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Al Gore x saperne di piu....
post pubblicato in Diario, il 12 ottobre 2007
 

Kurt Cobb è un giornalista molto conosciuto nell'ambito degli studi sul picco del petrolio. Ha pubblicato sul suo blog un articolo dal titolo significativo: "La differenza tra ipocrisia e disarmo unilaterale", ma non si parla di guerre. Si parla di Al Gore, e di tutte le polemiche che hanno accompagnato le discussioni sui suoi personali consumi energetici. Personalmente, ho sempre trovato questo tipo di attacchi disgustosamente demagogici: se una persona usa molta (troppa) energia, ma col suo lavoro rende consapevoli due miliardi di persone di un problema che ignoravano, compie comunque un atto meritorio. Se fosse stato a casa a risparmiare petrolio, avremmo avuto due miliardi di ignoranti in più.

Comunque, questo è ciò che sostiene Kurt Cobb:

Rinunciare (da parte degli esperti di peak e clima ndt) ai viaggi e ai moderni metodi di comunicazione è come impegnarsi in un disarmo unilaterale. E non è proprio questo che chi nega il global warming e il peak oil desidera?

Intanto infatti, i propagandisti, e i così detti "esperti" allineati con l'industria del petrolio prendono aerei e usano i loro cellulari bruciando enormi quantità di energia per spargere la loro disinformazione. E siccome hanno perso la battaglia sul terreno scientifico, ricorrono agli attacchi personali.

Costoro ci dicono spesso che rispettano una persona con idee diverse dalle loro ma proprio non possono sopportare gli ipocriti. Ma naturalmente, siccome loro non credono che ci sia un problema di clima o di risorse, eccoli liberi di consumare e sprecare senza rimorsi.

da http://petrolio.blogosfere.it/2007/06/ipocrisia-e-disarmo-unilaterale.html


Ipocrisia energetica di Al Gore


critiche ai consumi energetici di Al GoreUn think tank del Tennessee ha analizzato i consumi energetici della villa di Al Gore e ha scoperto che l’ex “prossimo presidente” degli Stati Uniti consuma tantissimo.

La sua casa consuma in un mese quello che una casa statunitense media consuma in un anno. 221,000 kWh nel 2006 per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville sono troppi, per uno che va in giro a parlare del riscaldamento globale, dicono al Tennessee Center for Policy Research e addirittura il Wall Street Journal ironizza sul fatto.

 

Kalee Kreider, portavoce di Al Gore, non nega le cifre (ottenute dall’analisi di bollette pubbliche) ma sottolinea come i coniugi Gore lavorino da casa, cosa che fa aumentare i consumi rispetto ad una famiglia media. Per ridurre le proprie emissioni i Gore stavano provando ad acquistare energia da fonti rinnovabili e hanno in mente di cambiare le lampadine con quelle a risparmio energetico e di installare dei pannelli solari.

Si allude ad una mossa studiata apposta dall’opposizione politica di Gore per screditarlo. Certo che per cambiare anche un centinaio di lampadine non ci sarebbe voluto molto sforzo.

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Dopo una campagna promozionale e mediatica travolgente, sabato scorso ha avuto luogo, nel pianeta Terra, un evento che aveva come scopo riportare l’attenzione sul cambiamento climatico che sta avvenendo. In tutto il mondo i più celebri cantanti hanno dato vita al Live Earth, capeggiati dall’ex vicepresidente degli USA, Al Gore.

Simpatico quell’Al Gore anche se un po' imbolsito dall'ultima volta: così informale, così concreto, così ambientalista, così ruffiano. Come ogni tanto avviene, a scadenze periodiche, tutto il mondo della musica decide di fermarsi e di raccogliere fondi per una causa che affligge il pianeta, come può essere l’aids o la fame nel terzo mondo. Vengono così organizzati degli eventi in simultanea in tutto il pianeta per sensibilizzare la popolazione sui temi rilevanti in questione. Quest’anno è toccato al famigerato global warming far smobilitare le coscienze di tutti i terrestri. Il paladino di questa crociata contro quello che abbiamo creato noi stessi è proprio quel simpaticone di Al Gore, eterno secondo e vicepresidente degli USA, che, nell’intento di rifarsi una vita dopo la Casa Bianca e portare a casa la pagnotta, ha deciso di diventare ambientalista in modo quantomeno ipocrita. Pensiamo a tutta l’energia elettrica, lo spreco di carburanti, i rifiuti prodotti, l’anidride carbonica emessa, per creare quel bellissimo baraccone che è stato il Live Earth. Energia buttata per portare sul palco delle persone che se ne fottono del riscaldamento del pianeta, che pensano soltanto a far pubblicità al loro ultimo cd e che non fanno nemmeno più caso a quello che consumano e sprecano. Lungi da me colpevolizzare i cantanti, che in fondo fanno solo i loro interessi a partecipare al concerto in questione, rifletto solo sulla loro ipocrisia e penso a quanto in basso si possa arrivare, pur di avere un istante di popolarità in più, meglio se poi verrai considerato come politicamente impegnato. Al Gore ha iniziato a parlare del riscaldamento globale da circa un anno, sia attraverso i media tradizionali, sia tramite la cinematografia con una pellicola su questo scottante tema. Peccato che sia proprio lui uno dei colpevoli contro i quali punta il dito, considerando tutti gli sprechi di denaro e di energie per creare il Live Earth. Io mi chiedo come possano persone come Gore alzarsi la mattina e guardarsi allo specchio senza inorridire e girare il volto verso altri lidi. Io so benissimo che ogni giorno spreco enormemente materia, che spendo per cose superflue e che dovrei fare qualcosa per migliorare il tutto. Son consapevole delle mie colpe ma di certo non vado in televisione, durante uno show seguito da 2 miliardi di esseri umani, a predicare che la Terra sta scomparendo, mentre vengono trasmesse le immagini di pinguini che rotolano nel fango come fanno i maiali, peccato che i volatili fossero ancora in Antartide e non nella Bassa Padana. Ipocrisia, siamo ridotti a scoprire l’acqua calda quando tutti decantano le azioni di quel politico americano che ha riunito tanti cantanti per lanciare un SOS per un pianeta, il nostro, che sta bruciando. Un evento come questo se si scava a fondo, perde tutta la sua credibilità e quella che poteva essere una occasione importante per poter riflettere a cambiare davvero qualcosa, si riduce ad una semplice e vergognosa farsa.
Fino a che non ci sarà la volontà unanime di ridurre le nostre esigenze qualitative della vita, non ci potrà essere nessun giovamento. Il vero problema è che modificare le nostre abitudini richiede tempo e voglia, due elementi che insieme si incrociano raramente. La questione è che noi ce ne freghiamo di quello che sta accadendo al pianeta Terra perché le conseguenze peggiori avverranno quando la maggior parte di noi sarà passata a miglior vita e saranno solo problematiche dei nostri figli e nipoti.

Io non voglio essere indicato come moralista o demagogo ma è indubbio che non si può giocare con l’intelligenza delle persone come hanno fatto gli artisti e gli organizzatori del Live Earth. Spesso e volentieri il low profile è quello che garantisce i maggiori risultati, anche se scenograficamente non è esaltante, lo è sotto il punto di vista degli obiettivi prefissati e raggiunti.
Mr. Al Gore, la prossima volta si ricordi di spegnere le luci.

DA http://thejustchoice.blogspot.com/2007/07/al-gore-e-le-luci-di-casa.html


 

07.07.07 Live Earth

Strana la vita. Al Gore fino a ieri era un fallito. Quanti candidati alla Presidenza degli Stati Uniti d'America una volta sconfitti sono rimasti sulla cresta dell'onda? Nessuno. Neanche Al Gore ci è riuscito. Fino a ieri. Come tutti gli ex-candidati alla Casa Bianca che hanno fallito in qualche modo è sparito dalle scene pubbliche. Quasi come accade in Italia. Neanche il terremoto giudiziario di Tangentopoli è riuscito a togliere la poltrona a certi "uomini pubblici".

Al Gore. Fino a ieri un eterno secondo. Poco più che un signor nessuno. Uno che non ce l'ha fatta. Oggi un eroe. Per i giovani. Che poi sono il futuro e la speranza del mondo. Di punto in bianco Al Gore ha saputo risorgere dalle sue ceneri. Solo in una terra di opportunità come possono essere gli States poteva accadere. Al Gore si è reinventato. Cavalcando gli eventi si è trasformato in un moderno paladino dell'ecologia. La sua missione, a dir poco ambiziosa, è quella di salvare la terra. Dall'uomo. E dalla furia autodistruttiva della civiltà. Dello spreco.

Tutto è stato piuttosto semplice. E' iniziato con un libro e con un film denuncia i cui vengono presentati scenari apocalittici. Ma non irreali. Anzi sempre più avallati da numerosi scienziati. L'evoluzione è stato il coinvolgimento di altre celebrità. Per diffondere il messaggio.
Una scomoda verità appunto. Alla fine Al Gore è riuscito ad organizzare un evento mediatico di tutto rispetto. Il Live Earth. 9 concerti in 9 diversi angoli di questa terra malata. Avvelenata dall'uomo. Un evento con l'obiettivo dichiarato di scuoterci dal torpore in cui siamo precipitati.

Ad essere onesto non mi pare di aver assistito a memorabili performance artistiche. La più divertente è forse stata quella degli
Spinal Tap. Con una ventina di amici (tra cui Metallica, James Blunt ed altri), tutti dotati di basso, hanno intonato la canzone finale del loro set. Niente di speciale, di nuovo. Ma va bene così. La musica non doveva prendere il sopravvento. Una volta tanto gli artisti sono stati il mezzo e non il fine.

