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TELEVISIONE..NO GRAZIE MEGLIO LA RETE ..leggere..commentare..scrivere
Te l'avevo detto 20 anni fa
post pubblicato in politicando, il 17 dicembre 2011
pezzo che ho scritto 20 anni fa ...si rivela oggi in tutta la sua profezia.. L’Europa che si unisce in T.V. alla sola convenienza economica delle grandi industrie nella speranza di una pari lotta con il dollaro si sfalda in realtà giornalmente sempre più in ogni sua provincia, città,paese,comune,quartiere. La prospettiva di una offerta massificata per produrre denaro a pochi si spaccherà a favore della capacità del singolo di difendersi da tutto questo creando,diversificando, costruendo soluzioni uniche, sincere e non solo votate al dio “denaro”. La creazione di un’Europa unita data al popolino dai politici è utile solo a giustificare il continuo imbastire di teoremi,congressi,dibattiti alle spalle di chi realmente produce. La massa di signori che scaldano le sedie all’europarlamento,al parlamento ai comuni, è il concreto assemblaggio della bieca politica che aumenta sempre più la corsa a posti di prestigio super pagati sotto la bandiera Europea del qualunquismo mascherato da interesse di parte mistificato a sacrificio a favore della comunità , parassitario in realtà nei confronti di chi realmente lavora . E’ chiaro che fino a che ci sarà l’offerta di tali posti di privilegio si manterrà attiva la corsa a coprirlo anche da persone oneste che non si chiamano “Giocondor” . In un’Europa dove l’Inghilterra subisce scissioni a favore dell’Irlanda,i paesi nordici se ne fottono dell’unità europea, la Spagna a i separatisti Baschi la Yugoslavia è massacrata da divisioni etniche,l’Italia ha un Bossi che preme su di una padania libera che non esiste , il mio vicino mi guarda male se compro la macchina nuova e i forlivesi maledicono sulle strade le targhe di chi non è del loro paese si continua a volerci far credere ad un’unità dei popoli . Uno strafottente disinteresse è il reale concreto puntello di chi è costretto dalla bieca politica e difendere i propri interessi fottendosene di quelli degli altri e coltivando il proprio giardino in “primis”. Questo si vede chiaro dalle dalle ultime votazioni : chi và a votare e solo quello che è immanicato politicamente e deve trarre profitto dal suo voto tutti gli altri ne hanno le tasche piene e vogliono essere lasciti in pace. L’individualismo è il futuro del mondo....nell’individualismo stà tutto ciò che di buono si può ancora fare visto che poi il denaro regola il resto. L’individualismo , l’interesse personale avanzano prepotentemente forse nel bene,forse nel male e l’esperienza insegna che nulla è meno chiaro e sicuro di qualcosa in comune con altri. Quel che e mio e mio e voi se volete qualcosa dovete guadagnarvelo!! Onoriamo di citazione anche la “ famiglia” che è fulcro dell’unità del mondo. Questa si sta sfaldando sta morendo sotto i colpi del consumismo che divora tutto , si infrange, si annulla nel cuore,nell’anima costringendo le donne e le mamme a lavorare a discapito della famiglia . Uno stato civile dovrebbe sostenerle perchè adeguatamente a casa curino ciò che da sempre la donna ha curato e serve al futuro più di ogni cosa : i figli Figli che invece mancano perché le donne ora alla pari con gli uomini non sono più tali ma sono ,manager…..avvocati ..commercialisti perdendo un’identità che fino ad oggi ha cresciuto il mondo con il sacrificio che molti più non conoscono e che dovrebbe tornare di moda per dare valore ed unità ai popoli e famiglie stesse. I figli generazioni che saranno ,si spera, il nostro futuro ....il futuro del mondo rischiano di perdersi …di non sapere a che padre e o madre rivolgersi .
Un mondo difficile
post pubblicato in politicando, il 16 settembre 2008
La Repubblica islamica d'Iran's
post pubblicato in politicando, il 15 giugno 2008
 

