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Caterine e galletti
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2008
 

Caterine e galletti..ma solo qui a Ravenna....

in questi giorni si fanno caterine e caterine ....queste sono quelle del mio negozio...ho fatto una piccola ricerca e ho scopeerto che ....








....non si sa da dove vengono e a quando risalgono. Che non hanno motivazione alcuna. Che non chiedono niente: se le ricordi bene, altrimenti fa lo stesso. Mica come Natale, che ti fanno tutti una testa così!
A Ravenna, il 25 novembre,S.Caterina, i fornai espongono in vetrina una serie di biscotti speciali: hanno la forma di donnine e di galletti, sono ricoperti di cioccolata, e rifiniti con decorazioni di zucchero colorato.







Per quanto i patiti delle tradizioni abbiano frugato, e fatto le ipotesi più strampalate, non si sa quando e dove è nata; e, per di più, è una tradizione che riguarda esclusivamente Ravenna centro. Nelle frazioni, anche vicinissime, non se ne sente più parlare.






A me piace pensare ad un’origine tutta privata; penso ad una grande cucina di una famiglia piccolo borghese, datata forse in quel periodo di relativa tranquillità, che va dall’unità d’Italia alle prime avventure coloniali. Forse una mamma creativa, per intrattenere una bimba, forse costretta in casa da un raffreddore, le ha proposto di fare dei biscotti. E forse la bimba, con le maniche arrotolate fino ai gomiti e le guance sbaffate di farina, ha dato alla pasta la forma più cara, quella della sua bambola. Forse era la bambina a chiamarsi Caterina, o forse la sua bambola. E poi forse la bambina ha pensato al fratellino, tenuto fuori dal regno tutto femminile della cucina: “E per lui, cosa facciamo mamma?” E così, per gioco, sono nati i galletti, ostentatamente ed ingenuamente maschili. Forse il papà della bambina era un pasticciere, o forse lo era uno zio o un lontano parente. E forse le creazioni della bambina gli sono tanto piaciute che ha deciso di esporne un po’ in vetrina. Forse una cliente incusiosita ha deciso di assaggiarle, e le sono piaciute, e forse ne ha parlato alle sue amiche, che ne hanno parlato alle loro amiche, le quali a loro volta ne hanno parlato ad altre amiche. E forse tutte ne hanno parlato alle loro figlie, e quelle alle loro figlie e alle figlie delle figlie. E , insomma, ogni 25 novembre, nelle vetrine dei fornai e dei pasticcieri di Ravenna – ma solo di Ravenna centro - fioriscono caterine e galletti. Di cui nessuno ricorda le origini. Per cui ciascuno può inventarle da sè.
A me piacciono le tradizioni così: poco impegnative. 

