. Voglio dire che la donna  nel suo sacrosanto diritto di non essere discriminata in alcuni campi o lavori, deve tenere conto che non ha sostituti equivalenti al ruolo che da sempre ha sostenuto nella civiltà sino ad oggi ed in particolare mi riferisco a quello della cura della famiglia in particolare dei figli. Allora dico che il diritto di rivendicazione vale sino a che tutto ciò che è di competenze delle donne non lascia uno scoperto "incolmabile" che anche volendo la società maschile non può sostituire. Se succedesse questo ( e siamo ad un passo)allora verrebbero a lasciare un vuoto incolmabile creando un danno immenso x la società.

Il problema forte è che  la donna oggi si trova ad affrontare diversità di ruoli: la cura della famiglia, la procreazione, la difficile educazione dei figli abbinata all’aumento dei ruoli in cui ha voluto emanciparsi.

Purtroppo oggi il mondo politico che dovrebbe occuparsi di garantire alle famiglie collassate finanziariamente, la salvaguardia dei “servizi” fondamentali che la donna rende alla società , è attualmente latitante più che mai. Sarebbe necessaria una generale, forte politica familiare di sostegno, in specifico, per la donna che lavora e che ha figli.

Stiamo scivolando sempre più in fondo alla classifica dei paesi benestanti, è di oggi la notizia che pure la Spagna ci ha sorpassato.

Molta responsabilità è della società che abbiamo costruito, il “mercato” occulta la vera qualità dei bisogni primari, enfatizza esigenze non indispensabili, la sua parte dovrebbe farla individualmente ogni famiglia educandosi a capire ed acquistare.

Voglio porre un piccolo esempio: mi figlio, spesso, quando vede una cosa che lui dice regalata, la compra senza domandarsi troppo a cosa e quanto gli serva, o quanto gli potrà durare, rivelandosi poi, quasi sempre, uno spreco di denaro. Ancora,, al distributore di benzina, dove impazza la raccolta punti x il ritiro finale di regali, si intuisce la pochezza dell’uomo italiano, spesso mi accorgo della ridicola volontà tra gli avventori, di raggirare,  anche in questo campo le regole del gioco.

Credo,come dice il berlusca” che, questa tipica  cultura “italiana”, sia alla base di tutti i nostri problemi, se spostiamo il concetto illustrato x la raccolta punti a tutto quello che in Italia è legato a delle regole precise,dall'ottenere “servizi” sino alla politica, si avrà la drammaticità del problema e il risultato che è poi quello che subiamo tutti noi.

Oggi sembra che la maggior parte delle adolescenti siano proiettate a fare le vallette  o le veline senza che la famiglia si preoccupi minimamente di inculcare invece, quanto sia necessario il ruolo della donna come tale, anzi, sento spesso mamme che incitano le figlie a boicottare questo triste compito.Vedo moltissime mamme che vivono nelle figlie le frustrazioni della vita di oggi  vita che purtoppo prende come esempio lo specchio della televisione più banale che ci sia. Certo l ’uomo deve assumersi responsabilità maggiori, ma deve mantenere  il proprio ruolo all’interno della famiglia, ma anche qui il del maschio di oggi è tallonato dallo strapotere femminile e diventa sempre meno carico del ruolo che lo contraddistingue decadendo nella pochezza che avvolge l’apparenza dei nostri giorni. Falegnami, muratori, fornai, meccanici e mille altri lavori che erano la simbologia dell’uomo che lavora non trovano più iniziati nei giovani d’oggi, avviluppati nel sistema si cerca sempre più un lavoro dal colletto bianco o in cui le mani non si debbano sporcare. I soldi non bastano mai è certamente vero ma una donna saggia potrebbe molto nell'economia familiare sapendo fare tutto ciò che invece dovrebbe sapere.

Il futuro quale sarà?

 

Un reale avvenimento narrato al telegiornale e successo in tanti paesi del mondo.

 

Una comune mamma e impiegata, esce come ogni giorno  in macchina con i suoi tre figli di cui  il più piccolo nel seggiolino.E’ una giornata come tante compie lo stesso tragitto centinaia di volte, prima la scuola per i due più grandi, poi l’asilo nido per il più piccolino.

Poi lasci la macchina, e va al lavoro,un tempo questo in cui  la sua famiglia è  fuori dalla sua vita.

Poi come al solito, uscita dal lavoro compie il percorso è inverso, prima l’asilo nido, poi la scuola dei due più grandi. Alla porta dell’asilo nido, arriva alla classe del bimbo.