Il fine era ed è la diffusione del messaggio. Salviamo la terra. La nostra terra. Il nostro pianeta. E credo che in fondo il Live Earth sia stato un grande successo. Il messaggio è passato. La gente è rimasta impressionata. L'idea semplice ma geniale di trasmettere tra una canzone e l'altra delle informazioni sull'impatto delle nostre più piccole azioni ha avuto un effetto devastante. La sera dopo il concerto ne ho avuto la prova. In un locale con amici ho sentito gente che discuteva dell'impatto dei led che segnalano lo stand-by degli apparecchi elettronici. Di quanta energia si risparmia con i giornali riciclati. Di come sia saggio caricare il cellulare di giorno e non di notte. Questa è la misura del successo del Live Earth. Lo scopo, nobile, è stato raggiunto. Sensibilizzare le persone.

L'eterno secondo Al Gore questa volta ha vinto. Non è stato messo in ombra nemmeno da eventi potenzialmente negativi come l'arresto del figlio per possesso di droga a pochi giorni dall'evento. Il messaggio è più importante di tutto, anche di chi lo porto e di chi gli sta intorno. Gore ha sconfitto anche il clan Bush. Con il concerto di Washington. Ostacolato fino all'ultimo minuto da
The Prez & Family è stato tenuto da band esclusivamente di origine indiana.

C'è chi dice che Al Gore si ricandiderà. Speriamo. E' difficile fare peggio di quanto fatto fino ad oggi e con premesse come quelle del Live Earth si può solo avere fiducia.


http://mh-review.blogspot.com/2007_07_01_archive.html



Al Gore e l'ipocrisia ambiente...

Il documentario di Al Gore incentrato sull'ormai immancabile "Global Warming" ed intitolato "An Inconvenient Truth"  ha vinto l'Oscar . Il punto forte delle idee di Al Gore è che ciascuno di noi debba fare la propria parte nella lotta contro il riscaldamento globale.

Peccato che, secondo quanto riporta l'organizzazione di ricerca non profit Tennessee Center for Policy Research, l'abitazione di Al Gore nella Nashville Area consumi 20 volte l'energia che consuma la casa di un americano medio - ovvero Al Gore consuma più energia in un mese di quanta ne consumi un americano medio in un anno. Ed i consumi sono cresciuti nell'ordine del 10% dall'uscita del documentario.

Citiamo le parole del Presidente dell'organizzazione di ricerca:

“As the spokesman of choice for the global warming movement, Al Gore has to be willing to walk the walk, not just talk the talk, when it comes to home energy use”

Emerge come sempre l'ipocrisia ambientalista...

 

http://www.reason.com/blog/show/118874.html

 

 E realizzo che non ho detto la mia sulla questione del Live Earth. Sembra che tra i bloggers sia nata come una frattura tra quelli che hanno ritenuto l'evento "sincero" o "ipocrita", e siccome non l'ho fatto con il post precedente, voglio schierarmi.
Sono per il Live Earth, ed ora spiegheró perché.
Come dice
Fulvia posso essere d'accordo che Madonna é ipocrita perché ha partecipato come headliner per una manifestazione per la salvaguardia dell'ambiente giungendo con il jet privato, e come dice Antonio posso essere d'accordo che Al Gore ha una megavilla che maguardaunpó consuma elettricitá ma scusatemelo, questa gente ha fatto parlare il mondo di ecologia ed ha portato agli occhi della gente un problema che noi nel nostro piccolo pur essendone a conoscenza non avremmo potuto fare, Al Gore viene additato semplicisticamente (e a mio parare con invidia) come il perdente inconsolato che mira unicamente a farsi pubblicitá per ricandidarsi alla casa bianca, ed anche se fosse? I fatti restano e quest'uomo ha prodotto un documentario impeccabile che come ogni documentario va giudicato per il contenuto, prima che per la mano che l'ha prodotto, un documentario che innegabilmente ha un messaggio vero che nessuno aveva mai lanciato e che é arrivato come una sveglia per tutti noi. Se di partenza chiunque inquina (a parte forse qualche eremita o qualche monaco buddista) seguendo il discorso logico quindi nessuno dovrebbe parlare di ecologia in quanto "ipocrita" e quindi andiamo avanti come prima con i condizionatori a mille quando siamo fuori casa, con l'acqua della doccia che scende mentre mangiamo un panino "cosí intanto si scalda l'acqua", con la lavatrice caricata per due paia di mutande, perché tanto io non sono ecologista e quindi per lo meno non sono incoerente. Meglio la coerenza della salute del pianeta insomma. Concordo con Ponza con Maddrummer e con LauraetLory, per quanto ipocrita possa essere il messia, il messaggio c'é ed é vero e se la smettiamo di additare gente perché ci ha consegnato un messaggio sacrosanto ed innegabile (allora eleggiamo a nuova icona dell'ambientalismo Berlusconi con la sua flotta aerea da 100 milioni?) e ricordiamoci che per quanto i VIPS possano essere contati nell'ordine delle centinaia, noi siamo nell'ordine dei miliardi.


DA http://www.lifeofamisfit.com/index.php?option=com_content&task=view&id=168



Dopo due Oscar per Al Gore arriva anche quello all'ipocrisia

In America succede di tutto. L’attore Reagan presidente degli Stati Uniti, l’attore Schwarzenegger governatore della California, e quindi attori prestati alla politica, ma non solo. Succede che persino politici si prestino all’industria del cinema. Un film di Al Gore, ex vice presidente degli Usa, ha vinto due premi Oscar, come migliore documentario e come migliore canzone. Ora quel che stranizza maggiormente è un particolare “oscar” che successivamente è stato attribuito dal Tennessee Center for Policy Research ad Al Gore: l’oscar all’ipocrisia. A parlarcene Riccardo Cascioli, giornalista, esperto di problemi ambientali, Presidente del CESPAS (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo), e direttore dell’Agenzia SviPop, con il quale abbiamo allargato il ragionamento a quella forma di ambientalismo ipocrita che considera pubblicamente l’“Uomo” come "un cancro da estirpare".

DOWNLOAD! (15:35min / 4MB)



 

Al Gore espone una serie di dati scientifici inattaccabili, tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta.

La condizione del pianeta e i rischi che corre a causa dei gas serra è la scomoda verità che Al Gore si è impegnato a diffondere di persona attraverso un tour che si è esteso ai quattro angoli della terra avviato dopo aver perso (momentaneamente) la corsa alla Casa Bianca.
Conscio di andare incontro allo scetticismo delle persone ma forte delle sue ricerche nel campo e di vent'anni di esperienza (già nel 1992 aveva pubblicato il libro Earth in the Balance: Ecology and the Human Spirit, sul quale si basa la sua attuale "predicazione") Gore espone una serie di dati scientifici inattaccabili, tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta.

Il ritratto è sconfortante e per questo "scomodo"; scomodo per i governi, che al momento fanno finta di non sentire/vedere/sapere e scomodo per le persone che pensano non ci siano limiti allo sviluppo. In questo clima di scetticismo calcolato, Al Gore appare come un moderno Noè senza arca. Una scomoda verità non è un film da vedere sgranocchiando pop corn, sconfina addirittura dal documentario; è un cine-notiziario realistico quanto agghiacciante.

Girato da Davis Guggenheim (regista di alcuni episodi delle serie tv NYPD Blue e E.R. e del lungometraggio Gossip) e ispirato presumibilmente ai film di Michael Moore, Una scomoda verità è una di quelle opere che vanno viste perché riguarda tutti, nessuno escluso. Se proprio dovessimo trovare delle falle, potremmo al limite criticare la scelta di inserire argomenti privati che dipingono l'"ex futuro presidente degli Stati Uniti" come un uomo senza pecche, dedito alla famiglia e alle sorti della terra. Al di là di questo, va apprezzato lo sforzo e la passione nel cercare a tutti i costi di portare l'attenzione pubblica sul dramma che ci attende se non interveniamo immediatamente. Siete pronti a conoscere la verità?
 

da http://www.macrolibrarsi.it/video/__una_scomoda_verita-dvd.php



Il Premio Nobel per la Pace assegnato ad Al Gore e all’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è una vergogna e una follia.

di Riccardo Cascioli


E’ una vergogna perché premia personaggi che hanno fatto della menzogna e dell’ipocrisia il proprio stile di vita. Non solo l’ex vice-presidente USA predica agli altri il risparmio energetico mentre la sua casa consuma quanto una fabbrica europea, ma il suo film-documentario “An Inconvenient Truth” (Una scomoda verità) è pieno di menzogne e affermazioni senza base scientifica, come ha riconosciuto nei giorni scorsi un giudice britannico che ne ha condizionato la diffusione nelle scuole del Regno Unito all’avvertimento che non si tratta di scienza. E l’attuale presidente dell’IPCC, Rajendra Pachauri, ha trasformato un comitato scientifico in un’organizzazione di propaganda politica, manipolando i dati e spingendo così numerosi climatologi a prendere le distanze da questo organismo.
E’ una follia perché si dà un premio per la pace a chi diffonde terrorismo psicologico spacciandolo per scienza e si avalla in questo modo la tesi secondo cui i cambiamenti climatici sarebbero una minaccia ben più grave del terrorismo islamico, come lo stesso Al Gore ha più volte detto. Ma la minaccia più grave alla pace oggi viene proprio da chi cerca di convincere l’opinione pubblica che una bella giornata di sole a gennaio sia più pericolosa di una bomba in metropolitana, lasciando così indifesa la popolazione – in primis quella occidentale - davanti ai veri nemici dell’umanità.
E’ una follia anche perché premia un movimento ecologista che cerca in tutti i modi di bloccare lo sviluppo dei Paesi poveri, impedendone anzitutto – in nome di astratti princìpi ambientali - l’accesso a fonti di energia sufficienti ed economiche. Non a caso nei giorni scorsi, un'associazione in piena ia con Gore e IPCC ha proposto Cuba come unico, vero esempio di sviluppo sostenibile.
Negli ultimi anni è apparso via via più evidente che il Nobel per la Pace è ostaggio del “politicamente corretto” e perciò inutile, ma con l’assegnazione del premio a Gore e all’IPCC, esso dimostra – a causa della buona fama che gode nell’opinione pubblica mondiale – di essere anche molto pericoloso. E se non si può certo impedire a cinque  accademici scandinavi di regalare soldi a chi vogliono loro, almeno noi possiamo decidere di non prenderli sul serio e “lasciare che i morti seppelliscano i morti”.
 


http://controcorrente.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1645726


SIAMO TUTTI ENTUSIASTI PER LA VITTORIA DI AL GORE....


