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TELEVISIONE..NO GRAZIE MEGLIO LA RETE ..leggere..commentare..scrivere
La televisione
post pubblicato in Diario, il 15 ottobre 2010
La televisione.



Non gli era possibile guardare la  TV senza pregiudizio.Guardava  e ascoltava ciò che già sapeva sarebbe  stato detto. Le sue occhiate  si ficcavano nello schermo, s’aggrappavano al conduttore, giornalista,o attore, a qualunque faccia dentro la scatola avesse movenza di parlare. Il suo sguardo disgustato, i suoi occhi profondi demolivano una per una quelle parole che sgorgavano e  si sparpagliavano tra le mura di casa. Soffriva nel vedere parole che frugavano, toccavano muri e mobilia e lordavano tutto con tanta impudenza. Quei verbi e frasi, se possibile,le avrebbe rincorse acchiappate una per una, per chiuderle nel vaso  di  vetro  con la farfalla secca che tanto amava…per farle  vergognare, vicino ad una cosa vera, che se pur  morta, esprimeva cose più sincere.

Riteneva La televisione responsabile della semina di  occulti  ideali, diffusore maligno di pubblicità a cui,la gente di “buona volontà”,non riusciva a sottrarsi.

Diceva che dalla scatola  uscivano parole all’ordine di qualcuno, parole travestite da altre parole che ogni sera vendevano ideali e cose per conto di celati potenti.

Guardava inorridito quelle immagini di giuochi e quiz demenziali, riusciva ad intuire in quel pubblico ordinato che batteva le mani, con movimenti scoordinati, storie di dolore e sofferenze di periferia.

Leggeva negli sguardi di tanti, il dramma, il tormento della vita quotidiana, nel seminterrato di un condominio che forse crollerà. Non capiva qual gioia  legava  il pubblico a quell’ora di finta vita  negli studi della scatola. Non afferrava il senso dell’applauso all’accensione della lampadina. Stimava più l’impennarsi del cavallo  bianco  allo  schiocco della  frusta circense,  di quel  pubblico tarocco.

Non comprava più il giornale da quando, rileggendo  pagine di anni fa, era come sfogliare le stesse  di oggi. Forse di  domani.

Nulla è cambiato nell’uomo di potere che dice di migliorarsi, per far credere il suo operato di vitale importanza per il “paese”.

I politici sono api regine affamate, oggi sotto la bandiera bianca, poi rossa, poi verde,  ma sempre, in realtà,con l’unico collettivo ideale dell’interesse privato o del proprio partito.

Non è quindi il sistema che conta, non il colore delle bandiere sotto cui parano gli uomini, ma è l’uomo stesso ed  il suo essere morale che non funziona.

Non capiva come fosse possibile tutto ciò.

Eppure viveva in un paese  considerato libero,era quindi forse questa libertà a provocare tal disagio…?

I suoi grandi occhi perforavano tutto, pure l’ingordigia dell’auditel, travestita da servizio d’informazione. Ogni giorno notizie eguali uscivano da voci e canali diversi, fiati servili ne mutavano il senso per il piacere dell’occulto padrone.

Così  giornalmente nutriva dubbi  sul sistema   in cui era impastato senza l’energia di venirne fuori.

L’intelligenza,l’eguaglianza,la giustizia le tante conquiste dell’uomo, svanivano  misteriosamente, in un giuoco di scatole cinesi oscuramente manipolato.

Il suo sguardo poi,si ficcava più a fondo,scopriva  magagne travestite da “parole”,vecchio tempio  della cultura che si inabissava nel tubo catodico della tv.

Non aveva il vigore di spegnere la scatola. pur condividendo con se stesso quel che pensava.

La sua  persona era così la prima a cui  rivolgere l’odio accumulato, l’acume penetrante delle sue  critiche. Era disgustato dal suo fare, impotente nel contrastare ciò che faceva da ciò pensava.

Quello era il sistema, a nulla serviva urlare e protestare.

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