La maestra le va incontro, curiosa.

Cosa ci fa lei qui ?

“Sono venuta a prendere mio figlio!” Dice, cortese, cercando di nascondere la sua enorme stanchezza dietro un sorriso di circostanza.

“Ma non c’è!” Esclama la maestra, guardandola con aria strana “lei stamattina non lo ha portato!”

in un istante, si sveglia dallo stato di torpore, era sicura di essere uscita con tutti e tre i figli , quella mattina!

Ha lasciato i due bambini a scuola di questo era sicura, improvvisamente impallidisce

Corre, disperata alla macchina.

 

Gunta al finestrino fissa impietrita il seggiolino, dove il suo bambino giace immobile.

Il sole continua a picchiare inesorabile, apre la portiera, prende il corpicino di suo figlio tra le braccia ma sa che è morto, è rimasto nella macchina per ben sei ore, senza acqua, sotto il sole.

 

 

Ed io mi chiedo e vi chiedo:

“Davvero vogliamo questo?

Davvero non possiamo fermarci?”

 

segue prossimamente pro e contro....

Credo che ci possa essere molta soddisfazione nel ruolo della donna, non costretta al lavoro,nell'accudire con amore tutta la famiglia e l'conomia familiare..sarebbe un vantaggio enorme x la società moderna..

a questo tema dedicherò il prossimo post.

 

 


Donne tornate a fare la calzetta
post pubblicato in Diario, il 9 dicembre 2007

Donne tornate a fare la calzetta!




pro e contro 

Detto questo proseguo con un testo a favore

dello scollamento della donna dal proprio ruolo

Ma poi approfondirò la mia personale convinzione che x la società questo è certamente più un guasto che una fortuna.

 

Il titolo è certamente provocatorio e non vuole affermare ciò che dice ma solo incuriosire l’utente verso queste pagine.

 

 

Per fare il punto del ruolo della donna oggi è necessario, creare un ponte tra storia, memoria attraverso i popoli e le diverse culture per debellare fisime, astrazioni e manipolazioni concettuali di alcune  verità storiche.

Bisogna svuotare il campo da pregiudizi, sofisticazioni antiche e moderne, rimuovere improprietà diffuse sul ruolo della donna che non potesse affrontare determinate difficoltà o determinati lavori. Leggendo la storia dell’umanità, si intuirà quanto non meno degli uomini  abbiano dato e  contributo, le donne, alla evoluzione della civiltà moderna.

Ricordo  a tutti che nella familia romana la donna (civis Romana) rivestiva un ruolo centrale, anche dal punto di vista “politico”, pur non facendo parte della communio comitiorum. I giuristi romani (prudentes) adoperavano diversi termini assai concreti, per indicare la donna, il suo status e la sua dignitas : femina, mulier, uxor,materfamilias, mater civilis, mulier pregnans, vidua, libera, serva.

I giuristi riconoscevano che la donna aveva una posizione di svantaggio ma è cosa assai diversa relegarla a condizione di inferiorità.

La donna sui iuris amministrava il patrimonio:noti sono gli esempi di donne imprenditrici e tra le tante, una donna che ancora oggi è degna, dopo più di duemila anni di ammirazione,è la matrona romana Cornelia, madre dei Gracchi (II secolo a. C.).

Cornelia, come migliaia di altre donne, ha impreziosito la res publica nei secoli, nei più disparati campi in cui  il genio femminile si è espresso. Sfortunatamente, con gli strumenti della storiografia scientifica, è rimasto ben poco della molteplici opera delle donne, il tempo ne ha sepolto le tracce non tramandandocele, ma tutta l’umanità ha un debito immenso verso la cultura di “tradizione femminile”.

Matrona romana, figlia di Scipione Africano, moglie di Tiberio Sempronio Gracco e madre dei tribuni Tiberio e Caio Gracco, fu una donna coltissima e d’animo forte. Si racconta che Cornelia, rimasta vedova giovanissima, avesse rifiutato di sposare il re d’Egitto, Tolomeo Fiscone, per consacrarsi all'educazione dei figli. Si dice che rispose, ad una matrona che ostentava le sue pietre preziose, "ecco i miei gioielli" mostrando i suoi figli. In età più tarda le fu eretta una statua nel Foro romano con l'epigrafe "Cornelia madre dei Gracchi".