 Faccio mie queste righe di cui condivido tutto

tratte da http://www.ulivoselvatico.org/stilelib/arcrow05.htm







Bio 1 Santa Caterina da Siena

Ritratto di S. Caterina da Siena eseguito da Bernardino Luini e conservato presso 'Le Musée de Tesse di Le Mans'
Caterina nasce a Siena nel popolare rione di Fontebranda nel cuore della contrada dell'Oca il 25 marzo 1347. E' la ventitreesima figlia del tintore Jacopo Benincasa e di sua moglie Lapa Piagenti, Caterina ha una gemella, Giovanna che però morirà poco tempo dopo la nascita. Fin da piccola Caterina frequentava i frati Predicatori e la basilica di San Domenico, edificata su di una rupe sovrastante la casa dove Ella abitava.
Un giorno mentre tornava da far visita alla sorella Bonaventura che abitava in Vallepiatta, vicino al suo rione, Caterina ebbe la sua prima visione; vide sospeso in aria sopra il tetto della basilica di San Domenico il Signore seduto un bellissimo trono, vestito con abiti pontificali insieme ai santi Pietro, Paolo e Giovanni. L'anno successivo nel 1354 Caterina fa voto di verginità, non fa pero' la scelta di diventare suora; per l'epoca la vita della suora significava chiudersi in clausura; Caterina sente che la sua missione è nel mondo e sceglie di farsi Mantellata o Terziaria domenicana. Le terziarie erano donne, per lo più vedove che si dedicavano alle opere di carità e che si raccoglievano in preghiera ogni giorno nella Cappella delle Volte, posta all'interno della basilica di San Domenico. All'età di diciannove anni riceve dall'Eterno Padre la missione di impegnarsi nel mondo per la pace e la salvezza degli uomini. Da questo momento tutta la sua vita sarà dedicata al raggiungimento della pace, alle opere di carità e all'assistenza dei malati e dei bisognosi.
Il Papa Giovanni Paolo II, nel febbraio del 1995, durante la recita dell'Angelus, definì Caterina da Siena "messaggera di pace". L'esordio in questo ruolo la Santa senese lo ebbe nella sua città, che come molte città dell'Italia del XIV secolo, viveva una situazione sociale alquanto difficile e travagliata; vi erano infatti cruenti lotte fra fazioni rivali, facenti spesso capo a potenti famiglie che si contendevano il predominio sul governo della città. La sua fama di "donna di pace" presto si estese anche fuori le mura di Siena, a Volterra per esempio, dove per il bene della città riuscì a sedare gli odii fra due famiglie, una guelfa e una ghibellina.
Fu intermediaria anche fra il Papato e la città di Firenze, in dissidio per una dazione di grano. Al Papa Gregorio XI scriveva: "Otterrete di più col bastone della benignità che colo bastone della guerra": Combatté contro la corruzione della Chiesa, nel XIV secolo il Seggio papale era in esilio ad Avignone e la Chiesa attraversava uno dei periodi più oscuri della sua S. Caterina da Siena storia. Caterina si recò nella città francese e con un capolavoro di diplomazia politica riuscì a convincere Papa Gregorio XI a riportare il seggio papale a Roma. Lottò in modo aspro e duro contro i cardinali francesi che tentavano ad ogni costo di tenere la corte papale in Francia; rimanere in Francia, lontano da Roma, voleva dire per loro una vita fatta di sfarzo e di lusso. Il 13 settembre 1376 Gregorio XI lasciava Avignone e il 17 gennaio 1377 faceva il suo ingresso a Roma. Sempre Giovanni Paolo II ha definito Santa Caterina "la mistica della politica". Infatti nelle lettere ai politici suoi contemporanei ricorda che il potere di governare la città è un "potere prestato" da Dio. La politica, per la Santa Senese, è la buona amministrazione della cosa pubblica finalizzata ad ottenere il bene comune e non l'interesse personale. Per far questo il buon amministratore deve ispirarsi direttamente a Gesù Cristo che rappresenta l'esempio più alto di giustizia. La giustizia infatti nella dottrina politica di Santa Caterina assume un ruolo fondamentale; senza giustizia non c'è pace e se manca la pace viene meno il presupposto che sta alla base della crescita sociale e morale di uno stato. A Pietro del Monte podestà di Siena scrive:" Siate vero giudice e signore nello stato che Dio v'ha posto e direttamente rendiate il debito al povero ed al ricco, secondo che richiede la santa giustizia, la quale sia sempre condita con misericordia".
E ancora ai Consoli e Gonfalonieri di Bologna scrive:" Se voi sarete uomini giusti che il reggimento vostro sia fatto… non passionati né per amor proprio e bene particolare, ma con bene universale fondato sulla pietra viva Cristo dolce Gesù".

