La piada
Chi vive in Romagna sa che determinare la ricetta canonica èimpossibile, e forse anche indebito. Troppe le varianti locali e familiari perscrivere l'esatta formula. Accade anche per i piatti più complessi di cuiciascuno ritiene avere la “vere ricetta”. In realtà sono tante facce per unsolo nome che comunque da Forlì a Fano hanno identità diverse.
Il diametro come le teglie di "Montetiffi" econdita senza riserve e ben cotta. Insomma un vero rompicapo per buongustai etradizionalisti. Per fortuna esistono tre punti fermi.
In pratica acqua, farina e sale. Il resto rappresenta lavariabile in parte impazzita: tipo e quantità di grasso utilizzato, olio,zucchero, lievito e latte. C'è perfino chi adotta il miele. Un rebusgastronomico forse insolito per un cibo che non è neppure un piatto vero eproprio; ma vanta antenati e parentele con mezzo mondo,Turchia, Messico,India,ecc.
Ricetta della piada sfogliata
Ingredienti per circa 20 piade
1 kgdi farina
½ bicchiere di olio extravergine di oliva
1 bicchiere di acqua tiepida
2 cucchiai di sale
1 uovo
strutto di maiale
Preparazione
Impastare farina, olio, sale, acqua fino ad ottenere unimpasto morbido. Farne delle palline della grossezza di un mandarino. Lasciarleriposare, coperte da un panno, per almeno un’ora, quindi tirare le palline colmatterello aiutandosi con altro olio. Devono diventare molto sottili. Spalmareogni piada con lo strutto e arrotolarla su se stessa per ottenerne un rotolo dallungare ancora un poco che si chiuderà a forma di chiocciolina. Lasciarlariposare ancora (un’altra ora come minimo), affinché lo strutto, sciogliendosi,“sposi” l’impasto.
Ora è il momento della seconda tirata di matterello.
Anche questa volta ci si aiuta con l’olio, perché la piadadeve diventare sottilissima, ancor meglio se con qualche buco.
Una volta pronta, si stacca ogni piada dal tagliereprendendola con le due mani e si posa con delicatezza sul testo (la piastra dighisa o di terracotta che si usa in Romagna per cuocere la piadina), che deveessere rovente.
Si rigira un paio di volte aiutandosi con un grande coltelloa lama piatta.
A differenza della piadina classica, questo tipo di piadadurante la cottura non va punzecchiata.
La piada sfogliata è buona anche da sola, ma per una cena danon dimenticare andrebbe accompagnata con formaggi morbidi (tipo stracchino esquacquerone) e con affettati misti.
Ricetta dellapiadina romagnola o piadina riminese 1
Scaldatemezzo litro abbondante di acqua a cui aggiungerete un cucchiaio da tavola disale e un pizzico di bicarbonato (facoltativo). L’acqua può essere sostituitadel tutto o in parte con del latte intero.
900 gr. difarina (meglio se Tipo 0)
150 gr. distrutto. Se volete un cucchiaio di miele.
Piadina romagnoladella zona di Rimini-Riccione 2
Usate l’olio d’oliva o lo strutto anzichèl’olio di semi, altrimenti la piadina verrà croccante invece che morbida
Ingredientiper 4 piadine:
250 gr difarina 00
40 gr distrutto (o 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva)
100 ml diacqua
1/2cucchiaino di sale. Se volete un cucchiaio di miele.
Piadina zona Ravenna– Cesena
Ingredienti:
Un chilo difarina non troppo fine, 4 grammi di bicarbonato di sodio, 300 grammi di strutto(ma alcune azdore assicurano che ne bastano anche cento) e sale.
Se volete uncucchiaio di miele.
Se nonvolete usare lo strutto provate con mezzo bicchiere di olio extra vergine dioliva.
Nel gennaiodel 1920 nasceva a Forlì, fondata da Aldo Spallicci, la rivista d'illustrazioneromagnola "La Pie".L'editoriale firmato dalla Direzione affermava: "Niente dice più Romagnadi questo pane nostro." Questo adunque è un simbolo che dice devozionealla nostra terra".
Questaaffermazione ed il nome dato al mensile, evidenziano la capacità della piadinadi identificare e unificare la terra di Romagna sotto un unico emblema.L'identità piadina - Romagna è precedente la nascita del mensile La Pie, ed è ascrivibileall'illustre poeta Giovanni Pascoli, il quale la definiva "il panenazionale dei Romagnoli".
Con Piadinaromagnola, in Romagna s'intende una schiacciata composta di farina di grano,acqua, sale, e dei luoghi, anche altri ingredienti. La piada classica romagnolaè tirata sottile col matterello e, a fuoco ardente di braci, fatta cuocere sultesto, una teglia di terracotta, dal basso orlo, la cui forma richiama qualcosadi primitivo. Si ottiene così un ampio disco picchiettato di bruno per gliardori del fuoco, friabile, tenero, delicatissimo al gusto, che si consuma conbuoni salumi nostrani, formaggi freschi, erbe di campagna e generoso Sangiovesedi Romagna.
La piadinasemplice prevede come ingredienti:
- 1 kg di farina
- 20 g di dose lievitante
- 180-200 g di strutto
- un pizzicodi sale
- mezzolitro di latte.
Quellacontadina prevede come ingredienti: farina, strutto, bicarbonato e zucchero. Lapiù rustica si prepara, invece, senza strutto e con
l'acqua alposto del latte.