Si avverte oggi la necessità di tornare a quella che possiamo chiamare una vera cultura dei diritti, tornare cioè all’idea che ogni convivenza umana (ogni società) si articola intorno ad alcuni valori di fondo (o meglio “principi”), che possono rappresentare i punti di riferimento di un progetto che ci consenta di affrontare le battaglie del presente in una proiezione verso il futuro .(F. Sitzia).

 

 

Ad una parità formale tra fatto e diritto non corrisponde in realtà una  parità sostanziale.

Quanti sanno oggi che il significato del termine “politica” è da intendersi come “cura della res publica”?

Chi meglio di una donna, che per millenni ha curato la “pusilla res publica”  (cioè la famiglia, riprendendo la terminologia ciceroniana), è in grado di fare  politica, “partecipare”,  diventare parte attiva della vita pubblica ma, certamente  se per politica, oggi, si intende altro, le donne  non sono  certo interessate o compiacenti come gli uomini. E’ importante distinguere tra il “fatto” (rerum notitia) e il diritto cioè individuare le conseguenze giuridiche, in base alla conoscenza del fatto stesso, trovando soluzioni per la pacifica convivenza e contrastando tutto ciò che è dis-valore.

 

 



Oggi i cultori di alcune discipline (sociologi, psicologi etc.), si limitano a fotografare o “avallare la realtà dei fatti”, rincorrendola, senza sforzarsi di recuperare strumenti a difesa dell’uomo, per riproporli a legislatori e giudici. La pericolosità di rincorrere il fatto (gli accadimenti) senza l’elaborazione del diritto (inteso come ars boni et aequi)  comporta paradossalmente uno scollamento dalla società stessa, creando una “babele del linguaggio dei diritti” a cui stiamo assistendo ogni giorno nei più comuni casi di avvocatura.

Si avverte dunque la necessità di tornare ad una vera cultura dei diritti, tornare cioè all’idea che ogni convivenza umana (ogni società) sia mobile intorno ad alcuni  principi  di fondo che  rappresentano i punti di riferimento di un progetto che consenta di affrontare le battaglie del presente in proiezione al futuro.
In particolare mi riferisco alla riabilitazione della famiglia che,a mio parere personale, vive oggi un  grave momento di smarrimento proprio a causa della  mancanza della donna nel suo ruolo principale, donna  intesa come cornice collante del contenuto famiglia impegnata troppo in altri ruoli .

 

Dal punto di vista legislativo in Italia la donna, al termine di un travagliato processo

storico, ha fatto il suo ingresso nel mondo delle professioni (da quella medica a quella forense, nel mondo universitario, imprenditoriale),degli impieghi, della magistratura, delle stesse forze armate, essendo caduti, progressivamente, tutti i divieti giuridici ( ma ancora c’è da lavorare anche quei pregiudizi che portavano a credere che la donna non potesse svolgere determinati lavori) che avevano ostacolato la sua piena equiparazione all’uomo e l’attuazione, sotto tale aspetto, dell’art. 3 della Costituzione italiana là dove afferma ilprincipio di eguaglianza senza distinzioni di sesso.

 

2 Purtroppo  è successo anche  che un onorevole, ministro della Salute della Repubblica italiana, intervistata su tematiche delicatissime, quali quelle dell’inseminazione artificiale e dell’eterologa, ebbe a dire che mai avrebbe usato questa tecnica per sé; tuttavia era giusto che ci fosse  in nome della libertà.. dimenticando il principio elementare della politica: fai agli altri quello che vuoi fare a te!.

3 F. D. BUSNELLI, “Vita umana (e sue ‘nuove’ frontiere)”, in Bioetica e diritto privato, pp. 271 ss.: «il rispetto dell’essenza umana … è una scelta dell’uomo … e in quanto riferita al diritto del giurista. E’ una scelta che non intende semplicemente avallare l’ordine dei fatti, ma che mira a proporsi un ordine di fini».

4 Altrettanto pericolosa è la creazione ed elaborazione di nuove categorie di “diritti della personalità”. Tra i tantiesempi mi limito a citare un “diritto a non nascere”, un “diritto alla clonazione”, un “diritto ad essere lasciati soli” o un “diritto alla solitudine”, un “diritto all’oblio”. Taluno addirittura sostiene esservi per la donna un “diritto al parto epidurale” o un “diritto al ripensamento”, ad esempio in materia di procreazione assistita. Ancora più paradossalmente si parla oggi di un “diritto alla programmazione familiare” con la conseguenza che la nascita di un “bambino sano ma non voluto” integrerebbe gli estremi di un danno da bambino indesiderato.