Caterina infermiera volontaria.Fa da scenario a Caterina infermiera volontaria l'ospedale Senese di Santa Maria della Scala, luogo di accoglienza di viandanti, pellegrini e ammalati sorto lungo il percorso della via Francigena, oggi adibito a museo presso il quale e' possibile visitare l'oratorio di Santa Caterina della Notte, dove appunto Caterina era solita riposarsi durante le lunghe notti trascorse al capezzale di malati, infermi e sofferenti. Caterina interpreta la carità cristiana in modo operativo e concreto, infatti era solita frequentare giornalmente l'ospedale senese portando assistenza e conforto ai ricoverati, la mantellata di Fontebranda vede in ogni malato un'anima da salvare e dedica le sue cure ai corpi "per conquistare l'anima". In queste opere Caterina incarna il modello di infermiera volontaria per eccellenza, piena di carità pazienza, energia e forza di volontà; non conosce stanchezza, assiste i malati della sua famiglia e dell'ospedale, va nelle case private perché a "nessun manchi l'assistenza ed il conforto". Durante l'epidemia di peste del 1374, munita di una boccetta di aromi, di un bastone per sorreggersi e di una lanterna, si recava all'ospedale e nelle case insieme ai suoi discepoli alleviando le sofferenze dei malati con i pochi mezzi allora a disposizione. Questo suo ruolo di assistente ai malati ha fatto sì che oggi, alle soglie del Terzo Millennio dell'era cristiana, sia stata paragonata ad una grande figura del nostro secolo, Madre Teresa di Calcutta.
Lo steso cardinale Pio Laghi, che per il suo mandato di legato apostolico in India ha vissuto per molti anni accanto a Madre Teresa, ha trovato in queste due donne molte cose in comune. Proprio nel modo di porsi di fronte all'ammalato e al bisognoso, Caterina come Madre Teresa e Madre Teresa come Caterina, hanno curato le piaghe fisiche e morali dell'umanità. Caterina morì a Roma il 29 aprile del 1380; il suo corpo riposa sotto l'altare maggiore della chiesa di Santa Maria sopra Minerva, la testa invece è a Siena nella basilica di San Domenico in una cappella affrescata dal Sodoma. Caterina venne canonizzata il 29 giugno 1461 dal Papa senese Pio II. L'9 marzo 1866 Pio IX l'ha dichiarata compatrona di Roma. Il 18 giugno 1939 Pio XII la proclama Patrona d'Italia insieme con San Francesco d'Assisi. Il 4 ottobre 1970 Paolo VI la dichiara Dottore della Chiesa Universale.