L’ex vicepresidente che insieme al suo più alto in grado fece uscire gli stati uniti dalle trattative per la definizione del protocollo di Kyoto.

Quest’anno la commissione del Nobel ha quasi toccato il fondo


Con questa il fondo l’ha proprio scavato… Consiglio per approfondire la persona di Al Gore la lettura di questo articolo (link). Dare il nobel della pace ad una persona stranamente collusa con i movimenti razzisti ed eugenetici lo trovo riprovevole per una commissione che si è fatta evidentemente (ma temo di no) influenzare dall’ondata emotiva


Al Gore iniziò la sua carriera politica come strumento dell'FBI nella famosa "Operation Fruehmenschen" (ovvero operazione uomo primitivo, come caratterizzazione dispregiativa dei neri) con la quale la FBI gestì una vasta serie di trappole per incastrare e rovinare i politici e altri leader di colore. Nel 1974 Gore partecipò alla trappola tesa contro Morris Haddox, un leader dei neri di Nashville impegnato ad impedire che la propria comunità fosse disgregata dalla diffusione di droga e prostituzione controllate dalla locale polizia. A quell'epoca una convention dei neri condannò all'unanimità la condotta di Gore e del suo datore di lavoro al giornale Tennessean di Nashville.
La carriera politica di Al Gore è stata finanziata dai settori del partito democratico controllati in passato da Averell Harriman e oggi da Felix Rohatyn. Si tratta di ambienti che, come è stato documentato dall'EIR e da altri, hanno promosso il razzismo con l'eugenetica e con il “controllo demografico”, che, come noto, è soprattutto indirizzato a colpire le “popolazioni povere”.
Tra gli aspetti recentemente messi in luce da queste ricerche spicca il ruolo del Middlebury College, nel Vermont, dove Rohatyn ha un suo centro di influenza, che da almeno un secolo è il centro della campagna di eugenetica, mirante soprattutto allo sterminio dei pellerossa e dei franco-canadesi, tanto che Rohatyn si è meritato il soprannome di “Mostro di Middlebury”. Dagli anni Sessanta il Middlebury College guida gli studi ambientalisti ed oggi è all'avanguardia sul tema della riduzione delle emissioni. Ad esempio, Jonathan Isham, luminare ecologista della scuola, appartiene sia al Centro di Rohatyn nell'università che al Climate Project di Gore. Prima di darsi all'ecologia però questo Isham studiò antropologia, compreso uno studio per la Banca Mondiale sulle dinamiche sociali in Africa e in Asia in rapporto agli investimenti, in particolare per l'acqua.
Al Gore si adoperò in prima persona per impedire il trattamento dei malati di AIDS in Sud Africa con medicinali generici all'epoca in cui presiedette la Commissione USA-Sud Africa sull'AIDS. Egli infatti minacciò rappresaglie economiche contro una nazione messa in ginocchio dalla piaga dell'AIDS, cosa per cui fu giustamente criticato dagli attivisti contro l'AIDS come un tentativo di genocidio contro l'Africa Nera. Dopo essersi riempito la bocca di tanti buoni sentimenti verso le vittime dell'AIDS Gore si schierò con gli interessi dei monopoli farmaceutici avallando di fatto il genocidio.
Dalla fine degli anni Ottanta Al Gore promuove l'embargo della tecnologia moderna verso il Terzo Mondo, con la scusa che si tratta di “tecnologia duale”, ovvero utilizzabile sia per scopi civili che militari. In queste tecnologie duali rientrano persino i mezzi di trasporto pesanti e i composti chimici primari per la produzione di fertilizzanti, per non parlare del nucleare. A proposito dell'Iraq Gore ebbe a dire: “Il mondo non ha bisogno del contributo iracheno alla scienza spaziale o dei risultati dell'Iraq nella fisica nucleare - pratica o applicata”. Questo apartheid tecnologico contro il Terzo Mondo colpisce in particolare le popolazioni “colorate”.
Il presunto programma ambientalista di Al Gore, ripreso letteralmente da quello dell'erede al trono d'Inghilterra principe Carlo, in pratica è un attacco rivolto alle popolazioni del Terzo Mondo, soprattutto quelle africane, in quanto tende a privarle di ogni opportunità di sviluppo industriale da cui dipende la possibilità di queste popolazioni di sottrarsi al genocidio imposto con il sottosviluppo.
La logica di questa truffa ambientalista è stata criticata persino dall'ottantenne Fidel Castro secondo il quale la conversione del mais in etanolo - come esige il programma ambientalista - condurrebbe necessariamente alla morte prematura di tre miliardi di persone in tutto il mondo.


I veri dati sul biossido di carbonio ignorati da Al Gore

23 febbraio 2007 – La serie storica delle concentrazioni di biossido di carbonio (CO2) ostentata dal Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico come giustificazione per la riduzione dei cosiddetti “gas serra”, è una frode. Una ricerca da parte del professor Ernst-Georg Beck, [1] tedesco di Friburgo, mostra che il comitato ha raccolto selettivamente i dati sul CO2 prima del 1957, attraverso misurazioni effettuate su carote di ghiaccio prelevate di recente, ignorando le oltre 90.000 misurazioni dirette e accurate effettuate con metodi chimici dal 1857 al 1957.

In una precisa rassegna di 175 articoli scientifici, Beck ha scoperto che i fondatori della moderna teoria dell'effetto serra, Guy Stewart Callendar e Charles David Feeling (questo in particolar modo un idolo per Al Gore) avevano completamente ignorato misurazioni attente e sistematiche effettuate da alcuni dei più famosi nomi della chimica fisica, tra cui diversi premi Nobel.

Le misurazioni di questi chimici mostravano che l'odierna concentrazione atmosferica di CO2 di circa 375 parti per milione (ppm) è stata superata nel passato, compreso un periodo tra il 1936 e il 1944, quando i livelli di CO2 variarono da 393 a 454,7 ppm. Ci furono anche misurazioni, con margine di errore del 3%, di 375 ppm nel 1885 (Hempel a Dresda), 390 nel 1866 (Gorup a Erlangen) e 416 nel 1857 e 1858 (Von Gilm a Innsbruck). Ironicamente, mentre l'aumento degli anni '40 si correlava con un periodo di medio riscaldamento atmosferico, Beck e altri hanno mostrato che il riscaldamento precedette l'aumento nelle concentrazioni di CO2.

I dati trovati da Beck provenivano principalmente dall'emisfero settentrionale, geograficamente distribuiti dall'Alaska su tutta l'Europa fino a Poona, in India, quasi tutti presi in zone rurali o nella periferia di città senza contaminazione da industria, ad un'altezza da terra di circa due metri. La valutazione dei metodi chimici seguiti rivela un errore massimo del 3%, fino ad un 1% nei casi migliori.

Per contrasto, le misurazioni ricavate dalle carote di ghiaccio mostrano un aumento piuttosto costante dei livelli di CO2, convenientemente concordante all'idea preconcetta che l'aumento dell'attività industriale abbia prodotto un netto aumento di CO2. Così come ha mostrato un collaboratore di Beck, il dottor Zbigniew Javorowsky, ex direttore del servizio di monitoraggio delle radiazioni polacco, il gas intrappolato nelle carote di ghiaccio non ha validità come valore approssimato della concentrazione atmosferica. Il continuo processo di congelamento, scongelamento e pressurizzazione della colonna di ghiaccio altera drasticamente le concentrazioni atmosferiche originali delle bolle di gas.

Secondo la teoria dell'effetto serra, l'aumento del CO2 nell'atmosfera causato dall'attività umana, come la combustione di carburanti fossili, agisce come il vetro di una serra che impedisce la restituzione dei raggi solari ricevuti dalla superficie terrestre. Mentre da una parte tale effetto esiste, il biossido di carbonio si trova in basso nella lista dei “gas serra”, pesando nella misura del 2-3% sull'effetto serra. Il gas serra di gran lunga più importante è il vapore acqueo. Tuttavia, l'acqua in forma di nuvole può riflettere i raggi solari causando riduzione di temperatura. Ci sono talmente tanti effetti interrelati, dalle macchie solari ai cicli delle orbite terrestri, che collegare la temperatura globale alla concentrazione di CO2 è come cercare di predire il valore di un hedge fund dalle fasi lunari.

