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Ecco perché il petrolio costerà 200 dollari
post pubblicato in Diario, il 14 giugno 2008
 

Ecco perché il petrolio costerà 200 dollari

Le tensioni geopolitiche in parecchi paesi produttori, in particolare la Nigeria sembrano la causa principale della crescita incontrollata dell’oro nero. Arjun N. Murti, l’ analista di Goldman Sachs che sorprese la comunità economica quando nel marzo del 2005 profetizzò un aumento del petrolio oltre i cento dollari prevede oggi una facile congiuntura versoi 200 dollari,le quotazioni del greggio proiettate verso tale soglia , «sembrano essere aumentate da qui a 6-24 mesi», sebbene sia difficile individuare esattamente l’acme delle quotazioni ed al tempo stesso la durata di questa fase rialzista: è pero ipotizzabile che i prezzi continueranno ad aumentare gradualmente, ma in un periodo più lungo di quanto previsto nel recente passato.

Gli analisti hanno peggiorato le stime relative al prezzo in considerazione del fatto che ci sarebbero rischi sul versante delle forniture, in presenza di una domanda sempre più sostenuta da parte delle economie emergenti. In particolare, secondo Goldman Sachs graverebbero problemi per alcuni Paesi non aderenti all’ Opec, come Messico e Russia. Sul prezzo inoltre pesano fattori speculativi che peraltro dovrebbero consentire una maggiore efficienza produttiva ed a maggiori investimenti da parte delle compagnie petrolifere in progetti di ricerca.

il prezzo del petrolio preoccupa, e potrebbe farlo ancora di più in un prossimo futuro. Non a caso, nuovi record si alternano giorno dopo giorno. Non occorre ricordare che negli ultimi dodici mesi il prezzo del petrolio è più che raddoppiato.

Arjun N. Murti, capo economista Goldman Sachs, l’unico che aveva previsto le quotazioni attuali, ci regala un’altra anticipazione (anche questa positiva): il trend rialzista è lungi dall’essersi concluso, nel 2009 potrebbe essere toccata quota - 250.

La spiegazione dovrebbe essere abbastanza elementare, più consumi, meno produzione. Più consumi perché ci sono paesi come la Cina che dal 2001, con il greggio a 16 dollari –preistoria-, ad oggi ha più che raddoppiato i suoi consumi.

Dal punto di vista dell’offerta, Messico e Russia non riescono ad aumentare l’output, che è anzi destinato a scendere. Queste le cause strutturali. Non dimentichiamoci poi dell’instabilità iraniana, dei guerriglieri del Mend in Nigeria, degli uragani, delle dichiarazioni di qualche colorito capo di Stato…

Soluzioni? Per lo più rimedi. A fronte della crescita dei Bric (Brasile, Russia, India, Cina), tocca ai Paesi industrializzati provare a contenere la domanda.

L’autorevolezza della fonte del rapporto potrebbe innescare l’idea che conviene puntare sul futuro aumento del prezzo del greggio, scommessa che però farà aumentare i prezzi già da domani mattina.

Lo scenario della “vita” del nostro Bel Paese con un prezzo del greggio a 200 dollari avrà effetti - pesantissimi - a cui dovremmo adeguarci.

Il primo problema da afforntare sarebbe sicuramente quello legato ai carburanti: con un greggio a 200 dollari al barile il prezzo della benzina potrebbe superare i 2 euro.

comporterebbe inevitabilmente una riduzione dei consumi che potrebbero scendere dell'8-10%.

L’aggravio per le famiglie, sarebbe in media di circa 600-800 euro l'anno.

E’ facile prevedere anche un utilizzo – limitato – dell’autovettura.

Cambieranno in parte anche le abitudini e i consumi delle famiglie che dovranno fronteggiare costi crescenti per il riscaldamento oppure per l’acquisto di beni e servizi.

ALLARME PER I CONTI PUBBLICI

Il Pil italiano diminuirebbe dello 0,4% solo nel primo anno, mentre l'impatto recessivo del più alto prezzo del petrolio comporterebbe una perdita di posti di lavoro che in quattro anni farebbe lievitare il tasso di disoccupazione di circa un punto.

Peggiorerà anche la bilancia dei pagamenti, l'inflazione il primo anno registrerebbe un balzo di un punto.

Con la crescita inflazionistica scatterebbe poi una politica monetaria restrittiva con il conseguente aumento dei tassi di interesse ed un impatto negativo su mutui e debito pubblico.

petrolio a 200 dollari entro l'anno
post pubblicato in Diario, il 14 giugno 2008
 

A New York il greggio riprende a salire, dopo essere sceso ieri di oltre 5 dollari a 133 dollari.

Sulle piazze asiatiche i future sul Light crude avanzano di 35 cent a 134,68 dollari.


Ii traders statunitensi acquistano futures a lunga scadenza puntando sul fatto che a fine anno il petrolio toccherà i 200 dollari al barile. Il petrolio non è solo nella plastica e nei trasporti, ma anche nel cibo e in qualunque cosa della nostra vita quotidiana: se rincarerà così tanto, sarà una bel problema x il mondo intero. C’è di buono che probabilmente tenderanno a calare i consumi  personali ma aumenteranno quelle  che potranno permettersi qualche nuovo piccolo lusso legato a tale consumo, così non  diminuiranno i gas serra e  la Terra non  tirerà quel sospiro di sollievo che molti si auspicano.

Siamo pronti a vivere con meno petrolio? .. se non lo siamo bisogna cominciare  a darsi da fare..

 

 

Dicono gli esperti che l’aumento inarrestabile del petrolio è la conseguenza di macchinazioni  geopolitiche. In passato qualcuno forse ricorda come  le tensioni sul fronte mediorientale spinsero verso l’alto le quotazioni del greggio e quelle del dollaro. Oggi non è così: le aspettative sul prezzo petrolio sono fosche (in caso di guerra all’Iran potrebbe schizzare a 200 dollari al barile),  il dollaro non da segnali di ripresa. Anzi.
Quello al quale stiamo assistendo ha una doppia spiegazione.

 

La prima sta nel petrolio: le aspettative sono per un ulteriore incremento della domanda nel 2008 a fronte della quale sta una offerta quasi stagnante non solo per volontà politica dei produttori o delle multinazionali, ma perché estrarre petrolio è sempre più complicato e costoso. Forse di petrolio sotto la crosta terrestre c’è n’è ancora molto, ma a ostacolarne l’estrazione è la tecnologia che richiede investimenti enormi e soprattutto incerti. E questo consente di dire che di petrolio ce ne sarà sempre di meno e sarà sempre più caro.

 

A influenzare la quotazione del petrolio è anche il trend ribassista del dollaro. E’ evidente che se il dollaro tornasse forte, il prezzo del greggio tornerebbe a scendere, anche se sarebbero dolori per gli importatori europei. Ma nel breve-medio periodo non c’è speranza che il dollaro recuperi. La congiuntura Usa, infatti, è debole e ad attrarre gli investimenti esteri è più l’area dell’euro (e quella dello yuan) che quella del dollaro. Il dollaro è destinato a rimanere debole per parecchio (in pochi mesi potrebbe scivolare a quota 1,50 sull’euro, ne sembra convinto anche Rato, il direttore del Fmi) per scelta della Fed, il cui presidente Bernanke, rinnegando le proprie idee, ha dichiarato di temere più la recessione che l’inflazione. In questa ottica il dollaro debole è una carta da giocare (l’Italia l’ha fatto per anni) per rilanciare la competitività degli Usa.

 

Galapagos

Fonte: www.ilmanifesto.it
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