ImpastoPizza.
500.farina
300 circa acqua
Olio, acetodi mele, sale , zucchero.
Lievito dibirra mezzo cubetto.
INGREDIENTIper quattro piadine di farina integrale
250g difarina integrale
100 ml diacqua naturale
1/2cucchiano di sale
2 cucchiaidi olio extra vergine di oliva
Uncucchiaino di miele.
5.gr lievitochimico
INGREDIENTIper quattro piadine a farro-kamut
250g difarina di kamut
250g di farinadi farro
100 ml diacqua naturale
1/2cucchiano di sale
2 cucchiaidi olio extra vergine di oliva
Uncucchiaino di miele.
5.gr lievitochimico
Breve storiadella piadina
Lapiada è un cibo semplice.
Moltomeno semplice è ricostruire la sua storia.
L'etimologiaè controversa : alcuni studiosi collegano il romagnolo piè, pièda (poiitalianizzato in "piada" al greco plakoùs, focaccia.
Iltermine, se non l'alimento, rimanderebbe quindi al periodo della dominazionebizantina.
Il"testo" su cui viene cotta la piada deriva invece sicuramente dallatino testa, coccio (i "testi" degni di questo nome sono infatti diterracotta refrattaria).
Ilche ci collega all'età romana.
Almondo latino sembra rinviare anche il famoso episodio dei VIl libro dell'Eneíde: il segno celeste dei sospirato approdo alla terra promessa - e dell'happy end- è proprio quella specie di piada che il pio Enea e i suoi affamati compagnisono costretti a sgranocchiarsi in mancanza di meglio.
Chinon ha dubbi sulla latinità della piada è Giovanni Pascoli, che la chiama"pane rude di Roma" e le dedica un verboso poemetto-ricetta.
Intendiamoci: come le numerose consorelle di cereali impastati e cotti su lastre dì pietrao terracotta (dalla yufka turca alla rodha indiana, alla burgutta eritrea allataguella dei Tuareg), la piada è realmente un alimento arcaico.
Leradici di questi cibi affondano nel neolitico, nientemeno.
Laprima menzione di una vivanda chiamata "piada" si trova, in tutti icasi, nella Descriptio Romandíole del cardinale Anglico, dei 1371.
Allacomunità di Modigliana è imposto, tra gli altri balzelli, un tributo allacamera Apostolica di due piade.
E'francamente difficile immaginare che da una comunità di 621 focolari (circatremila anime) ci si accontentasse di esigere due piadine, che bastano sì e noper l'antipasto di un inappetente.
Sidovrà quindi pensare che queste piade trecentesche fossero larghe focaccelievitate e forse condite con strutto, cotte nei forno: dei tipo di quelle chenel ravennate si chiamano tuttora piè e nel resto della Romagna"spianate".
Intornoal 1572 il medico riminese Costanzo Felici, in un trattato sulle insalate,parla incidentalmente delle "piacente, cresce o piade", e ledefinisce " pessimo cibo, con tutto che a molti tanto piaccia".
Qualè la ragione di un giudizio così pesante?
Ciaiuta ad orientarci meglio un'altra testimonianza.
Nel1622 il cronista Giacomo Antonio Pedroni, dopo alcune considerazioni sullacarestia che imperversava e sul micidiale rincaro dei prezzi dei generi alimentari,annota che "più persone facevano delle piadine di sarmenti e fave macinatiinsieme, per mangiarle in così gran bisogno".
Questemiserabili piadine fabbricate con ingredienti vili e vilissimi avranno avuto laforma, se non la composizione, delle attuali.
Nel1801 Michele Rosa consiglia ai più derelitti di confezionare piade collaghianda macinata.
Allapiada il cronista ottocentesco Filippo dedica non più che un paio di brevicitazioni.
Làdove ci informa che i popolani riminesi erano soliti consumarle, al sacco,nelle scampagnate estive alle Grazie, le giudica, sdegnosamente, un ciboplebeo.
Singolareè una notizia dei 1823 : una ragazza di diciott'anni, tale Adelaide Bazzini,muore per un'indigestione di uova sode e piadine: ma si tratta di laute piadinefritte.
Ilsospetto, in breve, è che la flagrante piada di fior di farina che MariaPascoli preparava al commosso (e goloso) fratello e che un immane terziariopiadaiolo ammannisce quotidianamente, oggi, a tutti i romagnoli, sia unavariante nobile - e relativamente recente - delle meschine piadine di cerealivili e altri miserabili ingredienti (fave, ghiande, crusca e perfino segatura)che, nei "bei" tempi andati, servivano almeno a calmare i morsi dellafame.
Sene traevano delle piade per una sola ragione: che quella robaccia non si potevamescolare al lievito e panificare.
Sipuò ulteriormente supporre che le piadine abbiano avuto un massiccio rilancionel secolo scorso, a seguito della diffusione dei mais.
Sisa che i romagnoli, anche i più indigenti, non hanno mai avuto in simpatia lapolenta.
Nonpotendo fare il pane con la farina di frumentone si saranno adattati a cavarnedelle tortillas.
Legrandi inchieste sociali dell'Ottocento, le relazioni dei medici e la memoriaconcorde dei vecchi contadini tramandano il ricordo di tristi piaded'furmantoun, ossia di granturco o, nel migliore dei casi, armès-cí, cioè difarina di grano e di mais.