Per rendere credibile tale correlazione occorre una capacità ampia e sofisticata di mentire e i teorizzatori dell'effetto serra ne sono dotati, ma sfortunatamente per loro gli scienziati hanno cominciato a raccogliere i dati sulla concentrazione di CO2 già dagli inizi del '700, in concomitanza con i primi studi sul processo di fotosintesi, e oggi siamo in possesso di più di 90.000 accurate misurazioni e solo gli sciocchi possono dar credito alle “emissioni di gas” di Al Gore.

http://departing.splinder.com/


Gore, la volpe e l’uva
 
Al Gore alla presentazione dell'iPhone di Rodrigo Praino
Come ci racconta un’antica favola di Esopo, dopo aver disperatamente cercato di raggiungere un bello e succoso grappolo di uva appeso in un ramo troppo alto, la volpe si stanca, si arrende...


... infine inizia a convincersi che in fondo a lei non piace l’uva e non la vuole per niente. Ma cosa succede se nel giro di otto anni questa stessa volpe si ritrova a passeggiare di fronte allo stesso grappolo di uva, questa volta però armata di un bellissimo gadget tecnologico – magari firmato Apple! – che le permette di raggiungerlo senza alcuna difficoltà? Forse la volpe ormai, dopo così tanto tempo trascorso a convincere se stessa e tutto il mondo che non vuole più sapere dell’uva, si è auto-convinta veramente?La favoletta ci serve come interessante spunto di riflessione per raccontare brevemente quel che in questi mesi sta vivendo l’ex-Vicepresidente Al Gore. Appena sette anni fa, Gore era uno degli uomini più ignorati del paese. Non piaceva in modo particolare praticamente a nessuno. Non è che molti avessero qualcosa contro di lui, è che semplicemente la sua figura non ispirava alcun sentimento alla stragrande maggioranza degli americani, né in positivo, né in negativo. Candidato alla presidenza in un momento particolare con un avversario particolare, l’allora vicepresidente è riuscito a riscuotere un notevole successo elettorale, ma il voto degli americani non presentò allora quell’entusiasmo tipico dei John Kennedy o dei Ronald Reagan.Nel giro di sette anni Gore è riuscito a re-inventarsi completamente, ed ora come ora gode di una popolarità concessa solitamente solo alle rockstar ed ai grandi attori di Hollywood. Lo ritroviamo dappertutto: in televisione, sui giornali, su Internet, in qualsiasi evento che conti veramente. Sono ormai settimane che una sua foto gira a ripetizione ventiquattro ore sui famosi schermi di Times Square a New York, insieme a quella del Presidente Bush. Sembra quasi di essere tornati a sette anni fa…Figlio di un importante Senatore del Tennessee, Al Gore ha saputo costruirsi una brillante carriera politica che a quanto pare non presenta alcuna macchia. Quello che ci affascina tuttavia non è tanto che il figlio di un importante Senatore sia riuscito a sua volta a farsi eleggere a Capitol Hill per poi arrivare alla vicepresidenza. Quel che piace è il fatto che lui lavori per la Apple e Steve Jobs abbia chiamato proprio lui in diretta mondiale per presentare il nuovo iPhone. Quel che piace è che lui abbia creduto e partecipato al lancio di Current TV. Quel che piace è il suo libro An Inconvenient Truth – nonostante il suo libro del 1992 sull’ecologia sia passato pressoché inosservato, ma quello era il vecchio Gore. Quel che piace è il suo Oscar.Chi si diverte a gironzolare per gli infiniti meandri di Internet sa bene che ci sono diversi siti dedicati alla surreale impresa di convincere l’ex candidato democratico a presentarsi alle primarie del suo partito. Ci sono già petizioni pronte con centinaia di miglia di firme da consegnare o consegnate agli uffici dell’eroe del Tennessee. E’ possibile anche acquistare online ogni genere di gadget elettorale con il suo nome: bumper stickers, magliette e cappellini sono già in vendita per pochi dollari. I siti più audaci azzardano addirittura prodotti con la scritta “Gore/Obama 2008”, come se Al fosse già il candidato designato del partito democratico alla presidenza in un ticket che presenta Barack Obama per la vicepresidenza del paese.Una eventuale candidatura di Gore alla presidenza nel 2008 non sarebbe una grossa novità per la politica americana. Tutti ricordano la sconfitta di Richard Nixon, allora anche lui Vicepresidente, contro un giovane e bello John Kennedy nel 1960. Proprio otto anni dopo, nel 1968, Nixon riesce con estrema abilità a conquistare ancora una volta la nomination del partito e nel clima di scontento generale nei confronti del Presidente Johnson e del partito democratico riesce a vincere le elezioni generali. In quella occasione si parlò del “più grande ritorno delle storia dopo Lazzaro”, ma Nixon non godeva neanche di un briciolo della popolarità che Al Gore ha in questo momento. L’esempio dunque non è calzante fino in fondo, per cui ci viene in mente invece un altro Presidente del passato: Dwight D. Eisenhower. Ike nel 1952 era il grande condottiero che aveva liberato l’Europa ed il mondo dal nazifascismo, combattendo valorosamente oltreoceano per il bene e la sicurezza di tutti. Ebbene il Generale all’epoca delle primarie del 1952 era in Europa in qualità di capo della NATO e non ha mai annunciato la sua partecipazione alle elezioni primarie né fatto alcun tipo di campagna elettorale. Il suo nome è stato inserito nella primaria repubblicana del New Hampshire da un gruppo di amici e la sua vittoria in quella occasione segnò anche l’inizio ufficiale della sua campagna elettorale.Eventi come questo di Eisenhower sono difficilmente ripetibili e comunque imprevedibili. A noi sembra comunque molto strano che un uomo arrivato così vicino alla presidenza del paese – tanto da aver ottenuto la maggioranza assoluta dei voti popolari su base nazionale – quando era molto poco popolare rinunci a provarci ancora qualche anno dopo proprio mentre è diventato uno dei personaggi più popolari non solo del paese ma forse del mondo, visto il successo incredibile del suo concerto planetario. E’ forse arrivato per la nostra volpe il momento di ammettere che l’uva non è poi così malvagia?

 http://www.oggi7.info/platform/2007/08/27/72-gore-la-volpe-e-l-uva


venerdì 12 ottobre 2007

Nobel per la Pace ad Al Gore. I commenti di Capezzone e dell'IBL


Il Premio Nobel per la Pace ad Al Gore non convince Daniele Capezzone: «Le sue ricette avrebbero scarso effetto sul piano ambientale, e un effetto devastante dal punto di vista economico. Più pericolosi di Gore - aggiunge - i "Gore alla vaccinara" di casa nostra, i profeti del veto, i campioni del no a tutto. No tav, no base, no nucleare, no carbone, no rigassificatori, no termovalorizzatori, no tutto: questi sono gli avversari di una politica liberale, pragmatica, moderna». Per l'Istituto Bruno Leoni, il Nobel per la Pace ad Al Gore «è l'ultimo atto di una commedia attentamente pianificata e facilmente prevedibile». Sul documentario di Al Gore l'IBL propone un focus di Alan Patarga: "Tutte le balle del vicepresidente".


Carlo Stagnaro, direttore Energia e ambiente dell'IBL, commenta: «Ma che ha fatto Al Gore per la pace nel mondo? L'ex vicepresidente americano ha l'unico pregio di aver prodotto un film di fantascienza di grande successo, che gli è valso un premio Oscar e presumibilmente ha ulteriormente rafforzato la sua già solida posizione economica. Se però si vuole prendere Gore sul serio, e non come cinematografaro, allora il giudizio cambia radicalmente: egli ha piegato la scienza a scopi brutalmente politici, mostrando scarso o nessun rispetto per quegli scienziati che hanno manifestato dissenso. Le politiche invocate da Gore sarebbero economicamente folli e non avrebbero alcun impatto discernibile sul clima».

http://decideresavona.blogspot.com/


Chi ha paura di Live Earth

Il giorno dopo “Live Earth”, il megaconcerto organizzato da Al Gore in 8 città del mondo (http://www.liveearth.org/)
per mobilitare l’opinione pubblica si temi del cambiamento climatico, si moltiplicano le prese di posizione critiche. In particolare, si osserva con malcelata soddisfazione, l’iniziativa sarebbe ipocrita perchè ha contribuito ad aumentare le emissioni globali. Secondo “Carbon footprint” per qualcosa come 31.500 tonnellate di Co2, che diventano 75 mila considerando l’accensione di due milioni di televisori e di milioni di ore di traffico internet.
E invece ipocrita è chi la critica. “Live Earth” ha infatti chiarito da subuito che tutta l’elettricità necessaria agli otto concerti sarebbe stata acquistata sul mercato elettrico da fonitori che ne garantivano la provenienza di fonti rinnovabili, che gli spostamento del personale di “Live earth” e degli artisti (150 tra solisti e band) sarà compensato attraverso l’acquisto di crediti di carbonio, che ai concerti sarebbero stati utilizzato il più possibile materiali ecocompatibili (ad esempio, plastiche a base di mais per i bicchieri e gli imballaggi dei cibi) e sarebbe stato effettuato un rigoroso riciclaggio. Così è stato, e le 31.500 tonnellate di carbonio (le 75 mila considerando la tv accesa sono una boutade dato che la stragrande maggioranza di coloro che ha guardato lo show in tv o su internet avebbe guardato qualche altro programma o navoigato comunque e quindi la tv o il computer sarevebbero comunque state accese) sono quindi alquanto virtuali e servono solo per gettare un pò di sabbia negli occhi per distogliere lo sguardo da quei due miliardi di spettatori _ in larga oparte giovani, ma non solo _ che turbano il sonno dei partigiani del petrolio e del carbone, campioni della politica dello struzzo. Che da ieri hanno un pò più paura che la consapevolezza cresca e che la gente scelga consapevolmente. 

http://www.blogquotidiani.net/farruggia/?p=6


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AL GORE X SAPERNE D PIU
post pubblicato in politicando, il 12 ottobre 2007

Kurt Cobb è un giornalista molto conosciuto nell'ambito degli studi sul picco del petrolio. Ha pubblicato sul suo blog un articolo dal titolo significativo: "La differenza tra ipocrisia e disarmo unilaterale", ma non si parla di guerre. Si parla di Al Gore, e di tutte le polemiche che hanno accompagnato le discussioni sui suoi personali consumi energetici. Personalmente, ho sempre trovato questo tipo di attacchi disgustosamente demagogici: se una persona usa molta (troppa) energia, ma col suo lavoro rende consapevoli due miliardi di persone di un problema che ignoravano, compie comunque un atto meritorio. Se fosse stato a casa a risparmiare petrolio, avremmo avuto due miliardi di ignoranti in più.

