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petrolio a 200 dollari entro l'anno
post pubblicato in Diario, il 14 giugno 2008
 

A New York il greggio riprende a salire, dopo essere sceso ieri di oltre 5 dollari a 133 dollari.

Sulle piazze asiatiche i future sul Light crude avanzano di 35 cent a 134,68 dollari.


Ii traders statunitensi acquistano futures a lunga scadenza puntando sul fatto che a fine anno il petrolio toccherà i 200 dollari al barile. Il petrolio non è solo nella plastica e nei trasporti, ma anche nel cibo e in qualunque cosa della nostra vita quotidiana: se rincarerà così tanto, sarà una bel problema x il mondo intero. C’è di buono che probabilmente tenderanno a calare i consumi  personali ma aumenteranno quelle  che potranno permettersi qualche nuovo piccolo lusso legato a tale consumo, così non  diminuiranno i gas serra e  la Terra non  tirerà quel sospiro di sollievo che molti si auspicano.

Siamo pronti a vivere con meno petrolio? .. se non lo siamo bisogna cominciare  a darsi da fare..

 

 

Dicono gli esperti che l’aumento inarrestabile del petrolio è la conseguenza di macchinazioni  geopolitiche. In passato qualcuno forse ricorda come  le tensioni sul fronte mediorientale spinsero verso l’alto le quotazioni del greggio e quelle del dollaro. Oggi non è così: le aspettative sul prezzo petrolio sono fosche (in caso di guerra all’Iran potrebbe schizzare a 200 dollari al barile),  il dollaro non da segnali di ripresa. Anzi.
Quello al quale stiamo assistendo ha una doppia spiegazione.

 

La prima sta nel petrolio: le aspettative sono per un ulteriore incremento della domanda nel 2008 a fronte della quale sta una offerta quasi stagnante non solo per volontà politica dei produttori o delle multinazionali, ma perché estrarre petrolio è sempre più complicato e costoso. Forse di petrolio sotto la crosta terrestre c’è n’è ancora molto, ma a ostacolarne l’estrazione è la tecnologia che richiede investimenti enormi e soprattutto incerti. E questo consente di dire che di petrolio ce ne sarà sempre di meno e sarà sempre più caro.

 

A influenzare la quotazione del petrolio è anche il trend ribassista del dollaro. E’ evidente che se il dollaro tornasse forte, il prezzo del greggio tornerebbe a scendere, anche se sarebbero dolori per gli importatori europei. Ma nel breve-medio periodo non c’è speranza che il dollaro recuperi. La congiuntura Usa, infatti, è debole e ad attrarre gli investimenti esteri è più l’area dell’euro (e quella dello yuan) che quella del dollaro. Il dollaro è destinato a rimanere debole per parecchio (in pochi mesi potrebbe scivolare a quota 1,50 sull’euro, ne sembra convinto anche Rato, il direttore del Fmi) per scelta della Fed, il cui presidente Bernanke, rinnegando le proprie idee, ha dichiarato di temere più la recessione che l’inflazione. In questa ottica il dollaro debole è una carta da giocare (l’Italia l’ha fatto per anni) per rilanciare la competitività degli Usa.

 

Galapagos

Fonte: www.ilmanifesto.it
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