Il documento, intitolato "La Repubblica islamica d'Iran's pacchetto proposto per negoziati costruttivi," è stato presentato per la prima volta ai russi, ai cinesi, le Nazioni Unite, Unione europea, e così via. Si parte dal presupposto che il rispetto per la giustizia, la sovranità, pace, democrazia e culture diverse, devono essere la prima voce nella lista di possibili aree di cooperazione, come ad esempio "questioni di sicurezza, regionale e degli sviluppi internazionali, l'energia nucleare, del terrorismo, della democrazia, ecc " Iran propone negoziati su questi e su altri temi (la droga, l'ambiente, economico, tecnologico e altre forme di cooperazione, soprattutto di energia), in cui "l'obiettivo principale della Repubblica islamica dell'Iran è quello di raggiungere un accordo globale, che si basa sul collettivo buona volontà - che contribuirà a stabilire una cooperazione a lungo termine tra le parti, e alla sostenibilità e la forza dei poteri regionali e internazionali di sicurezza e di una pace giusta ".

Iran si dice che è pronto ad avviare i negoziati sui seguenti temi: la protezione dei diritti e della dignità di [i] essere umano e il rispetto per la cultura delle altre nazioni che, promuovono la democrazia regionale e in tutto il mondo nel contesto di rispetto per i diritti delle nazioni e la sovranità nazionale. Qui, il documento fa riferimento specifico alla possibilità di risolvere alcune questioni regionali. Tale cooperazione, si dice, può verificarsi in varie regioni ", più in particolare nel Medio Oriente, Balcani, Africa e America Latina. Cooperazione per assistere il popolo palestinese a trovare un piano globale - sostenibile, equo e democratico -- -- Per risolvere 60 anni di questioni palestinese può diventare un simbolo cooperazione ". Sforzi comuni contro le diverse minacce alla sicurezza, come il terrorismo, droga, criminalità organizzata, ecc sono ampiamente sollecitate

Per quanto riguarda le questioni economiche, la proposta sottolinea la cooperazione in materia di energia, il commercio e gli investimenti, la lotta contro la povertà, e - più intrigante - "Ridurre l'impatto della forte fluttuazioni dei prezzi e riconversione globale monetaria e le modalità di finanziamento a favore delle nazioni del mondo."

L'ultimo paragrafo tratta ampiamente della questione nucleare in sé, in cui l'Iran ribadisce il suo impegno per l'energia atomica e TNP, e chiede che "Creazione di arricchimento del combustibile nucleare e consorzi di produzione in diverse parti del mondo - tra cui l'Iran."


Della Russia interessate risposta

La proposta è stata tacciata come mera retorica, "nulla di nuovo," ed è stato praticamente ignorata pur contenendo idee di estrema importanza che meritano attenzione. Mosca, per prima, ne ha preso atto. In primo luogo, per quanto riguarda la questione nucleare, l'Iran conviene per la proposta russa diarricchimento in centri internazionali, ad esempio in Russia, ma ribadisce che vuole essere della partita. In secondo luogo, il documento solleva suggerimenti per la cooperazione internazionale ad affrontare la questione finanziari, monetaria e crisi economiche che devastano il mondo. Infine, l'Iran propone di intervenire per risolvere crisi regionali nel Medio Oriente.

Per quanto riguarda la questione nucleare, non è forse una coincidenza che il Primo Ministro russo Vladimir Putin abbia dichiarato in modo inequivocabile in una intervista a Le Monde il giorno 31 Maggio,che egli ha dtto di non credere ad un armamento nucleare dell'Iran votato all'aggressione.
Per quanto riguarda le disposizioni finanziarie e crisi monetarie,è inusuale per l'Iran affrontarle in questi termini.Il governo iraniano, parlando di "riconversione globale monetaria e modalità di finanziamento a favore delle nazioni del mondo", a implicitamente confermato come l'attuale sistema basato monetario sia basato sul collasso del dollaro su collasso e deve esservi posto rimedio. Il nuovo Presidente Medvedyev ha fatto lo stessa punto il 7 giugno in un discorso alla sessione inaugurale del 12 ° San Pietroburgo Economic Forum.

Www.itar-tass.com/eng/level2.html?NewsID=12757537and12757608&PageNum=0.