Comunque, questo è ciò che sostiene Kurt Cobb:

Rinunciare (da parte degli esperti di peak e clima ndt) ai viaggi e ai moderni metodi di comunicazione è come impegnarsi in un disarmo unilaterale. E non è proprio questo che chi nega il global warming e il peak oil desidera?

Intanto infatti, i propagandisti, e i così detti "esperti" allineati con l'industria del petrolio prendono aerei e usano i loro cellulari bruciando enormi quantità di energia per spargere la loro disinformazione. E siccome hanno perso la battaglia sul terreno scientifico, ricorrono agli attacchi personali.

Costoro ci dicono spesso che rispettano una persona con idee diverse dalle loro ma proprio non possono sopportare gli ipocriti. Ma naturalmente, siccome loro non credono che ci sia un problema di clima o di risorse, eccoli liberi di consumare e sprecare senza rimorsi.

da http://petrolio.blogosfere.it/2007/06/ipocrisia-e-disarmo-unilaterale.html


Ipocrisia energetica di Al Gore


critiche ai consumi energetici di Al GoreUn think tank del Tennessee ha analizzato i consumi energetici della villa di Al Gore e ha scoperto che l’ex “prossimo presidente” degli Stati Uniti consuma tantissimo.

La sua casa consuma in un mese quello che una casa statunitense media consuma in un anno. 221,000 kWh nel 2006 per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville sono troppi, per uno che va in giro a parlare del riscaldamento globale, dicono al Tennessee Center for Policy Research e addirittura il Wall Street Journal ironizza sul fatto.

 

Kalee Kreider, portavoce di Al Gore, non nega le cifre (ottenute dall’analisi di bollette pubbliche) ma sottolinea come i coniugi Gore lavorino da casa, cosa che fa aumentare i consumi rispetto ad una famiglia media. Per ridurre le proprie emissioni i Gore stavano provando ad acquistare energia da fonti rinnovabili e hanno in mente di cambiare le lampadine con quelle a risparmio energetico e di installare dei pannelli solari.

Si allude ad una mossa studiata apposta dall’opposizione politica di Gore per screditarlo. Certo che per cambiare anche un centinaio di lampadine non ci sarebbe voluto molto sforzo.

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Dopo una campagna promozionale e mediatica travolgente, sabato scorso ha avuto luogo, nel pianeta Terra, un evento che aveva come scopo riportare l’attenzione sul cambiamento climatico che sta avvenendo. In tutto il mondo i più celebri cantanti hanno dato vita al Live Earth, capeggiati dall’ex vicepresidente degli USA, Al Gore.

Simpatico quell’Al Gore anche se un po' imbolsito dall'ultima volta: così informale, così concreto, così ambientalista, così ruffiano. Come ogni tanto avviene, a scadenze periodiche, tutto il mondo della musica decide di fermarsi e di raccogliere fondi per una causa che affligge il pianeta, come può essere l’aids o la fame nel terzo mondo. Vengono così organizzati degli eventi in simultanea in tutto il pianeta per sensibilizzare la popolazione sui temi rilevanti in questione. Quest’anno è toccato al famigerato global warming far smobilitare le coscienze di tutti i terrestri. Il paladino di questa crociata contro quello che abbiamo creato noi stessi è proprio quel simpaticone di Al Gore, eterno secondo e vicepresidente degli USA, che, nell’intento di rifarsi una vita dopo la Casa Bianca e portare a casa la pagnotta, ha deciso di diventare ambientalista in modo quantomeno ipocrita. Pensiamo a tutta l’energia elettrica, lo spreco di carburanti, i rifiuti prodotti, l’anidride carbonica emessa, per creare quel bellissimo baraccone che è stato il Live Earth. Energia buttata per portare sul palco delle persone che se ne fottono del riscaldamento del pianeta, che pensano soltanto a far pubblicità al loro ultimo cd e che non fanno nemmeno più caso a quello che consumano e sprecano. Lungi da me colpevolizzare i cantanti, che in fondo fanno solo i loro interessi a partecipare al concerto in questione, rifletto solo sulla loro ipocrisia e penso a quanto in basso si possa arrivare, pur di avere un istante di popolarità in più, meglio se poi verrai considerato come politicamente impegnato. Al Gore ha iniziato a parlare del riscaldamento globale da circa un anno, sia attraverso i media tradizionali, sia tramite la cinematografia con una pellicola su questo scottante tema. Peccato che sia proprio lui uno dei colpevoli contro i quali punta il dito, considerando tutti gli sprechi di denaro e di energie per creare il Live Earth. Io mi chiedo come possano persone come Gore alzarsi la mattina e guardarsi allo specchio senza inorridire e girare il volto verso altri lidi. Io so benissimo che ogni giorno spreco enormemente materia, che spendo per cose superflue e che dovrei fare qualcosa per migliorare il tutto. Son consapevole delle mie colpe ma di certo non vado in televisione, durante uno show seguito da 2 miliardi di esseri umani, a predicare che la Terra sta scomparendo, mentre vengono trasmesse le immagini di pinguini che rotolano nel fango come fanno i maiali, peccato che i volatili fossero ancora in Antartide e non nella Bassa Padana. Ipocrisia, siamo ridotti a scoprire l’acqua calda quando tutti decantano le azioni di quel politico americano che ha riunito tanti cantanti per lanciare un SOS per un pianeta, il nostro, che sta bruciando. Un evento come questo se si scava a fondo, perde tutta la sua credibilità e quella che poteva essere una occasione importante per poter riflettere a cambiare davvero qualcosa, si riduce ad una semplice e vergognosa farsa.
Fino a che non ci sarà la volontà unanime di ridurre le nostre esigenze qualitative della vita, non ci potrà essere nessun giovamento. Il vero problema è che modificare le nostre abitudini richiede tempo e voglia, due elementi che insieme si incrociano raramente. La questione è che noi ce ne freghiamo di quello che sta accadendo al pianeta Terra perché le conseguenze peggiori avverranno quando la maggior parte di noi sarà passata a miglior vita e saranno solo problematiche dei nostri figli e nipoti.

Io non voglio essere indicato come moralista o demagogo ma è indubbio che non si può giocare con l’intelligenza delle persone come hanno fatto gli artisti e gli organizzatori del Live Earth. Spesso e volentieri il low profile è quello che garantisce i maggiori risultati, anche se scenograficamente non è esaltante, lo è sotto il punto di vista degli obiettivi prefissati e raggiunti.
Mr. Al Gore, la prossima volta si ricordi di spegnere le luci.

DA http://thejustchoice.blogspot.com/2007/07/al-gore-e-le-luci-di-casa.html


 

07.07.07 Live Earth

Strana la vita. Al Gore fino a ieri era un fallito. Quanti candidati alla Presidenza degli Stati Uniti d'America una volta sconfitti sono rimasti sulla cresta dell'onda? Nessuno. Neanche Al Gore ci è riuscito. Fino a ieri. Come tutti gli ex-candidati alla Casa Bianca che hanno fallito in qualche modo è sparito dalle scene pubbliche. Quasi come accade in Italia. Neanche il terremoto giudiziario di Tangentopoli è riuscito a togliere la poltrona a certi "uomini pubblici".

Al Gore. Fino a ieri un eterno secondo. Poco più che un signor nessuno. Uno che non ce l'ha fatta. Oggi un eroe. Per i giovani. Che poi sono il futuro e la speranza del mondo. Di punto in bianco Al Gore ha saputo risorgere dalle sue ceneri. Solo in una terra di opportunità come possono essere gli States poteva accadere. Al Gore si è reinventato. Cavalcando gli eventi si è trasformato in un moderno paladino dell'ecologia. La sua missione, a dir poco ambiziosa, è quella di salvare la terra. Dall'uomo. E dalla furia autodistruttiva della civiltà. Dello spreco.

Tutto è stato piuttosto semplice. E' iniziato con un libro e con un film denuncia i cui vengono presentati scenari apocalittici. Ma non irreali. Anzi sempre più avallati da numerosi scienziati. L'evoluzione è stato il coinvolgimento di altre celebrità. Per diffondere il messaggio.
Una scomoda verità appunto. Alla fine Al Gore è riuscito ad organizzare un evento mediatico di tutto rispetto. Il Live Earth. 9 concerti in 9 diversi angoli di questa terra malata. Avvelenata dall'uomo. Un evento con l'obiettivo dichiarato di scuoterci dal torpore in cui siamo precipitati.

Ad essere onesto non mi pare di aver assistito a memorabili performance artistiche. La più divertente è forse stata quella degli
Spinal Tap. Con una ventina di amici (tra cui Metallica, James Blunt ed altri), tutti dotati di basso, hanno intonato la canzone finale del loro set. Niente di speciale, di nuovo. Ma va bene così. La musica non doveva prendere il sopravvento. Una volta tanto gli artisti sono stati il mezzo e non il fine.