 

 

La metà del Novecento segna un efficace cambiamento nei livelli di istruzione

(piena parità) e di occupazione femminili. A titolo esemplificativo ricordo che alla metà del XX secolo i professori universitari-donne erano una sparuta minoranza. Oggi, le donne che intraprendono con successo la carriera accademica sono in continua e notevole crescita numerica ed è prevedibile che tra non molto tempo saranno in numero pari agli uomini e, sia pure in percentuale esigua, assurgono anche alle massime cariche accademiche.

Nei posti dove contano solo le capacità e, quindi, il merito, sia nel privato che nel pubblico, la parità oggi si può dire raggiunta (formalmente e sostanzialmente, sia pure con qualche distinguo).

Diversa è la situazione quando si tratta di cariche in cui le persone devono essere nominate. La scelta avviene sulla base delle valutazioni discrezionali del soggetto nominante: certamente il criterio fondamentale deve essere la qualificazione professionale e cioè il requisito di specifiche competenze professionali come richiesto dalla legge, oggi, per la massima qualificazione delle donne credo si  possa  ritenere applicato  il criterio delle “pari opportunità” ( nella RAI questo è accaduto a livello di Presidenza,e, a Milano il sindaco è la Moratti).

Nel caso della Corte costituzionale italiana, che quest’anno ha celebrato il cinquantenario.

 

Nel collegio della Corte si sono avvicendati  ben 90 giudici costituzionali

uomini, e solo nel novembre 1996, dopo quarant’anni, è arrivata una donna; all’uscita di questa (dopo 9 anni) è stata nominata, nel 2006, la seconda donna (la prof. Saulle, nota nelle sedi internazionali, docente di “Diritti umani” alla Università “La Sapienza).6

 

 

Legislazione italiana statale.

 

Nella politica attiva la presenza delle donne nelle istituzioni è ancora scarsa;

specialmente nelle istituzioni politiche “rappresentative” (Parlamento, consigli comunali e regionali).

5 Ad eccezione della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza” , tutte le altre Università italiane contano un grande numero di professori donne. Nella  Università (Maria S.S. Assunta di Roma) che è la seconda Università romana (fondata nel 1939 da una donna – la Madre Tincani –) nella Facoltà di Giurisprudenza il numero dei professori – donne è di gran lunga superiore a quello degli uomini.

6 Questo sta a dimostrare che anche la Corte, organo costituzionale per eccellenza, che dovrebbe rispecchiare il Paese, non lo rispecchia! A titolo di curiosità voglio ricordare che nel 1984 non vi erano donne nemmeno come “assistenti di studio” dei giudici della Corte costituzionale. Il giudice costituzionale Borzellino,siciliano, mi chiamò a questo incarico e da quell’anno numerosissime sono state le donne scelte per questo lavoro.

La rimozione di tutti i divieti giuridici non è bastata per un accesso paritario delle donne

in politica. Ancora oggi, nonostante le modifiche legislative, le donne costituiscono una

percentuale molto, troppo bassa,7/8% soprattutto tenendo conto del fatto che la parte del popolo delle donne costituisce la maggioranza in Italia (29 milioni di donne contro 27 milioni di uomini).

A. Legislazione costituzionale


a) Per far fronte a tale situazione nel 2003 è stata approvata, a larga maggioranza, una modifica dell’art. 51 della Costituzione.

Il primo comma di tale articolo recita così: “Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza,secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. E il secondo comma (introdotto a seguito della modifica del 2003) oggi stabilisce: «A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini».

Si tratta di una modifica-integrazione della Costituzione, approntata per dare copertura

costituzionale a tutti quei provvedimenti legislativi ed amministrativi, con i quali si volessero garantire forme di paritaria partecipazione tra donne e uomini, in particolare alla designazione di cariche elettive, vale a dire un’eguaglianza dei punti di partenza. In tal modo, le future norme non sarebbero assimilabili alle "azioni positive" (cioè norme dirette a favorire le donne attribuendo ad esse vantaggi speciali e diversi), ma piuttosto sarebbero norme con funzione antidiscriminatoria, miranti cioè a regolare in modo eguale la posizione di donne e uomini.

Quindi: norme dirette a promuovere l’eguaglianza di chances e non misure rivolte a raggiungere direttamente il risultato (come, per esempio, garantire dei seggi parlamentari alle donne).



 segue prossimamente pro e contro....

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