Governo ombra....
post pubblicato in politicando, il 10 maggio 2008


LE ACCISE IN ITALIA  COSA SUCCEDE IN KOSOVO   Il crollo degli    petrolio a 150 dollari  U.S.A.Cosa vuole la Cina perchè aumenta il grano Le citta' più sporche del mondo  Un mare di plastica Una recessione necessaria Il nostro pianeta è un forno a microonde



Come spiega efficacemente Wikipedia, il governo ombra è una istituzione dei paesi che adottano il cosiddetto sistema Westminster. Il caso più noto è quello inglese, in cui il leader dell’opposizione (un tory o un laburista, a seconda del colore del governo in carica) è il “Primo Ministro ombra”, e fa parte di un “governo ombra” formato da uomini del proprio partito. In sostanza, una copia del governo in carica, ma di colore politico diverso. Il ruolo di questo “governo dell’opposizione” è importantissimo: criticando e sottoponendo a stringenti analisi le decisioni dell’esecutivo in carica, il governo ombra cerca di mettere in luce le contraddizioni e le scelte errate del Primo Ministro e del governo.

Per funzionare al meglio, il governo ombra necessita di una opposizione compatta sia dal punto di vista del numero dei partiti che dal punto di vista interno (se il principale partito di opposizione è spaccato al suo interno, il governo ombra rischia di perdere in credibilità ed efficacia). In più, il governo ombra ha un forte ruolo propositivo: tra i suoi compiti c’è quello di suggerire alternative efficaci ed efficienti alle politiche messe in campo dal governo in carica. E’ possibile trasferire tutto quello che abbiamo detto nel caso italiano? Sembrerebbe di sì: il Partito Democratico è di gran lunga il più forte partito di opposizione, potrebbe avere un deciso ruolo propositivo, soprattutto in alcuni campi di intervento come la lotta alla mafia (magari eliminando dal partito figuri come Crisafulli, la cui avventura politica è efficacemente descritta da Gianni Barbacetto in un articolo di Diario), la politica internazionale, l’integrazione europea, l’immigrazione, la politica economica.

C’è un però. Pare che all’interno del Partito Democratico si stiano già affilando i coltelli in vista di una futura “verifica” (qui un articolo sulle prime manovre dei dalemiani e di Marini). Tuttavia, la leadership di Veltroni è ancora molto stabile, probabilmente anche i più acerrimi nemici del leader PD sanno che attualmente è lui l’ultima speranza del centrosinistra italiano. Al di là di Veltroni non sembrano esserci altri uomini politici capaci di raccogliere con efficacia la sua eredità e di trasformare il Partito Democratico in una forza numericamente e politicamente capace di governare l’Italia. Dietro Walter il nulla, insomma.

In sintesi, la proposta veltroniana sembra un tentativo generoso di modificare una parte del sistema politico italiano (vale a dire il ruolo dell’opposizione e il rapporto opposizione/governo), ma è un tentativo che rischia di fallire. Prendere un pezzo del sistema politico di un altro paese e importarlo tale e quale in Italia non garantisce che nel nostro paese avvengano le stesse cose che si verificano in quel determinato paese.

.....il governo ombra è solo una lista di persone che si dovrebbero occupare delle stesse cose di cui si occupano i ministri, ma stando all'opposizione. Ovviamente dal punto di vista esecutivo non hanno nessun potere

Il cosiddetto "Governo Ombra" è un Governo formato specularmente in modo identico rispetto all'Esecutivo reale ed effettivamente in carica, ed ha (e/o avrebbe) lo scopo di seguire al meglio le gesta dell'Esecutivo effettivamente in carica, in modo tale da organizzare al meglio le controazioni e controproposte dell'Opposizione. Di fatto, specie di fronte ad una Maggioranza tanto salda numericamente (solo un eventuale "scherzetto" per ritorsione della Lega potrebbe minarne le fondamenta), un siffatto "Governo Ombra" serve solo a non far cadere definitivamente nel proverbiale .... dimenticatoio i principali esponenti delle coalizioni uscite sconfitte dalle recenti Elezioni.



Il governo ombra (in inglese shadow cabinet o shadow front bench) è un'istituzione politica, presente in alcuni sistemi parlamentari, costituita dal leader dell'opposizione, che la dirige, e da parlamentari dell'opposizione (i ministri ombra) incaricati di seguire da vicino, proprio come un'ombra (donde il nome), l'attività dei corrispondenti ministri del governo in carica. Compito del governo ombra è svolgere un'azione critica verso le decisioni del governo in carica, proponendo alternative. Normalmente se il partito di opposizione vince le elezioni, il leader dell'opposizione diventa primo ministro e i membri del governo ombra vanno ad occupare i corrispondenti posti nel governo in carica.