Il fine era ed è la diffusione del messaggio. Salviamo la terra. La nostra terra. Il nostro pianeta. E credo che in fondo il Live Earth sia stato un grande successo. Il messaggio è passato. La gente è rimasta impressionata. L'idea semplice ma geniale di trasmettere tra una canzone e l'altra delle informazioni sull'impatto delle nostre più piccole azioni ha avuto un effetto devastante. La sera dopo il concerto ne ho avuto la prova. In un locale con amici ho sentito gente che discuteva dell'impatto dei led che segnalano lo stand-by degli apparecchi elettronici. Di quanta energia si risparmia con i giornali riciclati. Di come sia saggio caricare il cellulare di giorno e non di notte. Questa è la misura del successo del Live Earth. Lo scopo, nobile, è stato raggiunto. Sensibilizzare le persone.

L'eterno secondo Al Gore questa volta ha vinto. Non è stato messo in ombra nemmeno da eventi potenzialmente negativi come l'arresto del figlio per possesso di droga a pochi giorni dall'evento. Il messaggio è più importante di tutto, anche di chi lo porto e di chi gli sta intorno. Gore ha sconfitto anche il clan Bush. Con il concerto di Washington. Ostacolato fino all'ultimo minuto da
The Prez & Family è stato tenuto da band esclusivamente di origine indiana.

C'è chi dice che Al Gore si ricandiderà. Speriamo. E' difficile fare peggio di quanto fatto fino ad oggi e con premesse come quelle del Live Earth si può solo avere fiducia.


http://mh-review.blogspot.com/2007_07_01_archive.html



Al Gore e l'ipocrisia ambiente...

Il documentario di Al Gore incentrato sull'ormai immancabile "Global Warming" ed intitolato "An Inconvenient Truth"  ha vinto l'Oscar . Il punto forte delle idee di Al Gore è che ciascuno di noi debba fare la propria parte nella lotta contro il riscaldamento globale.

Peccato che, secondo quanto riporta l'organizzazione di ricerca non profit Tennessee Center for Policy Research, l'abitazione di Al Gore nella Nashville Area consumi 20 volte l'energia che consuma la casa di un americano medio - ovvero Al Gore consuma più energia in un mese di quanta ne consumi un americano medio in un anno. Ed i consumi sono cresciuti nell'ordine del 10% dall'uscita del documentario.

Citiamo le parole del Presidente dell'organizzazione di ricerca:

“As the spokesman of choice for the global warming movement, Al Gore has to be willing to walk the walk, not just talk the talk, when it comes to home energy use”

Emerge come sempre l'ipocrisia ambientalista...

 

http://www.reason.com/blog/show/118874.html

 

 E realizzo che non ho detto la mia sulla questione del Live Earth. Sembra che tra i bloggers sia nata come una frattura tra quelli che hanno ritenuto l'evento "sincero" o "ipocrita", e siccome non l'ho fatto con il post precedente, voglio schierarmi.
Sono per il Live Earth, ed ora spiegheró perché.
Come dice
Fulvia posso essere d'accordo che Madonna é ipocrita perché ha partecipato come headliner per una manifestazione per la salvaguardia dell'ambiente giungendo con il jet privato, e come dice Antonio posso essere d'accordo che Al Gore ha una megavilla che maguardaunpó consuma elettricitá ma scusatemelo, questa gente ha fatto parlare il mondo di ecologia ed ha portato agli occhi della gente un problema che noi nel nostro piccolo pur essendone a conoscenza non avremmo potuto fare, Al Gore viene additato semplicisticamente (e a mio parare con invidia) come il perdente inconsolato che mira unicamente a farsi pubblicitá per ricandidarsi alla casa bianca, ed anche se fosse? I fatti restano e quest'uomo ha prodotto un documentario impeccabile che come ogni documentario va giudicato per il contenuto, prima che per la mano che l'ha prodotto, un documentario che innegabilmente ha un messaggio vero che nessuno aveva mai lanciato e che é arrivato come una sveglia per tutti noi. Se di partenza chiunque inquina (a parte forse qualche eremita o qualche monaco buddista) seguendo il discorso logico quindi nessuno dovrebbe parlare di ecologia in quanto "ipocrita" e quindi andiamo avanti come prima con i condizionatori a mille quando siamo fuori casa, con l'acqua della doccia che scende mentre mangiamo un panino "cosí intanto si scalda l'acqua", con la lavatrice caricata per due paia di mutande, perché tanto io non sono ecologista e quindi per lo meno non sono incoerente. Meglio la coerenza della salute del pianeta insomma. Concordo con Ponza con Maddrummer e con LauraetLory, per quanto ipocrita possa essere il messia, il messaggio c'é ed é vero e se la smettiamo di additare gente perché ci ha consegnato un messaggio sacrosanto ed innegabile (allora eleggiamo a nuova icona dell'ambientalismo Berlusconi con la sua flotta aerea da 100 milioni?) e ricordiamoci che per quanto i VIPS possano essere contati nell'ordine delle centinaia, noi siamo nell'ordine dei miliardi.


DA http://www.lifeofamisfit.com/index.php?option=com_content&task=view&id=168



Dopo due Oscar per Al Gore arriva anche quello all'ipocrisia

In America succede di tutto. L’attore Reagan presidente degli Stati Uniti, l’attore Schwarzenegger governatore della California, e quindi attori prestati alla politica, ma non solo. Succede che persino politici si prestino all’industria del cinema. Un film di Al Gore, ex vice presidente degli Usa, ha vinto due premi Oscar, come migliore documentario e come migliore canzone. Ora quel che stranizza maggiormente è un particolare “oscar” che successivamente è stato attribuito dal Tennessee Center for Policy Research ad Al Gore: l’oscar all’ipocrisia. A parlarcene Riccardo Cascioli, giornalista, esperto di problemi ambientali, Presidente del CESPAS (Centro Europeo di Studi su Popolazione, Ambiente e Sviluppo), e direttore dell’Agenzia SviPop, con il quale abbiamo allargato il ragionamento a quella forma di ambientalismo ipocrita che considera pubblicamente l’“Uomo” come "un cancro da estirpare".

DOWNLOAD! (15:35min / 4MB)



 

Al Gore espone una serie di dati scientifici inattaccabili, tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta.

La condizione del pianeta e i rischi che corre a causa dei gas serra è la scomoda verità che Al Gore si è impegnato a diffondere di persona attraverso un tour che si è esteso ai quattro angoli della terra avviato dopo aver perso (momentaneamente) la corsa alla Casa Bianca.
Conscio di andare incontro allo scetticismo delle persone ma forte delle sue ricerche nel campo e di vent'anni di esperienza (già nel 1992 aveva pubblicato il libro Earth in the Balance: Ecology and the Human Spirit, sul quale si basa la sua attuale "predicazione") Gore espone una serie di dati scientifici inattaccabili, tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta.

Il ritratto è sconfortante e per questo "scomodo"; scomodo per i governi, che al momento fanno finta di non sentire/vedere/sapere e scomodo per le persone che pensano non ci siano limiti allo sviluppo. In questo clima di scetticismo calcolato, Al Gore appare come un moderno Noè senza arca. Una scomoda verità non è un film da vedere sgranocchiando pop corn, sconfina addirittura dal documentario; è un cine-notiziario realistico quanto agghiacciante.

Girato da Davis Guggenheim (regista di alcuni episodi delle serie tv NYPD Blue e E.R. e del lungometraggio Gossip) e ispirato presumibilmente ai film di Michael Moore, Una scomoda verità è una di quelle opere che vanno viste perché riguarda tutti, nessuno escluso. Se proprio dovessimo trovare delle falle, potremmo al limite criticare la scelta di inserire argomenti privati che dipingono l'"ex futuro presidente degli Stati Uniti" come un uomo senza pecche, dedito alla famiglia e alle sorti della terra. Al di là di questo, va apprezzato lo sforzo e la passione nel cercare a tutti i costi di portare l'attenzione pubblica sul dramma che ci attende se non interveniamo immediatamente. Siete pronti a conoscere la verità?
 

da http://www.macrolibrarsi.it/video/__una_scomoda_verita-dvd.php



Il Premio Nobel per la Pace assegnato ad Al Gore e all’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è una vergogna e una follia.

di Riccardo Cascioli


E’ una vergogna perché premia personaggi che hanno fatto della menzogna e dell’ipocrisia il proprio stile di vita. Non solo l’ex vice-presidente USA predica agli altri il risparmio energetico mentre la sua casa consuma quanto una fabbrica europea, ma il suo film-documentario “An Inconvenient Truth” (Una scomoda verità) è pieno di menzogne e affermazioni senza base scientifica, come ha riconosciuto nei giorni scorsi un giudice britannico che ne ha condizionato la diffusione nelle scuole del Regno Unito all’avvertimento che non si tratta di scienza. E l’attuale presidente dell’IPCC, Rajendra Pachauri, ha trasformato un comitato scientifico in un’organizzazione di propaganda politica, manipolando i dati e spingendo così numerosi climatologi a prendere le distanze da questo organismo.
E’ una follia perché si dà un premio per la pace a chi diffonde terrorismo psicologico spacciandolo per scienza e si avalla in questo modo la tesi secondo cui i cambiamenti climatici sarebbero una minaccia ben più grave del terrorismo islamico, come lo stesso Al Gore ha più volte detto. Ma la minaccia più grave alla pace oggi viene proprio da chi cerca di convincere l’opinione pubblica che una bella giornata di sole a gennaio sia più pericolosa di una bomba in metropolitana, lasciando così indifesa la popolazione – in primis quella occidentale - davanti ai veri nemici dell’umanità.
E’ una follia anche perché premia un movimento ecologista che cerca in tutti i modi di bloccare lo sviluppo dei Paesi poveri, impedendone anzitutto – in nome di astratti princìpi ambientali - l’accesso a fonti di energia sufficienti ed economiche. Non a caso nei giorni scorsi, un'associazione in piena ia con Gore e IPCC ha proposto Cuba come unico, vero esempio di sviluppo sostenibile.
Negli ultimi anni è apparso via via più evidente che il Nobel per la Pace è ostaggio del “politicamente corretto” e perciò inutile, ma con l’assegnazione del premio a Gore e all’IPCC, esso dimostra – a causa della buona fama che gode nell’opinione pubblica mondiale – di essere anche molto pericoloso. E se non si può certo impedire a cinque  accademici scandinavi di regalare soldi a chi vogliono loro, almeno noi possiamo decidere di non prenderli sul serio e “lasciare che i morti seppelliscano i morti”.
 


http://controcorrente.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1645726


SIAMO TUTTI ENTUSIASTI PER LA VITTORIA DI AL GORE....