Bio 2

l 25 marzo 1347. E' la ventitreesima figlia del tintore Jacopo Benincasa e di sua moglie Lapa Piagenti. La gemella Giovanna morirà poco tempo dopo la nascita. Il suo carisma mistico (come viene chiamato dai cattolici) si rivela molto presto, tanto che a soli sei anni sostiene di aver visto, sospeso in aria sopra il tetto della basilica di San Domenico, il Signore Gesù seduto su di un bellissimo trono, vestito con abiti pontificali insieme ai santi Pietro, Paolo e Giovanni. A sette anni, quando le bambine sono ben lontane solo dal concepire una cosa simile, fa voto di verginità.
In concomitanza con queste tendenze inizia, ancora bambina, a mortificarsi, soprattutto rinunciando a tutti i piaceri che in qualche modo avessero a che fare con il corpo. In particolare, evita di mangiare carne di animale. Per evitare i rimproveri dei genitori, passa il cibo di nascosto ai fratelli o lo distribuisce ai gatti di casa.
Verso i dodici anni i genitori decidono di maritarla. Evidentemente, non avevano ben compreso il carattere di Caterina, anche se in effetti le sue pratiche ascetiche erano condotte in solitudine. Ad ogni modo, pur di non concedere la sua mano, giunge a tagliarsi completamente i capelli, coprendosi il capo con un velo e chiudendosi in casa. Considerata affetta da una sorta di fanatismo giovanile, per piegarla la costringono a pesanti fatiche domestiche. La reazione è del tutto in linea con il suo misticismo. Si "barrica" all'interno della sua mente, chiudendosi del tutto al mondo esterno. Questo sarà, fra l'altro, uno dei suoi insegnamenti, quando, diventata ormai un simbolo, godrà del seguito di numerosi allievi.
Un bel giorno, però, la considerazione dei genitori cambia: il padre osserva che una colomba si posa sulla sua testa, mentre Caterina era intenta a pregare, e si convince che il suo fervore non è solo il frutto di un'esaltazione ma che si tratta di una vocazione veramente sentita e sincera.
A sedici anni, spinta da una visione di San Domenico, prende il velo del terz'ordine domenicano, pur continuando a restare nella propria casa. Semianalfabeta, quando cerca di imparare a leggere le lodi divine e le ore canoniche, fatica parecchi giorni, inutilmente. Chiede allora al Signore il dono di saper leggere che, a quanto riportano tutte le testimonianze e da quanto dice lei stessa, le è miracolosamente accordato.
Intanto, prende anche ad occuparsi dei lebbrosi presso l'ospedale locale. Scopre però che la vista dei moribondi e soprattutto dei corpi devastati e delle piaghe le genera orrore e ribrezzo. Per punirsi di questo, un giorno beve l'acqua che le era servita per lavare una ferita cancrenosa, dichiarando poi che "non aveva mai gustato cibo o bevanda tanto dolce e squisita." Dal quel momento, la ripugnanza passò.
A vent'anni si priva anche del pane, cibandosi solo di verdure crude, non dormiva che due ore per notte. La notte di carnevale del 1367 le appare Cristo accompagnato dalla Vergine e da una folla di santi, e le dona un anello, sposandola misticamente. La visione sparisce, l'anello rimane, visibile solo a lei. In un'altra visione Cristo le prende il cuore e lo porta via, al ritorno ne ha un altro vermiglio che dichiara essere il suo e che inserisce nel costato della Santa. Si dice che a ricordo del miracolo le rimase in quel punto una cicatrice.
La sua fama andava espandendosi, attorno a lei si raccoglieva una quantità di gente, chierici e laici, che prendono il nome di "Caterinati". Preoccupati, i domenicani la sottopongono ad un esame per appurarne l'ortodossia. Lo supera brillantemente e le assegnano un direttore spirituale, Raimondo da Capua, diventato in seguito il suo erede spirituale.
Nel 1375 è incaricata dal papa di predicare la crociata a Pisa. Mentre è assorta in preghiera in una chiesetta del Lungarno, detta ora di Santa Caterina, riceve le stimmate che, come l'anello del matrimonio mistico, saranno visibili solo a lei. Nel 1376 è incaricata dai fiorentini di intercedere presso il papa per far togliere loro la scomunica che si erano guadagnati per aver formato una lega contro lo strapotere dei francesi. Caterina si reca ad Avignone con le sue discepole, un altare portatile e tre confessori al seguito, convince il papa, ma nel frattempo è cambiata la politica e il nuovo governo fiorentino se ne infischia della sua mediazione.
Però, durante il viaggio, convince il papa a rientrare a Roma. Nel 1378 è dunque convocata a Roma da Urbano VI perché lo aiuti a ristabilire l'unità della Chiesa, contro i francesi che a Fondi hanno eletto l'antipapa Clemente VII. Scende a Roma con discepoli e discepole, lo difende strenuamente, morendo sfinita dalle sofferenze fisiche mentre ancora sta combattendo. È il 29 aprile del 1380 e Caterina ha trentatré anni, un'età che non potrebbe essere più significativa....
Sarà sepolta nel cimitero di Santa Maria sopra Minerva. Tre anni dopo le sarà staccato il capo per portarlo a Siena. Quel che resta del corpo, smembrato per farne reliquie, è nel sarcofago sotto l'altare maggiore.
Ha lasciato circa quattrocento lettere scritte a tutti i potenti del suo tempo ed un "Dialogo della divina provvidenza" che è una delle più notevoli opere mistiche di tutti i tempi.
La figura di Santa Caterina da Siena ha ispirato numerosi artisti che l'hanno ritratta il più delle volte con l'abito domenicano, la corona di spine, reggendo in mano un cuore o un libro, un giglio o il crocefisso o una chiesa. Molti pittori predilessero i fantasiosi racconti della sua vita, come il matrimonio mistico, che si distingue da quello di Santa Caterina d'Alessandria, perché in questo caso il Cristo è adulto.
È patrona d'Italia e protettrice delle infermiere.
 
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