Sorto in Gran Bretagna il governo ombra si è diffuso nelle ex colonie britanniche (India, Canada, Australia, Nuova Zelanda, altri stati del Commonwealth ecc.) e, in seguito, anche in altri paesi con sistemi bipartitici o, quantomeno, bipolari. Tuttavia, mentre negli ordinamenti riconducibili al cosiddetto sistema Westminster il leader dell'opposizione e il suo governo ombra hanno uno status ufficiale, in altri sistemi il governo ombra è, di solito, solamente un organismo interno di partito.

In alcuni partiti (ad esempio il Partito Laburista britannico e quello australiano) i membri del governo ombra sono eletti dal gruppo parlamentare e il leader dell'opposizione si limita a distribuire loro gli incarichi. In altri partiti, invece, il leader dell'opposizione sceglie anche i membri del governo ombra.

In Italia la formula del governo ombra fu usata, ma senza riconoscimento di status nei regolamenti parlamentari, dal PCI di Achille Occhetto nel luglio 1989, in occasione della crisi del governo De Mita conclusa con la formazione del sesto governo Andreotti: Occhetto rispose con la formazione di un governo ombra, chiamato a contrapporsi alla maggioranza di pentapartito. In seguito alla vittoria del PDL alle elezioni politiche dell'aprile 2008, il governo ombra è stato riproposto dal leader del PD Walter Veltroni.

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permalink | inviato da televisione il 10/5/2008 alle 8:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Canto funebre
post pubblicato in politicando, il 15 aprile 2008

 

La sinistra estrema nel resto dell'Europa era gia defunta da vent'anni solo in Italia si  credeva nella terapia intensiva. Un plauso a Veltroni  che è riuscito in ciò che Berlusconi non è riuscito a fare in 15 anni.




permalink | inviato da televisione il 15/4/2008 alle 9:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Un pranzo tutto "speciale"
post pubblicato in politicando, il 30 marzo 2008

<b>Le spigole di Speciale<br>ci sono costate 32.000 euro</b> 
Cinque mesi fa, il generale si indignò "per una campagna di stampa infondata e di intollerabile violenza". Non negò la sua presenza e quella delle signore al seguito sulle nevi di passo Rolle (febbraio 2005), né la cassa di spigole aviotrasportata per accendere di sapori le notti in baita. Ma, sfidando il grottesco, pensò bene di riscrivere il canovaccio della storia. Con qualche bugia che oggi mostra quanto corte avesse le gambe. "A Passo Rolle - disse il generale - ero andato per motivi d'ufficio. Per salutare la componente alpina". E il pesce fu un impegno solenne "con i miei finanzieri", "da padre, prima che da comandante", "perché mi avevano confidato di non poterne più di mangiare soltanto wurstel".

Peccato, che quando le spigole si involarono per le Dolomiti, a passo Rolle di uomini stracchi di wurstel non ve ne fosse nessuno, se non quelli costretti al lavoro para-alberghiero imposto dalla presenza nella foresteria del Corpo dell'allora comandante generale e della sua corte. La Procura generale della Corte dei conti ha infatti accertato che, in quello scintillante 2005, Roberto Speciale raggiunse passo Rolle in due occasioni. La prima (in febbraio) per una gita sulla neve ("Repubblica" la documentò con un video). La seconda (in agosto) per una passeggiata tra le margherite e uno sfizio di pesce.

Il comandante generale - scrive il procuratore Angelo Canale - raggiunse la foresteria di passo Rolle il 20 agosto 2005 per trascorrervi "una settimana di ferie". Nessun impegno istituzionale, nessuna premurosa visita alla truppa infreddolita lungo il confine. Una semplice vacanza a spese del Corpo. Per la quale, sia in andata che in ritorno, "non utilizzò, come sarebbe stato opportuno, mezzi propri" (un volo di linea o un treno per Bolzano), ma l'Atr-42 che aveva eletto a suo personal jet, "disponendo che ne venisse predisposta la riconfigurazione per trasporto passeggeri".