L’ex vicepresidente che insieme al suo più alto in grado fece uscire gli stati uniti dalle trattative per la definizione del protocollo di Kyoto.

Quest’anno la commissione del Nobel ha quasi toccato il fondo


Con questa il fondo l’ha proprio scavato… Consiglio per approfondire la persona di Al Gore la lettura di questo articolo (link). Dare il nobel della pace ad una persona stranamente collusa con i movimenti razzisti ed eugenetici lo trovo riprovevole per una commissione che si è fatta evidentemente (ma temo di no) influenzare dall’ondata emotiva


Al Gore iniziò la sua carriera politica come strumento dell'FBI nella famosa "Operation Fruehmenschen" (ovvero operazione uomo primitivo, come caratterizzazione dispregiativa dei neri) con la quale la FBI gestì una vasta serie di trappole per incastrare e rovinare i politici e altri leader di colore. Nel 1974 Gore partecipò alla trappola tesa contro Morris Haddox, un leader dei neri di Nashville impegnato ad impedire che la propria comunità fosse disgregata dalla diffusione di droga e prostituzione controllate dalla locale polizia. A quell'epoca una convention dei neri condannò all'unanimità la condotta di Gore e del suo datore di lavoro al giornale Tennessean di Nashville.
La carriera politica di Al Gore è stata finanziata dai settori del partito democratico controllati in passato da Averell Harriman e oggi da Felix Rohatyn. Si tratta di ambienti che, come è stato documentato dall'EIR e da altri, hanno promosso il razzismo con l'eugenetica e con il “controllo demografico”, che, come noto, è soprattutto indirizzato a colpire le “popolazioni povere”.
Tra gli aspetti recentemente messi in luce da queste ricerche spicca il ruolo del Middlebury College, nel Vermont, dove Rohatyn ha un suo centro di influenza, che da almeno un secolo è il centro della campagna di eugenetica, mirante soprattutto allo sterminio dei pellerossa e dei franco-canadesi, tanto che Rohatyn si è meritato il soprannome di “Mostro di Middlebury”. Dagli anni Sessanta il Middlebury College guida gli studi ambientalisti ed oggi è all'avanguardia sul tema della riduzione delle emissioni. Ad esempio, Jonathan Isham, luminare ecologista della scuola, appartiene sia al Centro di Rohatyn nell'università che al Climate Project di Gore. Prima di darsi all'ecologia però questo Isham studiò antropologia, compreso uno studio per la Banca Mondiale sulle dinamiche sociali in Africa e in Asia in rapporto agli investimenti, in particolare per l'acqua.
Al Gore si adoperò in prima persona per impedire il trattamento dei malati di AIDS in Sud Africa con medicinali generici all'epoca in cui presiedette la Commissione USA-Sud Africa sull'AIDS. Egli infatti minacciò rappresaglie economiche contro una nazione messa in ginocchio dalla piaga dell'AIDS, cosa per cui fu giustamente criticato dagli attivisti contro l'AIDS come un tentativo di genocidio contro l'Africa Nera. Dopo essersi riempito la bocca di tanti buoni sentimenti verso le vittime dell'AIDS Gore si schierò con gli interessi dei monopoli farmaceutici avallando di fatto il genocidio.
Dalla fine degli anni Ottanta Al Gore promuove l'embargo della tecnologia moderna verso il Terzo Mondo, con la scusa che si tratta di “tecnologia duale”, ovvero utilizzabile sia per scopi civili che militari. In queste tecnologie duali rientrano persino i mezzi di trasporto pesanti e i composti chimici primari per la produzione di fertilizzanti, per non parlare del nucleare. A proposito dell'Iraq Gore ebbe a dire: “Il mondo non ha bisogno del contributo iracheno alla scienza spaziale o dei risultati dell'Iraq nella fisica nucleare - pratica o applicata”. Questo apartheid tecnologico contro il Terzo Mondo colpisce in particolare le popolazioni “colorate”.
Il presunto programma ambientalista di Al Gore, ripreso letteralmente da quello dell'erede al trono d'Inghilterra principe Carlo, in pratica è un attacco rivolto alle popolazioni del Terzo Mondo, soprattutto quelle africane, in quanto tende a privarle di ogni opportunità di sviluppo industriale da cui dipende la possibilità di queste popolazioni di sottrarsi al genocidio imposto con il sottosviluppo.
La logica di questa truffa ambientalista è stata criticata persino dall'ottantenne Fidel Castro secondo il quale la conversione del mais in etanolo - come esige il programma ambientalista - condurrebbe necessariamente alla morte prematura di tre miliardi di persone in tutto il mondo.


I veri dati sul biossido di carbonio ignorati da Al Gore

23 febbraio 2007 – La serie storica delle concentrazioni di biossido di carbonio (CO2) ostentata dal Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico come giustificazione per la riduzione dei cosiddetti “gas serra”, è una frode. Una ricerca da parte del professor Ernst-Georg Beck, [1] tedesco di Friburgo, mostra che il comitato ha raccolto selettivamente i dati sul CO2 prima del 1957, attraverso misurazioni effettuate su carote di ghiaccio prelevate di recente, ignorando le oltre 90.000 misurazioni dirette e accurate effettuate con metodi chimici dal 1857 al 1957.

In una precisa rassegna di 175 articoli scientifici, Beck ha scoperto che i fondatori della moderna teoria dell'effetto serra, Guy Stewart Callendar e Charles David Feeling (questo in particolar modo un idolo per Al Gore) avevano completamente ignorato misurazioni attente e sistematiche effettuate da alcuni dei più famosi nomi della chimica fisica, tra cui diversi premi Nobel.

Le misurazioni di questi chimici mostravano che l'odierna concentrazione atmosferica di CO2 di circa 375 parti per milione (ppm) è stata superata nel passato, compreso un periodo tra il 1936 e il 1944, quando i livelli di CO2 variarono da 393 a 454,7 ppm. Ci furono anche misurazioni, con margine di errore del 3%, di 375 ppm nel 1885 (Hempel a Dresda), 390 nel 1866 (Gorup a Erlangen) e 416 nel 1857 e 1858 (Von Gilm a Innsbruck). Ironicamente, mentre l'aumento degli anni '40 si correlava con un periodo di medio riscaldamento atmosferico, Beck e altri hanno mostrato che il riscaldamento precedette l'aumento nelle concentrazioni di CO2.

I dati trovati da Beck provenivano principalmente dall'emisfero settentrionale, geograficamente distribuiti dall'Alaska su tutta l'Europa fino a Poona, in India, quasi tutti presi in zone rurali o nella periferia di città senza contaminazione da industria, ad un'altezza da terra di circa due metri. La valutazione dei metodi chimici seguiti rivela un errore massimo del 3%, fino ad un 1% nei casi migliori.

Per contrasto, le misurazioni ricavate dalle carote di ghiaccio mostrano un aumento piuttosto costante dei livelli di CO2, convenientemente concordante all'idea preconcetta che l'aumento dell'attività industriale abbia prodotto un netto aumento di CO2. Così come ha mostrato un collaboratore di Beck, il dottor Zbigniew Javorowsky, ex direttore del servizio di monitoraggio delle radiazioni polacco, il gas intrappolato nelle carote di ghiaccio non ha validità come valore approssimato della concentrazione atmosferica. Il continuo processo di congelamento, scongelamento e pressurizzazione della colonna di ghiaccio altera drasticamente le concentrazioni atmosferiche originali delle bolle di gas.

Secondo la teoria dell'effetto serra, l'aumento del CO2 nell'atmosfera causato dall'attività umana, come la combustione di carburanti fossili, agisce come il vetro di una serra che impedisce la restituzione dei raggi solari ricevuti dalla superficie terrestre. Mentre da una parte tale effetto esiste, il biossido di carbonio si trova in basso nella lista dei “gas serra”, pesando nella misura del 2-3% sull'effetto serra. Il gas serra di gran lunga più importante è il vapore acqueo. Tuttavia, l'acqua in forma di nuvole può riflettere i raggi solari causando riduzione di temperatura. Ci sono talmente tanti effetti interrelati, dalle macchie solari ai cicli delle orbite terrestri, che collegare la temperatura globale alla concentrazione di CO2 è come cercare di predire il valore di un hedge fund dalle fasi lunari.