Il 20 agosto 2005, dunque, Speciale raggiunge Bolzano in Atr-42 con il suo seguito e di qui Passo Rolle. Si accomoda in baita, dove avverte presto il desiderio di pesce fresco. Alza il telefono e parla con il generale Ugo Baielli, comandante dell'aeronavale, il quale provvede. La mattina del 25, all'aeroporto militare di Pratica di Mare viene comandato di servizio il maggiore Aldo Venditti, in forza al gruppo di "Esplorazione marittima" (sorveglianza delle coste contro il contrabbando), con un ordine che - secondo quanto accerteranno sia la Procura generale della Corte dei Conti, sia la Procura militare - dispone l'immediato decollo dallo scalo laziale alla volta di Bolzano di un Atr-42 per "trasporto autorità".

Il povero maggiore Venditti attende sulla pista fiducioso l'arrivo della "Autorità". Non è la prima volta che fa da aero-taxi, non sarà l'ultima. Epperò non se ne vede l'ombra. L'Autorità, infatti, è una cassa di spigole. Per Venditti è troppo. Come racconterà ai magistrati, va bene l'autista, ma non lo spallone di pesce. Si rifiuta di mettersi alla cloche perché ciò che è scritto nel piano di volo è semplicemente un falso. Baielli gli rinnova l'ordine, questa volta - annota la Procura - motivando il trasporto con "esigenze di natura operativa". L'Atr-42 decolla per Bolzano. Speciale può godere della sua grigliata.

Scrive il procuratore Angelo Canale con una prosa che da incredula si fa indignata. "E' documentalmente provato che il velivolo Atr-42 è stato impiegato per il trasporto di pesce fresco con una disposizione che non può essere altrimenti definita che illegittima e illecita". Che ha umiliato chi l'ha subita e dovrebbe far vergognare chi l'ha impartita. Roberto Speciale. Lo stesso uomo che, non più tardi di venerdì scorso, si è abbandonato alla vanità di un ritratto di "Italia Oggi", in quel di Perugia, dove ha stabilito il suo quartier generale di candidato del Pdl. Per far sapere che "come ho detto a Fini, senza preti e senza militari non si vince". "Che il suo telefono squilla senza sosta con chiamate da tutta Italia, ma lui non è lo Spirito Santo". Soprattutto, che si vendicherà, perché "nella Guardia di Finanza molti appoggiano la mia candidatura, mentre chi mi ha tradito la teme". 


Il generale Roberto Speciale, ex comandante GdfA VOLTE ritornano. Le spigole. Le gite a scrocco verso il sole e la neve immacolata delle Dolomiti di passo Rolle. La Procura generale della Corte dei conti ha chiuso l'istruttoria sulla gestione privata degli Atr-42 in forza alla Guardia di Finanza del suo ex comandante generale Roberto Speciale. E gliene chiede il conto. Fanno 3.885 euro per ogni ora di volo abusiva sulla tratta Pratica di Mare-Bolzano.

Cui va aggiunto "il danno di immagine al Corpo e alle Istituzioni" che verrà quantificato nel corso del giudizio di responsabilità contabile. A spanne, diverse decine di migliaia di euro. "Per una condotta - scrive il procuratore Angelo Canale nel chiudere l'indagine - illegittima e illecita", di cui l'ex comandante generale risponderà economicamente in solido con il generale Ugo Baielli, all'epoca comandante del gruppo aeronavale delle Fiamme Gialle e oggi in pensione.

La chiusura dell'indagine è stata notificata a Speciale ai primi di febbraio. Quando l'opportunità di una sua candidatura alla Camera con il Partito della Libertà in Umbria divideva ancora il centro-destra. Oggi, che l'uomo ha già incassato un seggio sicuro (è numero tre di lista), è facile prevedere diventerà occasione per gridare alla persecuzione giudiziaria. Naturalmente, a dispetto dei fatti, che, nell'istruttoria della Corte dei Conti, appaiono incontrovertibili nel confermare documentalmente le circostanze di cui "Repubblica" diede conto l'11 ottobre 2007 e per le quali Speciale è al momento indagato per peculato dalla procura militare di Roma. 


Dietro alla vicenda della Guardia di finanza lombarda
incroci con il Sismi dell'era Pollari

Intrighi e guerre di potere

la vera storia del caso Speciale

Gli ufficiali da trasferire non si erano mai occupati di Unipol

<b>Intrighi e guerre di potere<br>la vera storia del caso Speciale</b>

Il comandante della Guardia di finanza Roberto Speciale con l'ex ministro Tremonti


SEMBRA una storia limpida, "il caso Visco". Non lo è. Perché monca e sapientemente manipolata. E, come in tutte le storie manipolate, i fatti ne nascondono un'altra. Che racconta le mosse oblique del vertice della Guardia di Finanza e ne svela le ragioni velenose. È notizia di ieri. Il "Giornale", di proprietà della famiglia Berlusconi, "documenta" un brutto affare. In un verbale del 17 luglio 2006, il comandante generale della Finanza, Roberto Speciale, riferisce all'Avvocatura dello Stato di essere stato oggetto di indebite, insistite e minacciose pressioni da parte del viceministro per l'Economia Vincenzo Visco per trasferire quattro alti ufficiali in servizio a Milano.

Quattro ufficiali che, in quel momento "lavorano all'inchiesta" che ha tolto serenità ai Ds, "il caso Unipol". La richiesta di trasferimento non ha nessuna apparente motivazione se non quella, "inconfessabile" di punire servitori dello Stato considerati politicamente inaffidabili dai nuovi inquilini di Palazzo Chigi. Il comandante Speciale resiste coraggiosamente all'arroganza del viceministro e la spunta. I quattro ufficiali restano al loro posto. Il fatto non è nuovo (le cronache del luglio 2006 riferirono diffusamente del conflitto tra comandante generale e viceministro), ma il verbale di Speciale offre pathos, sollecita indignazione. Tra il 13 e il 17 luglio 2006, sembra di vederlo, il generale mentre, assediato nel suo ufficio di viale XXI aprile, prova a spiegare a Visco che non può dare corso immediato a trasferimenti imposti del ministro senza violare la legge. Che esistono delle procedure da rispettare e che a quelle lui starà. Sembra di vederlo ancora, ventilare stoicamente le dimissioni il 17 luglio 2006, quando dall'ufficio del viceministro arrivano arroganti minacce.
La cronaca del "Giornale" porta la firma di Gianluigi Nuzzi. E il dettaglio non è neutro. Serve a entrare nella storia del "caso Visco", a ricostruirne con esattezza i passaggi. A illuminarne i protagonisti. Nuzzi ha ottime fonti nella Guardia di Finanza. Ha tenuto dei corsi alla scuola della Guardia di Finanza. Nella Guardia di Finanza ha raccolto il brogliaccio di un'intercettazione mai trascritta che, nel gennaio 2006, documenta la ormai celebre conversazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Consorte ("Abbiamo una banca...") che sprofonda i Ds in uno psicodramma. Ma, soprattutto, Gianluigi Nuzzi ha un amico importante nelle Fiamme Gialle: il generale Emilio Spaziante, che della Guardia di Finanza è stato capo di Stato Maggiore dal luglio 2005 al marzo scorso, quando viene nominato vicedirettore del Cesis (organo di coordinamento dei nosti servizi segreti). Nuzzi e Spaziante si conoscono da tempo e insieme, nel 2004, inciampano in una fuga di notizie per un'indagine sui bilanci dell'Impregilo. Vicenda che appare dimenticata, ma che, nel gennaio 2006, quando si consuma la fuga di notizie su Fassino e Consorte, a molti sembra utile ricordare.

Estate 2006, dunque. Visco è appena arrivato all'Economia, il generale Emilio Spaziante è a Roma ormai da un anno quale capo di Stato maggiore. Fino all'anno prima, ha comandato la Regione Lombardia. E la Lombardia e Milano sono da sempre il suo "collegio". Non c'è foglia che si muova nei comandi territoriali che lui non sappia. Quando dunque lascia per il comando a Roma, Spaziante impone quale suo successore un amico fraterno, un compagno di corso: il generale Mario Forchetti. Per Spaziante è una garanzia doppia. Non solo per l'amicizia, ma per il network che li lega. Entrambi sono stati ufficiali del "II Reparto", l'intelligence della Guardia di Finanza, l'occhio e l'orecchio che lavora in perfetta osmosi con il Sismi dell'ex generale di corpo d'armata della Fiamme Gialle Nicolò Pollari e da cui Pollari pesca decine e decine di suoi ex ufficiali.

Il Sismi di Pollari - la Guardia di Finanza della Lombardia - il capo di Stato Maggiore Emilio Spaziante. E' un triangolo d'acciaio che ha il suo baricentro a Milano dove, in quei mesi, molto bolle in pentola. Non solo le inchieste sulle scalate bancarie e sul caso Unipol, ma anche le vicende di Telecom, le singolari intrusioni nelle anagrafi tributarie alla ricerca di qualche buona notizia sullo stato dei patrimoni dei leader del centro-sinistra.