Per rendere credibile tale correlazione occorre una capacità ampia e sofisticata di mentire e i teorizzatori dell'effetto serra ne sono dotati, ma sfortunatamente per loro gli scienziati hanno cominciato a raccogliere i dati sulla concentrazione di CO2 già dagli inizi del '700, in concomitanza con i primi studi sul processo di fotosintesi, e oggi siamo in possesso di più di 90.000 accurate misurazioni e solo gli sciocchi possono dar credito alle “emissioni di gas” di Al Gore.

http://departing.splinder.com/


Gore, la volpe e l’uva
 
Al Gore alla presentazione dell'iPhone di Rodrigo Praino
Come ci racconta un’antica favola di Esopo, dopo aver disperatamente cercato di raggiungere un bello e succoso grappolo di uva appeso in un ramo troppo alto, la volpe si stanca, si arrende...


... infine inizia a convincersi che in fondo a lei non piace l’uva e non la vuole per niente. Ma cosa succede se nel giro di otto anni questa stessa volpe si ritrova a passeggiare di fronte allo stesso grappolo di uva, questa volta però armata di un bellissimo gadget tecnologico – magari firmato Apple! – che le permette di raggiungerlo senza alcuna difficoltà? Forse la volpe ormai, dopo così tanto tempo trascorso a convincere se stessa e tutto il mondo che non vuole più sapere dell’uva, si è auto-convinta veramente?La favoletta ci serve come interessante spunto di riflessione per raccontare brevemente quel che in questi mesi sta vivendo l’ex-Vicepresidente Al Gore. Appena sette anni fa, Gore era uno degli uomini più ignorati del paese. Non piaceva in modo particolare praticamente a nessuno. Non è che molti avessero qualcosa contro di lui, è che semplicemente la sua figura non ispirava alcun sentimento alla stragrande maggioranza degli americani, né in positivo, né in negativo. Candidato alla presidenza in un momento particolare con un avversario particolare, l’allora vicepresidente è riuscito a riscuotere un notevole successo elettorale, ma il voto degli americani non presentò allora quell’entusiasmo tipico dei John Kennedy o dei Ronald Reagan.Nel giro di sette anni Gore è riuscito a re-inventarsi completamente, ed ora come ora gode di una popolarità concessa solitamente solo alle rockstar ed ai grandi attori di Hollywood. Lo ritroviamo dappertutto: in televisione, sui giornali, su Internet, in qualsiasi evento che conti veramente. Sono ormai settimane che una sua foto gira a ripetizione ventiquattro ore sui famosi schermi di Times Square a New York, insieme a quella del Presidente Bush. Sembra quasi di essere tornati a sette anni fa…Figlio di un importante Senatore del Tennessee, Al Gore ha saputo costruirsi una brillante carriera politica che a quanto pare non presenta alcuna macchia. Quello che ci affascina tuttavia non è tanto che il figlio di un importante Senatore sia riuscito a sua volta a farsi eleggere a Capitol Hill per poi arrivare alla vicepresidenza. Quel che piace è il fatto che lui lavori per la Apple e Steve Jobs abbia chiamato proprio lui in diretta mondiale per presentare il nuovo iPhone. Quel che piace è che lui abbia creduto e partecipato al lancio di Current TV. Quel che piace è il suo libro An Inconvenient Truth – nonostante il suo libro del 1992 sull’ecologia sia passato pressoché inosservato, ma quello era il vecchio Gore. Quel che piace è il suo Oscar.Chi si diverte a gironzolare per gli infiniti meandri di Internet sa bene che ci sono diversi siti dedicati alla surreale impresa di convincere l’ex candidato democratico a presentarsi alle primarie del suo partito. Ci sono già petizioni pronte con centinaia di miglia di firme da consegnare o consegnate agli uffici dell’eroe del Tennessee. E’ possibile anche acquistare online ogni genere di gadget elettorale con il suo nome: bumper stickers, magliette e cappellini sono già in vendita per pochi dollari. I siti più audaci azzardano addirittura prodotti con la scritta “Gore/Obama 2008”, come se Al fosse già il candidato designato del partito democratico alla presidenza in un ticket che presenta Barack Obama per la vicepresidenza del paese.Una eventuale candidatura di Gore alla presidenza nel 2008 non sarebbe una grossa novità per la politica americana. Tutti ricordano la sconfitta di Richard Nixon, allora anche lui Vicepresidente, contro un giovane e bello John Kennedy nel 1960. Proprio otto anni dopo, nel 1968, Nixon riesce con estrema abilità a conquistare ancora una volta la nomination del partito e nel clima di scontento generale nei confronti del Presidente Johnson e del partito democratico riesce a vincere le elezioni generali. In quella occasione si parlò del “più grande ritorno delle storia dopo Lazzaro”, ma Nixon non godeva neanche di un briciolo della popolarità che Al Gore ha in questo momento. L’esempio dunque non è calzante fino in fondo, per cui ci viene in mente invece un altro Presidente del passato: Dwight D. Eisenhower. Ike nel 1952 era il grande condottiero che aveva liberato l’Europa ed il mondo dal nazifascismo, combattendo valorosamente oltreoceano per il bene e la sicurezza di tutti. Ebbene il Generale all’epoca delle primarie del 1952 era in Europa in qualità di capo della NATO e non ha mai annunciato la sua partecipazione alle elezioni primarie né fatto alcun tipo di campagna elettorale. Il suo nome è stato inserito nella primaria repubblicana del New Hampshire da un gruppo di amici e la sua vittoria in quella occasione segnò anche l’inizio ufficiale della sua campagna elettorale.Eventi come questo di Eisenhower sono difficilmente ripetibili e comunque imprevedibili. A noi sembra comunque molto strano che un uomo arrivato così vicino alla presidenza del paese – tanto da aver ottenuto la maggioranza assoluta dei voti popolari su base nazionale – quando era molto poco popolare rinunci a provarci ancora qualche anno dopo proprio mentre è diventato uno dei personaggi più popolari non solo del paese ma forse del mondo, visto il successo incredibile del suo concerto planetario. E’ forse arrivato per la nostra volpe il momento di ammettere che l’uva non è poi così malvagia?

 http://www.oggi7.info/platform/2007/08/27/72-gore-la-volpe-e-l-uva


venerdì 12 ottobre 2007

Nobel per la Pace ad Al Gore. I commenti di Capezzone e dell'IBL


Il Premio Nobel per la Pace ad Al Gore non convince Daniele Capezzone: «Le sue ricette avrebbero scarso effetto sul piano ambientale, e un effetto devastante dal punto di vista economico. Più pericolosi di Gore - aggiunge - i "Gore alla vaccinara" di casa nostra, i profeti del veto, i campioni del no a tutto. No tav, no base, no nucleare, no carbone, no rigassificatori, no termovalorizzatori, no tutto: questi sono gli avversari di una politica liberale, pragmatica, moderna». Per l'Istituto Bruno Leoni, il Nobel per la Pace ad Al Gore «è l'ultimo atto di una commedia attentamente pianificata e facilmente prevedibile». Sul documentario di Al Gore l'IBL propone un focus di Alan Patarga: "Tutte le balle del vicepresidente".


Carlo Stagnaro, direttore Energia e ambiente dell'IBL, commenta: «Ma che ha fatto Al Gore per la pace nel mondo? L'ex vicepresidente americano ha l'unico pregio di aver prodotto un film di fantascienza di grande successo, che gli è valso un premio Oscar e presumibilmente ha ulteriormente rafforzato la sua già solida posizione economica. Se però si vuole prendere Gore sul serio, e non come cinematografaro, allora il giudizio cambia radicalmente: egli ha piegato la scienza a scopi brutalmente politici, mostrando scarso o nessun rispetto per quegli scienziati che hanno manifestato dissenso. Le politiche invocate da Gore sarebbero economicamente folli e non avrebbero alcun impatto discernibile sul clima».

http://decideresavona.blogspot.com/


Chi ha paura di Live Earth

Il giorno dopo “Live Earth”, il megaconcerto organizzato da Al Gore in 8 città del mondo (http://www.liveearth.org/)
per mobilitare l’opinione pubblica si temi del cambiamento climatico, si moltiplicano le prese di posizione critiche. In particolare, si osserva con malcelata soddisfazione, l’iniziativa sarebbe ipocrita perchè ha contribuito ad aumentare le emissioni globali. Secondo “Carbon footprint” per qualcosa come 31.500 tonnellate di Co2, che diventano 75 mila considerando l’accensione di due milioni di televisori e di milioni di ore di traffico internet.
E invece ipocrita è chi la critica. “Live Earth” ha infatti chiarito da subuito che tutta l’elettricità necessaria agli otto concerti sarebbe stata acquistata sul mercato elettrico da fonitori che ne garantivano la provenienza di fonti rinnovabili, che gli spostamento del personale di “Live earth” e degli artisti (150 tra solisti e band) sarà compensato attraverso l’acquisto di crediti di carbonio, che ai concerti sarebbero stati utilizzato il più possibile materiali ecocompatibili (ad esempio, plastiche a base di mais per i bicchieri e gli imballaggi dei cibi) e sarebbe stato effettuato un rigoroso riciclaggio. Così è stato, e le 31.500 tonnellate di carbonio (le 75 mila considerando la tv accesa sono una boutade dato che la stragrande maggioranza di coloro che ha guardato lo show in tv o su internet avebbe guardato qualche altro programma o navoigato comunque e quindi la tv o il computer sarevebbero comunque state accese) sono quindi alquanto virtuali e servono solo per gettare un pò di sabbia negli occhi per distogliere lo sguardo da quei due miliardi di spettatori _ in larga oparte giovani, ma non solo _ che turbano il sonno dei partigiani del petrolio e del carbone, campioni della politica dello struzzo. Che da ieri hanno un pò più paura che la consapevolezza cresca e che la gente scelga consapevolmente. 

http://www.blogquotidiani.net/farruggia/?p=60


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permalink | inviato da televisione il 12/10/2007 alle 0:15 | Versione per la stampa
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