Epperò, ecco che nel luglio del 2006, il network sembra doversi improvvisamente spezzare. In giugno, il comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, sollecita il viceministro Visco a dare corso a una cinquantina di avvicendamenti di alti ufficiali stilata nei mesi precedenti. Visco prende tempo e chiede di poter prima compiere un giro di orizzonte. Riunisce i direttori generali delle amministrazioni civili dello Stato, i vertici della Guardia di Finanza, chiedendo che su quella lista di trasferimenti faccia le loro osservazioni non solo il generale Spaziante, ma anche l'allora comandante in seconda Italo Pappa e l'ufficiale che dovrà succedergli, il generale Sergio Favaro. Per quel che ne riferiscono oggi fonti qualificate al ministero dell'Economia, Visco raccoglie da Favaro e Pappa un'opinione condivisa che a Milano e nella Lombradia esista "una criticità". Nessuno aggiunge di più. Ma il network che fa capo a Spaziante non è un segreto per nessuno.

Visco chiede dunque al Comandante generale di integrare la lista di trasferimenti già pronta con quattro nomi: il comandante regionale della Lombardia, generale Forchetti; il comandante del Nucleo provinciale Regionale della Lombardia, colonnello Lorusso; il comandante del Nucleo provinciale della polizia tributaria di Milano, colonnello Pomponi; il gruppo dei servizi di polizia giudiziaria, Tomei.

I quattro ufficiali da trasferire diventano presto tre (Tomei scompare dall'orizzonte). E il 13 luglio 2006, a leggere il suo verbale pubblicato dal "Giornale", il comandante generale Speciale entra nel suo personale inferno. Curiosamente, però, lo stesso generale omette di riferire cosa accade il 14 di luglio. Con una nota al viceministro Visco, lo informa di aver predisposto l'avvio dei procedimenti di trasferimento. Indica anche a quali nuovi incarichi saranno destinati: Forchetti sarà il nuovo comandante generale della Regione Piemonte; Lorusso il nuovo capo di stato maggiore del comando interregionale di Milano; Pomponi andrà al comando generale a Roma.

Passano i giorni e al ministero monta l'irritazione perché non si ha alcun segno che quel che Speciale ha scritto nella sua nota avrà un seguito. Ma lo stallo ha una ragione. Consente di manovrare a chi deve impedire che il triangolo Sismi-Spaziante-Milano si spezzi. Viene costruito un primo falso. Che i tre ufficiali da trasferire paghino il loro coinvolgimento nell'indagine Unipol. In realtà, nessuno di loro vi ha mai messo mano. All'inchiesta (e alle sue intercettazioni) hanno lavorato, a Milano, gli uomini del nucleo di polizia valutaria di Roma. Piuttosto è vero che il brogliaccio dell'intercettazione Consorte (di cui si è avuta "fuga di notizie") è stato redatto nella caserma milanese di via Filzi, sede del nucleo di polizia tributaria (quello comandato da Pomponi). Il resto è un gioco da ragazzi. La notizia dei trasferimenti contesi obbliga l'Avvocatura generale dello Stato ad aprire un fascicolo per conoscere "eventuali addebiti disciplinari" sul conto degli ufficiali in predicato di trasferimento. E il caso viene affidato a Manuela Romei Pasetti, amica di famiglia del generale Spaziante. Che, insieme a Speciale, viene sentito ad horas negli uffici della caserma di via Filzi a Milano. I generali Pappa e Favaro, che pure avrebbero qualcosa da dire, e di diverso, dovranno aspettare settembre e saranno sentiti in Procura.

A fine luglio 2006, la partita è chiusa. Spaziante e Speciale hanno vinto. Gli ufficiali da trasferire restano al loro posto. Come i veleni di quella storia. Buoni per essere riproposti ora, che si ricomincia a parlare di un nuovo comandante generale della Guardia di Finanza.

(23 maggio 2007)

testi di di CARLO BONINI  

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/speciale-caso2/corte-dei-conti/corte-dei-conti.html

http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/economia/unipol-visco-giornale/intrighi-e-guerre/intrighi-e-guerre.html
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